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PalaBanca, Molinaroli e le cifre: Nordmeccanica? Buoni rapporti

«Mi spiace davvero tanto che Nordmeccanica abbia lasciato Piacenza. I rapporti erano buoni e avere una squadra di A1 è un valore aggiunto per tutta la città, da un punto di vista economico e d’immagine». Sintesi del pensiero di Guido Molinaroli...

Guido Molinaroli, presidente di Lpr volley
«Mi spiace davvero tanto che Nordmeccanica abbia lasciato Piacenza. I rapporti erano buoni e avere una squadra di A1 è un valore aggiunto per tutta la città, da un punto di vista economico e d’immagine». Sintesi del pensiero di Guido Molinaroli, presidente di Lpr volley ma soprattutto gestore del PalaBanca; l’utilizzo dell’impianto è uno dei motivi che la famiglia Cerciello ha inserito fra le cause scatenanti per il trasferimento a Modena, insieme a rapporti pessimi con l’amministrazione comunale.

Presidente Molinaroli, la stupisce la decisione di Nordmeccanica di trasferirsi al PalaPanini?
«Non mi sorprende, soprattutto considerato che i vertici della società sono riusciti a trovare un impatto economico migliore a pochi chilometri da noi. Lo sport è il biglietto da visita di una realtà imprenditoriale, che si chiami Modena o Piacenza per Nordmeccanica cambia poco, il nome dell’azienda rimane ben visibile. Chiaro che da piacentino preferirei fosse rimasta da noi, perché una formazione di A1 crea un indotto importante per il territorio».

Anche lei qualche anno fa sembrava a un passo dal trasferirsi.
«Vero, volevo portare tutto a Catania dove mi avrebbero fatto ponti d’oro. Poi ho compiuto un passo indietro per amore della città e anche perché, non si può negare, trovai qualche forza economica pronta a darmi una mano».

Andiamo subito al nocciolo del problema: quanto costava l’affitto del PalaBanca per Nordmeccanica?
«Il totale dell’accordo, in scadenza quest’anno, era di 110mila euro comprensivo di acqua, luce e gas. Poi ogni società utilizzatrice doveva accollarsi costi extra per hostess, custode, pulizia e biglietteria da utilizzare durante le gare interne».

Per il PalaPanini di Modena si paga meno?
«Ho buoni rapporti con i dirigenti della società che gestisce l’impianto: so che il contratto per questa stagione prevedeva una spesa di circa 90mila euro per la squadra femminile. Però nello specifico non so quali voci fossero comprese e quali escluse».

Mettiamo le cifre sul tavolo: a voi quanto costa il PalaBanca ogni anno?
«Complessivamente 280mila euro, escluse anche per noi le voci di pulizia, hostess, bar vip eccetera. Solo di utenze, gas, luce e acqua, spendiamo oltre 120mila euro. In tasse (Imu, Tasi e Tari) se ne vanno altri 60mila euro, poi ci sono gli interessi del mutuo da saldare. Riusciamo a lavorare bene solo perché la Banca di Piacenza, che dobbiamo ringraziare, non ci fa pressioni se qualche volta tardiamo e per qualche giorno non rispettiamo le scadenze prefissate».

Ma che tipo di rapporti avete con Nordmeccanica?
«Buonissimi. Non possiamo assolutamente lamentarci, hanno sempre pagato nei termini previsti senza alcun problema. Lo scorso anno abbiamo anche attivato la campagna abbonamenti in comune e sulle loro maglie c’era il marchio Elior che compariva anche sulle nostre. Nell’ultimo mese però non ci sono stati contatti, per questo la notizia del trasferimento è stata un fulmine a ciel sereno».

Abbiamo parlato dei costi di affitto, ma i tempi di utilizzo erano gli stessi per entrambe le formazioni?
«Se parliamo di allenamenti le ore erano divise esattamente alla pari. L’unica differenza stava nel nostro ufficio, più grande del loro. Oltretutto non dimentichiamo che il prossimo anno scade la convenzione e l’impianto tornerà al Comune, considerato che l’impianto, così come anni fa il PalAnguissola, è stato costruito anche grazie al contributo dell’amministrazione».

Nordmeccanica si lamenta sostenendo che il PalaBanca non sia esattamente un gioiello. Cosa può rispondere?
«Di manutenzione c’è sempre bisogno e man mano che passano gli anni le necessità aumentano. Ma sono momenti difficili sia per le società private sia per i Comuni, che hanno disponibilità economiche sempre minori. Per quanto ci riguarda non dimentichiamo che se in estate non fossero entrati Pighi e la famiglia Arici avremmo chiuso a luglio, se abbiamo proseguito è grazie all’intervento di due privati, che devo ancora ringraziare, e all’interessamento dell’amministrazione».

Parlando di Comune, come è il suo rapporto con Palazzo Mercanti?
«Buono, anche se ho altre idee politiche. Potrebbero fare di più? Forse sì, forse no. Se andiamo nelle Regioni o nelle Province autonome troviamo impianti stupendi ogni venti chilometri. Il problema è che qui non siamo in una realtà autonoma».

Se dovesse classificare il PalaBanca in che categoria lo metterebbe, paragonandolo a città vicine?
«Sicuramente non siamo messi peggio, anzi. A Milano non si sa quando sarà pronto il PalaLido e infatti giocano a Castellanza, Ravenna si è trasferita a Forlì, Lodi è messa peggio di noi, Cremona, che ha basket e volley, per organizzare la Final four di Champions è andata a Montichiari e aveva chiesto anche la disponibilità del PalaBanca, Parma non ha più né squadre né un impianto adeguato, Reggio Emilia gioca in una struttura fatiscente. Il quadro della situazione è questo».

Si è parlato anche dell’ingresso al PalaBanca di una società di basket di A2, nello specifico l’Assigeco che si trasferirebbe da Casalpusterlengo. Un problema la convivenza fra tre squadre?
«Noi abbiamo sempre puntato alla valorizzazione dell’impianto, chiedendo anche cifre molto basse, o addirittura concedendolo gratuitamente, in occasioni di manifestazioni benefiche. Per quanto riguarda il basket posso assicurare che indipendentemente dalla categria, che sia A, B o C, il PalaBanca sarebbe stato utilizzato nella stessa misura in cui lo abbiamo sfruttato quest’anno, con la pallacanestro impegnata solamente per le partite. Un nuovo ingresso non avrebbe creato alcun problema né a noi né a Nordmeccanica».

Ultima domanda: l’uscita di scena della famiglia Cerciello dalla realtà sportiva di Piacenza quanti danni potrebbe portare?
«Parecchi. Penso alle 30-40 persone che ogni domenica guadagnano qualcosa svolgendo il servizio di hostess o vigilanza. Fino a quest’anno lavoravano tutte le domenica, adesso una sì e una no. Stesso discorso per il bar, oltre alla spesa del custode che veniva sostenuta a metà fra noi e loro. A questo va aggiunto l’indotto: bar, ristoranti e pizzerie frequentati dai tifosi alla fine delle partite, gli hotel che ospitavano le squadre. Senza parlare del danno d’immagine: il nome di Piacenza adesso si sentirà molto meno a livello nazionale».
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