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Pighi: «Innamorato del volley, l'Lpr punta in alto». VIDEO

Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell’intervista a Roberto Pighi, in cui l’amministratore delegato di Lpr volley analizza alcuni aspetti fondamentali legati allo sport piacentino e anticipa il futuro della squadra. Nella prima...

Roberto Pighi, amministratore delegato dell'Lpr volley

Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell’intervista a Roberto Pighi, in cui l’amministratore delegato di Lpr volley analizza alcuni aspetti fondamentali legati allo sport piacentino e anticipa il futuro della squadra. Nella prima parte, pubblicata ieri, l’ormai ex dirigente del Fiorenzuola aveva parlato principalmente di calcio.

E’ l’entusiasmo l’arma in più di Roberto Pighi. Il clima e l’ambiente della pallavolo hanno impiegato poco tempo per catturarlo e lui si è catapultato nella nuova avventura senza risparmiarsi. Non solo economicamente; l’amministratore delegato dell’Lpr si è gettato anima e corpo nella nuova avventura nonostante in questa prima stagione i risultati almeno inizialmente non siano arrivati. Anzi, forse proprio gli insuccessi della regular season hanno aumentato l’appetito di vittorie, fornendo ulteriore impulso alla corsa di Piacenza verso obiettivi sempre più ambiziosi. E adesso i biancorossi sono pronti a presentarsi al ristorante delle formazioni migliori, quello che per lungo tempo hanno frequentato sedendosi spesso anche a capotavola.

«A me piace vincere. E poi – spiega Pighi - mi sono innamorato del volley, oltre a capire che nel calcio non ci sono le forze per conquistare risultati importanti. Tecnicamente la pallavolo è uno sport che conosco ancora molto poco, ma mi entusiasma l’atmosfera che si vive all’interno del palazzetto e le migliaia di persone che lo frequentano. Anche l’aspetto numerico è importante, alle partite dell’Lpr ci sono sempre almeno 2-3mila spettatori, tutte le volte che ho seguito la Lega Pro sugli spalti vedevo al massimo qualche centinaia di tifosi, pochissimi giovani e quasi nessuna famiglia. Il PalaBanca da questo punto di vista mi riempie di soddisfazioni».

Nella pallavolo quest’estate lei e la famiglia Arici avete salvato il volley maschile di alto livello creando una società con Molinaroli in soli due giorni. Possiamo dire che è stata una pazzia? Positiva, ma pur sempre una pazzia?
«Vero. Non abbiamo guardato quasi nulla, ci siamo fidati di un accordo sulla parola che solo successivamente abbiamo definito anche sulla carta. E’ stato un anno difficilissimo come soddisfazioni sportive, ma ritengo anche che quanto successo alla fine, con la qualificazione in Challenge Cup, sia stato un po’ sminuito. Abbiamo effettuato qualche accorgimento in corso d’opera, i frutti sono arrivati dopo mesi, ma abbiamo ottenuto la qualificazione europea nel modo più limpido possibile, con i risultati sul campo. Onestamente però dobbiamo ammettere che in società avevamo sbagliato molto, sia nella scelta dei giocatori sia nella decisione di come investire le risorse».

L’analisi, obbligatoria ogni volta che termina una stagione, a che risultati ha portato?
«Non voglio colpevolizzare nessuno; vero che alcune società avevano budget inferiori al nostro, ma è altrettanto innegabile che hanno avuto mesi per programmare, mentre la nostra squadra è stata costruita in pochi giorni. Ecco perché quest’anno mi sto impegnando molto per pianificare nel modo migliore».

Se dovesse scegliere una sola immagine della stagione appena terminata quale sarebbe la fotografia in grado di riassumere al meglio la vostra avventura?
«Fatemi scegliere la vittoria in casa di Milano. Avevamo perso per tutto il girone di andata, se si eccettua la gara d’esordio, quel 3-2 conquistato in trasferta mi è sembrato un piccolo scudetto; una soddisfazione enorme, quasi commovente».

L’errore che non rifarebbe?
«Essere così caldo anche in tribuna vip. Mi sono ripromesso di ridurre al minimo le espressioni negative soprattutto nei confronti degli arbitri. Anche perché al PalaBanca, voglio ribadirlo, l’atmosfera è fantastica; in una Piacenza che sta perdendo tutto, la pallavolo maschile è un bisogno pubblico».

L’aspetto che la rende più orgoglioso è proprio questo del pubblico o ce ne sono altri?
«Senza dubbio c’è anche un po’ di narcisismo, non lo nego. L’ingresso nel mondo dello sport mi ha dato una grande visibilità, forse fin troppa. Ma devo anche dire che mi sono impegnato molto sia finanziariamente sia dedicando al volley gran parte del mio tempo. In generale è tutto l’ambiente della pallavolo che mi piace: ho notato un’enorme differenza con il mondo del calcio da un punto di vista morale, di comportamento e finanziario. Uscire dal tunnel degli spogliatoi e vedere 3mila persone al PalaBanca è una gran bella soddisfazione».

In poco tempo siete riusciti a coinvolgere una cinquantina di aziende, imprenditori e professionisti nel vostro progetto di azionariato popolare. Qual è stata la vostra arma segreta?
«Senza dubbio il talentuoso Molinaroli che ha una genialità innata. Quest’anno l’ho frequentato parecchio e devo dire che è un vulcano di idee. Poi senza dubbio per me è molto piacevole sedermi a tavolino con i maggiori imprenditori piacentini a cui ho chiesto di ricordarsi che oltre alla passione e alla voglia di mettersi in mostra è anche giusto restituire al territorio parte di quello che abbiamo ottenuto. Per coinvolgere il maggior numero di persone nel nostro progetto abbiamo dato vita a un lavoro di team, a cui ha preso parte in modo attivo anche Stefano Arici. E fatemi ringraziare pure Luciano Arici; non si fa mai intervistare ma è l’uomo più generoso in assoluto della provincia. Tutte le volte che c’è bisogno lui risponde presente».

C’è stata qualche occasione in cui in questi mesi ha detto, o magari solo pensato: chi me l’ha fatto fare?
«Più di una volta. I risultati non arrivavano, è stata dura».

Parlando del futuro avete già ufficializzato alcuni arrivi. Quali sono gli obiettivi della nuova Lpr?
«Ancora presto per definirli nei dettagli, la campagna acquisti è in corso e come sempre piuttosto complessa. Voglio solo dire che io, Arici e Molinaroli siamo uniti sotto tutti i punti di vista e questo è l’aspetto più importante; lo voglio sottolineare perché in città si sentono tante voci che per fortuna non corrispondono al vero. Con un po’ di fortuna stiamo creando i presupposti per dare vita a una squadra di vertice. Per dire che arriveremo fra le prime quattro aspettiamo ancora un po’».

Significa che il progetto è solido e prosegue.
«Assolutamente sì».

Ultima domanda: se dovesse scegliere preferirebbe lo scudetto all’Lpr o il tricolore all’Inter?
«Speriamo non legga Arici che è un super tifoso nerazzurro: scudetto all’Lpr».
(2 – fine)
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