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Rio2016 - Sergio: «Piacenza, sei sempre nel mio cuore»

A 40 anni (lo sottolinea più volte sorridendo durante l’intervista) è tornato in nazionale con un unico obiettivo: provare a vincere le Olimpiadi in casa. Quando scende in campo la spettacolarità è la stessa di qualche stagione fa, del periodo in...

Sergio con la maglia del Brasile alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Sotto, il libero con Bruno (f. fivb)
A 40 anni (lo sottolinea più volte sorridendo durante l’intervista) è tornato in nazionale con un unico obiettivo: provare a vincere le Olimpiadi in casa. Quando scende in campo la spettacolarità è la stessa di qualche stagione fa, del periodo in cui indossava la casacca di Piacenza, anche se adesso non veste più il biancorosso ma difende il verdeoro del Brasile che infiamma il Maracanazinho a ogni apparizione. Sergio Santos Dutra alla cerimonia d’apertura dei Giochi è stato a un passo dall’essere il portabandiera del proprio Paese, decisione presa via web dai tifosi. E in tanti, anche dall’Italia, hanno votato per il libero che alle Olimpiadi ha vinto l’oro ad Atene 2004 e gli argenti di Londra e Pechino. Adesso ci riprova a Rio de Janeiro, con un pezzo di cuore rimasto piacentino come conferma lo stesso Sergio.

Cosa significa giocare le Olimpiadi in casa?
«E’ stupendo, una sensazione indescrivibile. E poi con 40 anni sulle spalle me la godo ancora di più. Lo dico in tutta sincerità: sono molto felice e mi sto gustando ogni momento di questi Giochi fantastici. Anche perché so che saranno gli ultimi, fra due anni concludo la mia carriera e andrò a casa a riposarmi. Per me basta pallavolo».

Sei stato a un passo dall’essere il portabandiera del Brasile. Scontato pensare che la candidatura ti abbia inorgoglito parecchio.
«Sono stato molto soddisfatto anche se non ho vinto. Yane Marques è un’atleta fantastica, si è meritata questo compito per le sue qualità e per i suoi valori. Ma sono felicissimo per il mio risultato, significa che i brasiliani mi amano e hanno capito quanto io sia orgoglioso di vestire la casacca verdeoro e di rappresentare il mio Paese in giro per il mondo. Adesso però penso solo a giocare a pallavolo dando il massimo».

Grbic, attuale tecnico della Serbia e tuo compagno di squadra a Piacenza, ha dichiarato pubblicamente che voi siete i favoriti per il successo alle Olimpiadi ma dovrete gestire la pressione provocata dal fatto di giocare in casa.
«D’accordissimo. Ho parlato molto con Nikola dopo la finale di World League in cui si siamo affrontati. E’ un amico che ho trovato con la maglia biancorossa e mi ha dato qualche consiglio, perché sa come si fa a vincere un’Olimpiade».

Il problema della pressione nel vostro spogliatoio esiste?
«Non ne facciamo un dramma, ma giocare in casa da favoriti si fa sentire. Non lo neghiamo, la pressione esiste, tutti continuano a ripeterci che dobbiamo vincere, sia per noi sia per tutto quello che potrebbe rappresentare un nostro successo».

Parlando di Piacenza, è tornato Marshall, Zlatanov ormai ha la casacca biancorossa tatuata, il libero del prossimo anno sarà Manià che era arrivato quando tu giocavi ancora in Emilia e ti aveva anche sostituito in una finale scudetto nel 2007 a causa di un tuo infortunio.
«Ho capito dove vuoi arrivare. Quando volete torno anch’io, chiamatemi e salgo sul primo aereo».

Che ricordo hai delle tue quattro stagioni a Piacenza, dove hai vinto anche la Top Teams Cup, il primo successo nella storia del club?
«Mamma mia che bei momenti. Mi manca veramente tanto quell’esperienza: le persone, i Lupi Biancorossi, il palazzetto. Sono ricordi fantastici, perché ho contribuito a far crescere la squadra e penso di avere lasciato un segno importante. A Piacenza c’è una parte fondamentale della mia storia, quattro anni indimenticabili che mi hanno trasformato come persona e anche come giocatore. Se sono a questi livelli devo dire un grosso grazie anche al periodo trascorso in Italia».
Dal nostro inviato a Rio de Janeiro
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