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Guido Molinaroli, presidente dell'Lpr volley

Guido Molinaroli, presidente dell'Lpr volley

Molinaroli: «Dalle situazioni difficili Piacenza è sempre uscita alla grande»

Il presidente dell'Lpr prova ad anticipare gara2 dei quarti play off con Perugia: il pubblico dovrà essere la nostra arma in più

Guido Molinaroli usa molto la carota e poco il bastone per analizzare la prova della sua Lpr in casa di Perugia. Conosce alla perfezione cosa sta succedendo e come si vivono questi momenti e sa bene che adesso a tutto l’ambiente più che una scossa serve tranquillità. Poche ore per resettare due brutte prestazioni, contro Trento e in gara1 dei quarti di finale, prima di giocarsi il tutto per tutto mercoledì al PalaBanca nella sfida di ritorno contro gli umbri che potrebbero già chiudere il discorso qualificazione.

«Partiamo da una premessa. Alla vigilia - attacca il presidente - avevo dichiarato che con la rosa al top avremmo dato filo da torcere a tutti. Invece Parodi era inutilizzabile in attacco e Hierrezuelo si è infortunato durante il primo set; Cottarelli lo ha sostituito bene, ma cambiare in corsa il palleggiatore non serve a dare certezze alla squadra, soprattutto in un confronto difficilissimo come quello in casa di Perugia».

Visto il valore degli avversari la sconfitta poteva anche essere messa in preventivo, però tre set senza toccare quota 20 sembrano eccessivi.

«In effetti perdere 3-0 contro questa Sir Safety non è scandaloso, ma mi aspettavo una prova più combattuta. Onestamente però mi è difficile rimproverare i nostri giocatori perché gli umbri sembravano dei marziani, tutto girava alla perfezione, hanno messo in campo le potenzialità della squadra previste a inizio stagione e che invece durante l’anno raramente erano emerse. Oltretutto abbiamo giocato in un impianto bollente, di fronte a migliaia di spettatori entusiasti e anche questo ha inciso. Sappiamo bene che dappertutto il tifo è caldo quando si vince, molto meno nei momenti di difficoltà e adesso Perugia sta attraversando un momento d’oro».

Tecnicamente e moralmente come si spiega una Piacenza così arrendevole, considerato che grinta e carattere sono sempre state le caratteristiche principali dei biancorossi?

«In effetti se si eccettua l’inizio del secondo set, quando ci siamo trovati avanti 4-0, non siamo mai riusciti realmente e impensierire i nostri avversari. L’impressione è che non ci siano più le sicurezze che avevamo nei mesi scorsi. L’obiettivo erano i play off e avevamo concentrato le nostre attenzioni su questa fase dell’anno, ma probabilmente anche gli altri si stavano preparando per lo stesso obiettivo. D’altronde se abbiamo chiuso sesti in campionato un motivo ci sarà; affrontiamo i secondi classificati in Superlega, visto che Perugia ha chiuso alla pari con Trento ed è terza solo per quoziente set, e la differenza esiste».

Cosa bisognerà fare mercoledì per ridurre il gap e giocarsela fino all’ultimo punto provando ad allungare la serie fino a domenica prossima?

«Dobbiamo pensare che in queste situazioni difficili Piacenza ha sempre trovato le soluzioni adatte per uscire dal guado. La formula ci permette di sperare; non dobbiamo dominare la partita, ma anche dopo aver perso 3-0 sarà sufficiente vincere 3-2 per arrivare a gara3. Ovviamente bisogna sperare di essere al completo e poi il pubblico dovrebbe rappresentare la nostra arma in più, anche se non ci aspettiamo il tutto esaurito».

In questi giorni i Lupi Biancorossi hanno provato a scuotere il PalaBanca: servirà un impianto bollente per caricare la squadra di Giuliani.

«Ho visto; il gruppo storico, quello che ci segue in qualunque condizione non solo in Italia ma anche in Europa, sottolinea la freddezza degli altri spettatori. Ripeto quanto ho detto prima: nello sport è sempre stato così. Se ottieni grandi risultati la gente ti segue, in caso contrario perdi un po’ di entusiasmo. Il motto “l’importante è partecipare” serve solamente per i tornei di quartiere dei bambini, a livello professionistico l’unica cosa che conta è vincere».

Comunque vada la gara di mercoledì la vostra stagione proseguirà. Avete il ritorno di Cev a Trento ed eventualmente, anche se nessuno se lo augura, i play off per il quinto posto che garantiscono un pass per l’Europa. Lo scorso anno era diventato il vostro obiettivo principale, adesso verrebbe considerato un ripiego?

«Pensiamo a una partita alla volta. Iniziamo da mercoledì, poi eventualmente concentriamoci su gara3 di domenica e successivamente sul ritorno di Cev in casa di Trento, dove servirebbe un miracolo ma noi abbiamo il dovere di provarci. Per quanto riguarda la lotta per un posto in Europa è un quesito che ci poniamo tutti, perché sembra che le coppe continentali interessino solamente alle società, nel totale disinteresse di media e pubblico. Succede anche nel calcio: tutte le attenzioni sulla Champions League, ma già l’Europa League ha numeri molto ma molto ridotti. Così ci si domanda sempre se conviene mettere in piedi uno spettacolo che riveste poco appeal. Detto questo è ovvio che noi, se dovessimo giocare i play off per la Challenge, faremo di tutto per andare avanti».

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