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Marco Meoni ha giocato a Piacenza dal 2007 al 2010 per poi tornare brevemente nel 2015

Marco Meoni ha giocato a Piacenza dal 2007 al 2010 per poi tornare brevemente nel 2015

I mille progetti dello statunitense Meoni: dall'Academy di palleggiatori a tecnico di club. «Piacenza? E' una squadra forte»

L'ex regista scudettato con i biancorossi si è trasferito a Houston a insegnare pallavolo. «La grande bellezza americana è che se hai delle idee qui esistono le possibilità per svilupparle»

Un po’ allenatore, un po’ professore. La materia è la stessa che ha insegnato per venticinque anni nei palasport di tutta Italia: il palleggio. Marco Meoni si è trasferito a Houston, in Texas, a due passi dal centro che la Nasa utilizza per i progetti spaziali. Anche quella del “Meo” è un’idea che punta molto in alto e, soprattutto, vuole creare stelle da consegnare all’olimpo della pallavolo. «Ho dato vita a un’accademia di palleggiatori, posso utilizzare una struttura fantastica con otto campi da volley e ho sviluppato un’idea che parte da una base di otto-dieci lezioni per specializzare i giocatori sulle tecniche degli alzatori. Siamo già alla seconda stagione e abbiamo registrato un buon 40 per cento in più di iscrizioni, ma dai prossimi mesi contiamo di aumentare ulteriormente il numero dei partecipanti». Chi conosce l’ex regista che a Piacenza ha vinto scudetto e Supercoppa sa che è una fucina di idee. Allora oltre alla sua accademia sta collaborando con la più grande piattaforma online statunitense che si occupa di pallavolo, la Theartofcoaching-volleyball.com e ha già in mente il prossimo step: «Mi piacerebbe creare dei camp estivi per italiani. La mattina lezione di inglese, il pomeriggio allenamento e nei giorni liberi visite alla Nasa e a tutte le realtà che abbiamo qui attorno. La grande bellezza americana è che se hai delle idee qui esistono le possibilità per svilupparle».

Meoni Usa 2-2-2

Intanto prosegue anche la sua attività come allenatore della squadra femminile Under 18. «Lo scorso anno ci eravamo qualificati per la fase nazionale, ma poi la sospensione provocata dal coronavirus ha bloccato tutte le competizioni. Dalle prossime settimane ci riproveremo». Per il momento le sue ragazze giocano con la squadra scolastica e l’attività del club inizierà più avanti. «Qui le competizioni con i rispettivi istituti sono molto sentite, lo sport è considerato un valore aggiunto e fra l’altro è anche una grande fonte di introiti. Per fare un esempio, la squadra di football dell’Alabama porta utili netti per 40 milioni di dollari. Il tecnico è in assoluto il più pagato fra tutti gli allenatori Usa eppure guida un’Università. Gli stadi sono pieni tutte le partite e posso assicurarti che i biglietti non costano poco. Ci sono i professori che acquistano le magliette degli studenti, insomma è una realtà completamente diversa dalla nostra. Ma non si pensi che l’aspetto scolastico sia lasciato in secondo piano: qui giochi solamente se hai la sufficienza in tutte le materie, altrimenti sei fuori squadra. E ogni giorno hai un’ora obbligatoria di attività fisica».

Tutta un’altra cultura sportiva, come dimostra il fatto che molti atleti non praticano una sola disciplina. «Ci sono attività stagionali. Ad esempio molte ragazze d’estate giocano a softball, ma anche a calcio femminile che qui è molto sviluppato, e d’inverno passano al volley o al basket».

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