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Un primo piano di Sara Cabassa con la maglia dell'Alsenese

Un primo piano di Sara Cabassa con la maglia dell'Alsenese

La favola di Sara Cabassa: dalla Seconda divisione a miglior marcatrice in Serie B

Un anno fa aveva smesso con la pallavolo, adesso ha festeggiato la promozione in Prima divisione e sabato scorso ha esordito con la formazione di Scaltriti. «Se dovessero avere ancora bisogno di me io ci sono»

In effetti all'epoca Sara aveva perso diversi stimoli, convinta ormai di aver appeso per sempre le ginocchiere al chiodo, ed invece ne ha trovati di nuovi quando le sue coetanee ed ex compagne nel Borgovolley Elisa Rastelli e Valentina Berzolla l'hanno convinta a trasferirsi ad Alseno, che nel frattempo aveva assorbito la squadra di Seconda Divisione della Pallavolo Arquatese: «Hanno insistito e devo dire che hanno fatto bene, non perchè abbiamo vinto il campionato, che era ampiamente alla nostra portata, bensì perchè abbiamo creato un gruppo unito, con un grande coinvolgimento da parte di tutti grazie ad una bella società come la Pallavolo Alsenese. Mi sono trovata subito bene, ho ritrovato entusiasmo, non mi pesava andare in palestra ad allenarmi e anche con le ragazze di B2 non ho avuto problemi di inserimento. Loro mi hanno aiutata tanto, sono state molto disponibili con me. Io ho fatto quello che potevo però ero delusa per il risultato e perchè, malgrado i complimenti che mi hanno fatto a fine gara, potevo fare di più commettendo meno errori. Naturalmente in Seconda Divisione giochi in un modo e quattro categorie sopra in un altro ma ho capito quanto posso fare di più. Ora mi accorgo che a livello mentale mi è servito staccare la spina per un anno, per sbollire un po' di delusione e per riordinare i pensieri».

Ad un mese e mezzo dalla fine del torneo di B2, Sara Cabassa per la Conad Alsenese può essere una pedina su cui contare per il raggiungimento della salvezza, l'obiettivo dichiarato, e lei è pronta a perorare la causa gialloblù fino in fondo: «Onestamente non conoscevo bene le vicissitudini della prima squadra, però ho capito subito quanto potenziale ci sia e quanto abbia influito la sfortuna. In pochi giorni sono stata catapultata in una realtà totalmente diversa senza aver modo di pensarci e forse questo è stato un vantaggio, così non ho avuto tempo di farmi troppe paranoie. Per me era già un grande regalo allenarmi per coprire qualche assenza per infortunio, figuriamoci giocare. Ma se dovessero avere ancora bisogno io ci sono, non mi tirerò indietro».

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