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Bergonzi saluta la Fipav provinciale: «Lascio un movimento in salute». VIDEO

 

Alla chiusura delle candidature il futuro era già stato scritto. Così l’assemblea di lunedì 30 gennaio ratificherà ufficialmente il saluto di Marco Bergonzi alla presidenza della Fipav provinciale dopo quattro anni di mandato, con Cesare Lucca pronto a succedergli. Il numero uno della federazione piacentina lascia la carica per puntare in alto: si candida al Consiglio nazionale (elezioni il 26 febbraio a Rimini) nella lista che sostiene Carlo Magri.

«Il bilancio di questi quattro anni - racconta Bergonzi - è molto positivo. E’ stato un periodo molto intenso e molto bello, siamo riusciti a raggiungere i traguardi a cui puntavamo e in corso d’opera abbiamo anche ampliato i nostri obiettivi. Sono molto contento, adesso si apre una nuova strada, sia per me sia per la Fipav locale».

Che pallavolo piacentina avevi trovato e che movimento consegni ai tuoi successori?

«Lascio una disciplina in salute perché sappiamo di essere molto radicati grazie a tante società che fanno un grande lavoro sul territorio e ci hanno fornito un contributo fondamentale per creare qualcosa di innovativo. Stilare un vero e proprio bilancio è difficile perché in campo non ero solo io, ma una squadra formata da molte persone che si sono spese per il bene della pallavolo. Fatemi solo ricordare in modo molto sintetico qualche punto su cui abbiamo lavorato ottenendo eccellenti risultati: la struttura creata a Ferriere, i risultati della Selezione provinciale, il rinnovamento dei campionati e le tante novità amministrative».

L’aspetto di cui vai più orgoglioso?

«Aver portato avanti una federazione che conta 3mila atleti tesserati, se ci aggiungiamo anche atleti e tecnici arriviamo a sfiorare quota 5mila. E’ un grande orgoglio aver preso in mano l’eredità del mitico Gambardella portando avanti il suo ricordo intitolandogli il palazzetto dello sport di via Alberici».

Ti candidi a consigliere nazionale e per regolamento non puoi più presentarti alle elezioni locali. Quanto ti dispiace?

«Lasciare questa carica mi prova, perché saluto una federazione in cui opero da sedici anni, dove sono entrato come semplice arbitro per arrivare a ricoprire il ruolo di presidente. Ma gli sportivi non si fermano, quando raggiungono un obiettivo se ne pongono subito uno ancora più ambizioso. E poi è giusto dare anche la possibilità ad altri di accedere a questa carica che mi ha dato una grande emozione. C’è un pizzico di tristezza, ma sono molto contento soprattutto per le persone che mi succederanno in federazione».

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