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Volley - Monti: «A Piacenza un'esperienza fantastica»

I numeri sono dalla sua parte: 101 partite sulla panchina di Piacenza e 78 vittorie. In percentuale, quasi l’80 per cento di successi nei due anni e mezzo alla guida dei biancorossi. Adesso Luca Monti saluta ufficialmente l’Emilia, lo fa dopo...

Luca Monti lascia Piacenza dopo due stagioni, una Coppa Italia e una Challenge Cup vinte e una finale scudetto
I numeri sono dalla sua parte: 101 partite sulla panchina di Piacenza e 78 vittorie. In percentuale, quasi l’80 per cento di successi nei due anni e mezzo alla guida dei biancorossi. Adesso Luca Monti saluta ufficialmente l’Emilia, lo fa dopo essere cresciuto professionalmente con il Copra Elior ma soprattutto dopo aver riportato la squadra ai vertici. Non bisogna dimenticare infatti che quando arrivò al PalaBanca per la prima volta, il 15 gennaio 2012, i 14 punti in campionato alla seconda giornata di ritorno relegavano Zlatanov e compagni in terz’ultima posizione, frutto di una crisi da cui tecnico e giocatori uscirono in fretta agguantando la qualificazione in Challenge Cup.

Quando cala il sipario su esperienze lunghe e soddisfacenti è obbligatorio voltarsi indietro per un bilancio. Qual è quello di Luca Monti?
«Piacenza è stata un’esperienza fantastica e gratificante, ho avuto l’opportunità di allenare una grande squadra e di raggiungere risultati che a inizio percorso non mi sarei mai immaginato. Spiace che sia finita così, ma nel nostro lavoro dobbiamo essere pronti ad accettare qualsiasi situazione».

Qual è stato il momento da incorniciare di queste 101 volte sulla panchina di Piacenza?
«Ne trovo due: la lotta fino all’ultimo punto con Trento nella finale dell’anno scorso e la Coppa Italia di quest’anno, un successo importante per la mia carriera e per la società».

E la partita da dimenticare?
«L’eliminazione in Coppa Italia contro Modena, perché si è messo in discussione tutto quello che stavamo facendo. Ero sulla graticola e Molinaroli ha affrontato la situazione in modo veramente eccezionale. Da come ha gestito il momento ho apprezzato ancora di più il lavoro fatto da un presidente che già stimavo tantissimo».

Il feeling con l’ambiente è stato immediato. Fin dai primi allenamenti con i tifosi si è creato un rapporto particolare.
«Da subito ho trovato affetto e disponibilità da parte di tutti, a iniziare da chi lavorava in ufficio fino ai nostri sostenitori. E’ stata una cosa immediata, gratificante per chi come me mette l’aspetto umano nelle primissime posizioni. E mi ha fatto molto piacere ricevere in questi giorni messaggi di incoraggiamento per la mia carriera futura. Ho visto quanto hanno scritto i tifosi anche su facebook, una dimostrazione d’affetto piacevolissima, in alcuni casi perfino esagerata».

Se tornassi indietro cosa non rifaresti?
«Rimpianti non ne ho. C’è stata qualche difficoltà nella mia penultima stagione a Piacenza con persone dello staff ma penso sia normale, è un percorso che un tecnico deve fare per imparare a gestire chi lavora con lui. Sono sempre stato convinto delle mie decisioni, perché ho messo sempre il risultato e il bene della squadra davanti a tutto».

C’è rammarico per l’ultima finale scudetto non raggiunta nonostante tutti indicassero Piacenza e Macerata come favoritissime?
«In effetti non abbiamo terminato bene la stagione, ma nel complesso penso sia stata un’annata gratificante e più che soddisfacente. Abbiamo pagato dazio alla sfortuna, senza i problemi a Kaliberda e Marra forse sarebbe andata diversamente. Ma la delusione più grande è arrivata in questi giorni; mi aspettavo una considerazione diversa nel momento in cui abbiamo discusso dell’eventuale rinnovo, anche perché pensavo di aver creato rapporti umani importanti».

Pensi di avere pagato la mancata qualificazione alla finale in un’annata in cui Macerata e Piacenza erano sulla carta un gradino sopra tutte? O magari una gestione non impeccabile del periodo compreso fra la Coppa Italia e i play off, che vi ha portato alla semifinale con Perugia non al top?
«Se quello fosse stato il motivo mi sarebbe piaciuto sentirmelo dire, invece niente. Ho capito che il budget è stato ridotto drasticamente, ma si poteva gestire diversamente il rapporto fra persone che hanno lavorato insieme a lungo. A me è stato detto solamente: la cifra è questa, se va bene ok, altrimenti niente».

La cosa che più ti dispiace nel salutare Piacenza?
«Lascio l’ambiente di lavoro ideale, un palazzetto pieno, tifosi sempre vicini e un gruppo di persone che ruota attorno alla squadra che ci ha fatto sempre stare bene. Poi non dimentichiamo quanto sia particolare un presidente come Molinaroli: avevamo l’obbligo di vincere ma era sempre bravo a stemperare i toni anche nei periodi più tesi. Permettetemi anche di ringraziare lo staff medico, dal fisioterapista al dottore, perché è stato il nostro valore aggiunto».

Piacenza ormai è il passato, per il futuro tutti ti danno sulla panchina dell’Halkbank Ankara, secondo in Champions nell’ultima stagione. Un bell’obiettivo.
«Posso assicurare che non ho ancora firmato niente. Potevo farlo qualche tempo fa ma ho aspettato la decisione di Piacenza. Sto aspettando novità e sono fiducioso che la trattativa possa andare in porto, ma se non dovesse essere così sono pronto a rimanere fermo un anno».

Hai già pensato a cosa proveresti se dovessi tornare al PalaBanca da avversario?
«Mi dispiacerebbe per il rapporto creato con la città, i tifosi e la squadra. A Piacenza sono stato davvero bene, tornare da avversario sarebbe complicato».
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