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I Lupi Biancorossi a Bologna durante la Final four di Coppa Italia vinta dal Copra Elior

I Lupi Biancorossi a Bologna durante la Final four di Coppa Italia vinta dal Copra Elior

Volley - I Lupi Biancorossi rispondono a Mosna

Dopo Guido Molinaroli anche i Lupi Biancorossi rispondono a Diego Mosna, presidente della Lega, che nei giorni scorsi aveva chiesto al Consiglio di amministrazione di intervenire ufficialmente contro la decisione del Copra Elior di presentare...

Dopo Guido Molinaroli anche i Lupi Biancorossi rispondono a Diego Mosna, presidente della Lega, che nei giorni scorsi aveva chiesto al Consiglio di amministrazione di intervenire ufficialmente contro la decisione del Copra Elior di presentare reclamo per l'errore tecnico in gara5 di semifinale scudetto.
E' bene precisare che la richiesta del numero uno di Lega non era stata accettata dall'assemblea: alla domanda di Mosna nessuno dei presenti aveva risposto in modo positivo.

Intanto sabato sera i Lupi si sono dati appuntamento all'esterno del PalaBanca, intorno alle 19.45, per manifestare la propria vicinanza a Molinaroli dopo la decisione del presidente di vendere la società e per esporre alcuni striscioni con l'obiettivo di tenere a Piacenza la pallavolo di alto livello. L'invito a partecipare, fanno sapere gli organizzatori, è rivolto a tutti. Possibilmente chiedono di presentarsi con una maglietta rossa.

Questa la nota integrale dei Lupi Biancorossi

Dopo l’eliminazione da parte della Sir Safety Perugia nelle semifinali di play off scudetto, a bocce ferme e senza alcuna recriminazione sul risultato, meritato da Perugia sul campo, desideriamo anche noi, in qualità di tifosi della Copra Elior Piacenza esprimere la nostra opinione sulle vicende verificatesi nei giorni scorsi.

Come abbiamo già detto, siamo fermamente convinti che la Sir Safety Perugia abbia meritato sul campo la vittoria nella serie di semifinale scudetto, però non crediamo si possa passare sopra alle regole basilari, senza per questo essere tacciati di antisportività.

Abbiamo letto, con grande amarezza, il comunicato del Presidente della Legavolley, signor Diego Mosna, di richiamo al fair play di Copra Elior. Intanto ci premerebbe ricordare al signor Diego Mosna, che la Legavolley, di cui egli è Presidente, è il consorzio delle società di A1 e A2, e che quindi appare quantomeno singolare, per un ricorso legittimo presentato da Copra Elior alla Giustizia sportiva, che egli si faccia propugnatore di un richiamo verso una Società consorziata alla Legavolley. Copra Elior non si è resa protagonista né durante i quarti di finale, né durante le semifinali di episodi antisportivi; ha segnalato, nei termini e nei modi consentiti dai regolamenti, un errore tecnico ai suoi danni da parte del primo arbitro durante gara 5 di semifinale scudetto.

Il signor Diego Mosna ha trovato, però, del tutto normale, che una società consorziata alla Legavolley, facesse entrare oltre 2000 spettatori oltre la capienza omologata dell’impianto per assistere ad una partita. Secondo il Presidente di Legavolley è normale e non degno di nota, né di “reprimenda” mettere a repentaglio la sicurezza di oltre 6000 spettatori per una partita di volley, con scale, vie di fuga e corridoi occupati da spettatori, ma non è normale che una Società, a termini di regolamento, possa fare ricorso per un errore tecnico arbitrale.

Appare altrettanto singolare che si richiami Copra Elior al fair play, quando lo stesso fair play non è stato usato in gara 5 di finale scudetto dello scorso anno dal signor Radostin Sotychev, allora allenatore dell’Itas Trentino Volley, che durante il terzo set della partita, espulso dal primo arbitro, se ne stava dietro le panchine a parlare con i suoi giocatori e ad aizzare il pubblico. Se di fair play si deve parlare, allora se ne parli, ma se ne parli per tutti.
Il signor Diego Mosna, nel suo comunicato, si chiede dove stiamo andando: noi non lo sappiamo, ma riteniamo che egli, in qualità di Presidente della Legavolley dovrebbe saperlo; se chi guida non sa dove sta andando, è come dare le chiavi di un’automobile ad un cieco: non ci sembra una buona idea….

Per quanto riguarda invece il ricorso presentato da Copra Elior al GUF in merito ad errore tecnico del primo arbitro durante gara 5 di semifinale scudetto, vorremmo sottolineare come la decisione “salomonica” faccia sentire il rumore delle unghie sugli specchi. Il GUF motiva la decisione di omologare la partita, anche se il ricorso appare fondato nella forma e lo stesso primo arbitro abbia ammesso a fine gara l’errore tecnico (riguardante l’art. 19.4.2 del regolamento di gioco 2013-2016), poiché la Società Copra Elior Volley non ha subìto svantaggio da tale errore. Posto che non esiste un punto 3 dell’art. 19, comma 4, che sancisce che l’errore non ha rilevanza se la squadra che ha proposto il ricorso non ne ha subìto svantaggio, sarebbe come pretendere di non venire sanzionati se si infrange il codice della strada passando col semaforo rosso, poiché non si sono provocati incidenti. Non vogliamo questionare sui regolamenti o sulle norme: se i provvedimenti che debbono essere adottati appaiono sproporzionati rispetto ad un errore tecnico riguardante le norme stesse, allora si cambino le regole, le si cambino ufficialmente e prima dell’inizio dei campionati e si cerchi di non lasciare al GUF interpretazioni che vanno oltre le regole stesse. Ci rendiamo conto che la ripetizione di gara 5 di semifinale a ridosso di gara 1 di finale scudetto avrebbe provocato non pochi problemi, ma ci appare anche corretto che se esistono norme e regole, esse debbano essere fatte rispettare.

Un ultimo aspetto che ci preme sottolineare è quello riguardante la classe arbitrale. Troppo spesso in questa stagione abbiamo visto errori, tanti errori, alcuni anche gravi che hanno purtroppo segnato il risultato di alcune partite (non nostre ma di altre squadre): noi crediamo che la nostra classe arbitrale non sia scarsa (e ce ne rendiamo conto durante le competizioni internazionali), ma abbiamo la convinzione che non sia tranquilla, che il video check, senza comunque l’ausilio dei giudici di linea, invece che tranquillizzare i nostri arbitri li abbia ulteriormente intimoriti. Siamo consapevoli, lo vediamo dagli spalti, che con palloni che vengono schiacciati a velocità che vanno ben oltre i 100 km all’ora, spesso le decisioni possano essere più frutto di sensazioni che di vera e propria convinzione di “aver visto” giusto e che i due arbitri debbano guardare troppe cose senza l’aiuto di nessuno. Ci apparirebbe una decisione migliore, se non si vogliono reintrodurre i guardalinee, che, come fatto nella Final Four di Champions, anche gli arbitri, senza la richiesta di una delle due squadre, possano avvalersi del video check per controllare alcune “palle” dubbie o alcune infrazioni di gioco.

Ci rendiamo conto che tutte queste polemiche possono essere nocive a tutto il movimento, non solo a Piacenza e non solo alle due finaliste dello scudetto, ma non potevamo tacere su questi aspetti, perché nel corso di questi anni di tifo abbiamo imparato che solo sottolineando gli aspetti negativi e cercando di essere propositivi si può migliorare, sperando sempre che l’interlocutore sia disposto ad accettare consigli.
Noi chiudiamo (forse), ma la Legavolley almeno faccia finta di dispiacersi….

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