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L'ultimatum di Beccari: «Da solo non vale la pena continuare»

Se non è un addio poco ci manca. Diciamo che è un “saluto differito”; Marco Beccari spera non finisca nel nulla la sua creatura, ma ormai le speranze di vedere il Bakery volley ai nastri di partenza della A2 la prossima stagione sono quasi nulle...

Marco Beccari, presidente del Bakery-2
Se non è un addio poco ci manca. Diciamo che è un “saluto differito”; Marco Beccari spera non finisca nel nulla la sua creatura, ma ormai le speranze di vedere il Bakery volley ai nastri di partenza della A2 la prossima stagione sono quasi nulle. «A oggi - confessa il massimo dirigente - nessuno si è fatto vivo per darmi una mano e da solo non ha più senso andare avanti. Attenderò ancora una decina di giorni, più o meno fino alla fine del mese, poi cambierò rotta». Vale a dire aprire ufficialmente le trattative con le realtà di fuori provincia («sono sette o otto») interessate ai diritti sportivi ma che, eventualmente, porterebbero la A2 lontana dal Po. Beccari dà la precedenza ad appassionati e imprenditori locali, ma il tempo è quasi scaduto e il cellulare continua a ricevere telefonate solamente da realtà lontane.

OPPORTUNITA’ - «Ripeto quanto ho già detto: l’opportunità per entrare nel volley è ghiotta, perché la società non ha nemmeno un debito, abbiamo pagato tutti gli stipendi, c’è una struttura collaudata come il PalAnguissola, uno staff di valore assoluto e anche qualche contratto con giocatrici a costi molto contenuti. In pratica bisognerebbe sostenere solo il prezzo della stagione sportiva». Beccari ovviamente non può svelare le cifre, ma realisticamente si tratterebbe di un investimento intorno ai 200mila euro, alla portata di una media azienda locale che vuole farsi conoscere sfruttando la pallavolo come veicolo pubblicitario trovandosi un prodotto chiavi in mano e confezionato nel modo migliore. Un po’ come entrare all’Emporio Armani trovando prezzi da outlet. Oltretutto lo stesso presidente rimarrebbe in caso di necessità a dare una mano: «Non vado da nessuna parte, rimango qui e se c’è bisogno assicuro il mio contributo». Più di così, onestamente, è difficile offrire.

ATTENZIONE - «Perché lascio? Sono l’unico in Italia che aveva due realtà impegnate lo scorso anno in Serie A, con volley e basket. Ho investito volentieri nel progetto di una polisportiva senza chiedere nulla in cambio, ma speravo ci fosse un’attenzione maggiore. Nella pallacanestro siamo riusciti a creare qualcosa di significativo, dando vita anche a un polo giovanile, nel volley è diverso perché ci sono realtà già consolidate e non è semplice farsi largo. La Nordmeccanica Rebecchi ottiene grandi risultati, il Copra è conosciuto da tutti, il risultato è che noi mediamente avevamo sugli spalti un centinaio di spettatori».
Non è tutto: «Lo sport è un ottimo investimento pubblicitario, spero che qualcuno lo capisca. Però ci vorrebbe una persona, o un gruppo, interessato a creare qualcosa partendo dai più giovani. Noi con il nostro tecnico Pistola siamo andati nelle palestre a parlare con tante squadre piacentine, ma era come se fossimo ospiti e così è tutto più complicato. A queste condizioni ti chiedi se vale la pena continuare».

CONDIZIONI - Per questo Beccari è arrivato al momento dei saluti. «Ho portato avanti con il massimo impegno un progetto iniziato da anni e abbiamo sempre detto di volerci consolidare. Adesso siamo in A2 ma è inutile partire nuovamente con un nuovo obiettivo; certo, potremmo fare una nuova stagione di Serie A, ma poi? Mi dispiace tantissimo, per me e per tutte le persone che hanno lavorato con me, ma prendo atto che non ci sono le condizioni adatte per andare avanti».
A inizio stagione c’era stato un tentativo di avviare una collaborazione con il Copra sfociata nella realizzazione comune degli abbonamenti. «Con Molinaroli il rapporto è bellissimo, ma adesso lui deve capire cosa potrà fare con la sua squadra. Spero vivamente che prosegua, perché è una parte della storia del volley italiano. Piacenza quest’anno aveva tre formazioni fra A1 e A2, penso sia una situazione irripetibile. Il problema è che il peso è sulle spalle di alcuni imprenditori ma poi ne beneficiano tutti. Con la situazione attuale lo sport non può più essere gestito in questo modo, in cui una persona fa tutto da solo, dovrebbe esserci maggiore coesione fin dall’inizio e non tentativi disperati quando si è a un passo dalla fine».

AIUTI - Allarga il discorso Beccari, un’analisi che comprende tutto lo sport locale e non solo: «Quando si parla di aiuti tutti pensano solo ai soldi. Certo, sono molto importanti, anzi fondamentali, ma si può dare una mano anche organizzando iniziative o fornendo contributi che non siano prettamente economici. Portiamo in giro per l’Italia, alcuni anche in Europa, il nome di Piacenza, però lo facciamo solo grazie all’interesse e al sacrificio di alcuni».
Chiusura sul basket, che sicuramente proseguirà il proprio cammino nonostante la retrocessione di quest’anno. «I risultati sul campo non sono arrivati, ma abbiamo raggiunto un obiettivo importante, il coinvolgimento dei tifosi. In tanti si sono legati a noi e hanno continuato a seguirci anche nelle ultime partite, quando ormai il destino era segnato. E poi vedere i bambini in giro per la città a giocare con la tua tuta e la tua borsa è una grande soddisfazione. Un eventuale ripescaggio? Sinceramente da qualche settimana ho staccato la spina e non ci penso, anche perché è ancora troppo presto. La mia idea è che i risultati sportivi vadano accettati, ma se si presenterà una possibilità la valuteremo».
L’ultimo pensiero è ancora per la pallavolo, quella creatura che non vorrebbe veder sparire dopo i sacrifici per farla nascere e farla crescere: «Spero davvero che qualche piacentino chiami per parlarne. Il problema è questo silenzio assoluto, se ci sedessimo attorno a un tavolo una situazione si troverebbe sicuramente».
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