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Volley - Molinaroli: «Non invidiamo nulla a nessuno»

Quante cose possono cambiare in dodici mesi. Un anno fa Guido Molinaroli stava ancora tirando un sospiro di sollievo per un pericolo mai così vicino a trasformarsi in un incubo. Ossigeno finanziario trovato quando i polmoni societari erano ormai...

Guido Molinaroli, presidente di Lpr volley-2
Quante cose possono cambiare in dodici mesi. Un anno fa Guido Molinaroli stava ancora tirando un sospiro di sollievo per un pericolo mai così vicino a trasformarsi in un incubo. Ossigeno finanziario trovato quando i polmoni societari erano ormai completamente svuotati e una squadra costruita in fretta e furia mentre gli avversari avevano già fissato la data del raduno e gettato le basi per a nuova stagione. Sembra un secolo fa, invece è solamente la scorsa estate, la più bollente in casa Piacenza, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche. A un anno di distanza tutto è diverso, tanto che l’Lpr ha programmato il futuro con ampio margine, addirittura assicurandosi la nuova diagonale palleggiatore-opposto ben prima che l’accordo potesse essere ufficializzato in base ai regolamenti.

«Effettivamente – spiega Guido Molinaroli, numero uno biancorosso – da un punto di vista societario è stata un’estate molto più tranquilla della precedente. Anche sul mercato non ci siamo fatti cogliere impreparati e c’è stato il tempo di programmare e di mettere in pratica i nostri desideri».

Le rose sono tutte definite e si può partire con i pronostici. Che ruolo potrà recitare la nuova Lpr?
«Non abbiamo nulla da invidiare a molti dei nostri avversari. Se tutti staranno bene ce la giocheremo ad alti livelli, anche se poi ovviamente conta parecchio anche la fortuna, oltre alla bravura. Faccio un esempio: con la formazione al completo forse avremmo vinto lo scudetto sia nell’epoca di Velasco sia in quella di Travica, invece non ce l’abbiamo fatta. Nello sport bisogna arrivare al top al momento giusto».

Fatte queste premesse, cosa ci si attende da Piacenza nella stagione che inizierà a ottobre?
«Possiamo dire che ogni ruolo è coperto; sappiamo bene che sarà difficile battere un gruppetto di grandi squadre, ma sono pronto a scommettere che sarà dura anche per loro affrontarci. E poi sono soddisfatto del calendario: l’anno scorso erano tutti contenti perché avevamo di fronte avversari abbordabili in casa nel girone di andata, adesso succede il contrario e io lo preferisco».

Certo che avete un avvio difficoltoso. Facendo le carte al campionato, quanti punti si aspetta dopo cinque giornate di Superlega?
«Dico 15. L’anno scorso – ride – avevamo stilato una tabella che prevedeva una media di un punto a partita e sapete tutti come è andata a finire. Adesso almeno puntiamo in alto».

Quale traguardo vi siete posti? Dove deve arrivare Piacenza per definire soddisfacente la nuova avventura?
«Possiamo chiudere nelle prime cinque-sei posizioni la stagione regolare per poi giocarci tutto nei play off, dove sappiamo che le sorprese possono essere all’ordine del giorno. Lo abbiamo provato in prima persona in più occasioni: l’anno scorso partendo da ultimi abbiamo chiuso quinti guadagnandoci la qualificazione in Europa, ma anche quando siamo riusciti a vincere lo scudetto avevamo terminato il campionato al quinto posto. E poi fatemi fare un paragone: nell’anno del tricolore sembrava avessimo una squadra formidabile, ma secondo me se confrontiamo ruolo per ruolo la formazione che inizierà la nuova avventura non è da meno».

A fine mercato normalmente si chiede l’acquisto che ha dato maggiore soddisfazione. A livello personale cosa ha preferito?
«Chiudere subito con Hierrezuelo e Hernandez è stato importante per gettare le basi della formazione che verrà e anche perché ricoprono due ruoli molto importanti. Poi senza dubbio il ritorno di Marshall. Ma in generale in rosa abbiano molti pezzi da novanta; poche formazioni possono permettersi di avere come liberi Manià e Papi, nell’ultimo campionato se guardiamo i centrali Alletti è stato uno dei migliori attaccanti e Yosifov fra i più bravi a muro e questa non è un’opinione, lo dicono le statistiche. Se Parodi fosse anche solo all’80 per cento del suo livello possiamo davvero lottare per lo scudetto».

Non è una previsione un po’ troppo ottimistica?
«Non direi. Pensate a cosa sono riusciti a fare i due cubani con Molfetta e aggiungete Marshall, Yosifov oltre un talento come Clevenot. Se ognuno gioca al massimo la squadra è di ottimo livello».

A proposito di Marshall, come procede la richiesta per ottenere la nazionalità sportiva italiana? Averlo a disposizione senza inserirlo in quota stranieri aprirebbe alcune opzioni in più anche a Giuliani.
«Pensiamo possa concludersi tutto in modo positivo prima dell’inizio del campionato. Magri ha firmato la richiesta e adesso la Fivb ha in mano tutti i documenti. I regolamenti sono cambiati e l’iter è molto meno complesso rispetto a qualche tempo fa. Senza le Olimpiadi sarei stato sicuro di avere il via libera entro agosto, con i vertici internazionali impegnati in Brasile speriamo sia tutto pronto nelle prime settimane di settembre».

Restando nel reparto schiacciatori, tutti parlano bene del francese Clevenot, che pare fosse richiesto da parecchie squadre.
«Quando da noi è arrivato Le Roux nessuno sapeva chi fosse, poi ha dimostrato tutto il proprio valore. Clevenot non è un giovane di belle speranze, è già pronto per giocare e sono sicuro che farà bene».

La campagna abbonamenti come procede? Dopo pochi giorni avete già toccato quota 500.
«Siamo abituati bene da molto tempo, tanto che in più occasioni abbiamo sfiorato quota 3mila. Diciamo che esiste uno zoccolo duro di 1000-1500 persone, le altre vengono al PalaBanca solamente quando ci sono i campioni. Ovviamente speriamo in un buon pubblico, anche perché come società abbiamo fatto grandi sforzi per allestire una formazione valida, soprattutto grazie all’impegno economico di Pighi e Lpr. E’ ovvio che se i tifosi non dovessero rispondere dovremmo fare delle riflessioni».

Passando all’Europa, la “promozione” a tavolino dalla Challenge alla Cev rende il vostro cammino continentale molto più complicato, almeno in prospettiva.
«La rosa è ampia e abbiamo le forze per sostenere due competizioni. Però non dobbiamo commettere l’errore di sottovalutare nessuno, perché potrebbe essere letale soprattutto nei primi turni, quando avremo di fronte formazioni sulla carta inferiori. E se proseguiremo ci troveremo di fronte Trento, una sfida che ai nostri appassionati interessa più della Dinamo Mosca».

Come sta procedendo la collaborazione con l’Assigeco, che il prossimo anno porterà la A2 al PalaBanca?
«Bene, abbiamo avviato insieme la campagna abbonamenti ma la sinergia andrà oltre, interessando anche il marketing. La nostra è una comunione di intenti e sappiamo che il progetto può avere successo se ti poni in modo sempre diverso e possibilmente unico rispetto agli altri».

Il regalo che vorrebbe per la prossima stagione?
«Trovare altri grandi sponsor e vincere qualcosa».
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