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Zlatanov: «Non disperdiamo quanto è stato costruito»

E’ rimasto in silenzio qualche giorno, perché subito non se la sentiva di parlare. Troppo forte la botta subita dopo undici anni trascorsi a giocare, ma sarebbe più corretto dire lottare, con la maglia di Piacenza. Adesso Hristo Zlatanov ha scelto...

Hristo Zlatanov, da undici stagioni a Piacenza
E’ rimasto in silenzio qualche giorno, perché subito non se la sentiva di parlare. Troppo forte la botta subita dopo undici anni trascorsi a giocare, ma sarebbe più corretto dire lottare, con la maglia di Piacenza. Adesso Hristo Zlatanov ha scelto di parlare, lo fa con l’amarezza di chi vede all’orizzonte (nemmeno troppo lontano) la possibilità che sparisca dal mondo della pallavolo la creatura di cui lui è stato il protagonista principale in campo.
«Non sapevo niente della scelta di Guido, l’ho appreso dalla conferenza stampa. Ovviamente non entro nel merito, posso solo dire che capisco quanto possa essere stanco dopo tante stagioni sempre di corsa per far quadrare i bilanci».

ATTACCAMENTO - Si sa che le parole di Zlatanov sono sincere, perché lui è uno che ha dimostrato con i fatti l’attaccamento alla maglia. Uno dei pochi che, aldilà delle parole, ha rinunciato a migliaia di euro per rimanere al Copra Elior. «Se davvero Piacenza sparisse il dispiacere sarà enorme, per i litri di sudore che abbiamo versato sul campo e per tutto quanto ho cercato di dare e di fare. Il dispiacere sarà enorme per la città e per il pubblico, perché eravamo riusciti a costruire qualcosa di stupendo».
La speranza di proseguire la carriera al PalaBanca non è ancora tramontata, anche se il capitano sa bene che le possibilità si affievoliscono giorno dopo giorno. «Mi auguro che davvero qualche imprenditore locale possa prendere il testimone di Molinaroli o anche solo dare una mano decisiva. Sarebbe un peccato disperdere tutto il lavoro fatto in questi anni».

PERCORSO - Si parla di un trasferimento a Milano (al momento comunque di difficile realizzazione) e per Zlatanov significherebbe compiere al contrario il percorso del 2003, quando arrivò a Piacenza a seguito della fusione con l’Asystel. «Qualcuno dice che io sarei contento? Chi lo sostiene ha la memoria corta. A Piacenza mi sono sposato, sono nati i miei bambini, ho costruito casa e ho anche rinunciato ai soldi per rimanere in biancorosso. Sia l’anno scorso sia quando la società decise di ridimensionare due anni dopo lo scudetto. Poi è chiaro, se ci trasferiamo a Milano io vado a giocare là, questo mi sembra scontato».
Inevitabile un accenno alla finale Macerata-Perugia, con i complimenti ai protagonisti ma anche una frecciata a chi è chiamato a far crescere il movimento. «In televisione sto assistendo a una finale fantastica, Lube e Sir Safety stanno giocando alla grande e meritano tanti complimenti soprattutto per il cuore che mettono in campo. Non so cosa darei per esserci».

SCOMODI - Quindi arriva il dardo intriso di veleno: «I telecronisti Rai per due volte hanno chiesto un commento sulla situazione di Piacenza e per due volte le persone a cui erano rivolte le domande non hanno risposto. Io e i miei amici che guardavano con me la partita ci siamo detti: o Piacenza è scarsa oppure al movimento non interessa avere una realtà come la nostra. Non capisco, la Lega sembra sorda a questo tipo di domande, anche se fatte in modo diretto».
Chiusura con i ringraziamenti ai tanti che stanno dimostrando solidarietà direttamente o via twitter: «Non solo da Piacenza, ma anche i tifosi avversari e addirittura giocatori che sono in campo nella finale scudetto. Posso dirlo apertamente: sono orgoglioso di essere un pallavolista».

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