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Mercoledì, 28 Settembre 2022

Simon: «Ho accettato Piacenza perché ritorno a casa con una nuova sfida». VIDEO

Il centrale cubano veste nuovamente la maglia biancorossa dopo otto anni. «Ho un solo obiettivo: vincere»

L'annuncio del suo arrivo ha portato entusiasmo a Piacenza. Lui è tornato in Emilia ben prima della presentazione ufficiale a salutare i vecchi amici, adesso che si è ripresentato in palestra è come se Robertlandy Simon non se ne fosse mai andato dalla città che l'ha accolto quando ancora non poteva giocare a causa della squalifica della Fivb.

Torni a Piacenza dopo otto anni. Avevi lasciato una squadra vincente, ti ripresenti con un gruppo che punta nuovamente al massimo.

«Quando sono andato via – spiega il centrale cubano – avevamo creato qualcosa di bello, il territorio aveva risposto molto bene. Adesso speriamo di ripeterci, vogliamo dare il massimo cercando di ottenere i risultati migliori, ci alleniamo per quello. Piacenza mi piace, è una sfida in più che ho in testa, lavorerò sodo per raggiungere i traguardi sperati».

Hai sulla maglia gli ultimi tre scudetti assegnati. Hai detto: un po’ di pressione c’è.

«Certo, non è un segreto per nessuno, gli avversari sanno che ho avuto una parte importante negli scudetti vinti da Civitanova, adesso dobbiamo creare qualcosa di nuovo per provare a vincere ancora. E’ difficile ma non impossibile».

Che squadra è Piacenza? Forte lo dicono tutti, ma oltre a quello che caratteristiche ha questa formazione?

«Se guardiamo i nomi siamo forti, ma adesso bisogna creare un grande gruppo. A Civitanova quello che ha fatto la differenza è stato proprio il gruppo, non le individualità».

Rispetto alla tua prima avventura a Piacenza cambia anche il tuo ruolo nello spogliatoio; adesso sei il leader assoluto, otto anni fa eri uno dei leader.

«Alla prima esperienza a Piacenza ero tranquillo, una figura nuova in questo mondo di professionisti. Adesso sono più esperto, ma al di là di tutto io ho un solo obiettivo: vincere».

Tutti dicono che insieme a Piacenza lotteranno nelle parti alte della classifica Perugia, Trento e Civitanova. Tu concordi o vedi qualche possibile sorpresa?

«Una sorpresa c’è sempre, sono in Italia da tanto tempo e in ogni stagione arriva l’outsider che dà fastidio alle favorite. Per quanto ci riguarda dobbiamo pensare solamente a noi e al nostro gioco, senza guardare a quello che fanno gli altri».

Quanto ha inciso nella tua decisione di tornare il fatto che avresti ritrovato anche i tifosi di Piacenza. Hai detto: mi hanno sempre seguito e in un paio di occasioni da avversario mi hanno anche fatto piangere.

«Questa è stata la mia prima casa e mi sono trovato non bene, benissimo. Quando ci trovavamo mi toccava il cuore perché loro si commuovevano. Adesso sono qui e quando ho avuto la possibilità di tornare l’ho fatto subito. Ho impiegato un istante a rispondere positivamente alle richieste di Piacenza solo perché era una decisione difficile, dovevo lasciare un posto tranquillo per venire in una realtà che rappresentava una sfida. E ho accettato la sfida anche per i tifosi e per tornare a casa».

Ritrovi Zlatanov non più come compagno di squadra ma dietro la scrivania. Che impressione ti ha fatto?

«Non è semplice, a volte mi rivolgo a lui ancora come vicino di spogliatoio invece ha un altro ruolo. Sono stati due anni belli, quando c’erano problemi ne parlavamo insieme e cercavamo di risolverli, adesso lui è un dirigente e devo cambiare un po’ anche la mia mentalità. Deve fare il suo lavoro, anche se rimane un mio amico».

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