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Lunedì, 17 Giugno 2024
Volley A1 maschile

Il volley in Europa e il marchio Piacenza

Considerazioni in libertà a tre giorni dalla doppia finale di Challenge. Meglio analizzare la situazione a mente fredda, quando le emozioni sono entrate nella stanza dei ricordi e l’entusiasmo coinvolgente del PalaBanca si è sopito. Iniziamo...

Considerazioni in libertà a tre giorni dalla doppia finale di Challenge. Meglio analizzare la situazione a mente fredda, quando le emozioni sono entrate nella stanza dei ricordi e l’entusiasmo coinvolgente del PalaBanca si è sopito. Iniziamo sottolineando ancora una volta l’evento straordinario di due formazioni piacentine in una finale europea. Lo so, lo hanno già fatto in tanti e si può obiettare che arriviamo dopo la coda del cane. Però è bene posare delle fondamenta solide che nessuno possa far crollare: il momento che sta vivendo il volley nella nostra città non è per grazia ricevuta, ma frutto di investimenti consistenti e scelte oculate.

CAPITALE D'EUROPA - Adesso tutto sembra dovuto, ma è sufficiente fare un piccolo sforzo e paragonarci ad altre realtà per capire quale sia l’importanza dei risultati ottenuti da Copra Elior e Rebecchi Nordmeccanica. In Italia nessuna città aveva due squadre al via delle Coppe e in Europa la sola Istanbul (13 milioni di abitanti e una miriade di società) ha portato tre formazioni alle finali. Tutte però in campo femminile: Piacenza dunque è stata l’unica città europea ad avere una squadra in una finale maschile e una in una finale femminile. Questo è bene metterlo nero su bianco per non dimenticarlo.

IMPORTANZA - Secondo aspetto: assolutamente vietato sottovalutare la Challenge. Un errore già commesso nel 2006, quando il Copra vinse la Top Teams Cup. Se ne parlò per qualche giorno, poi la cosa venne subito sistemata in soffitta sotto panni molto spessi, dimenticandosi che si trattava della seconda manifestazione europea, visto che chi veniva eliminato dalla Champions passava automaticamente in Top Teams. Nessuno si sogna di sostenere che la Challenge sia la manifestazione più importante, però stiamo parlando di un trofeo che ha visto al via formazioni di livello assoluto. Il Copra Elior ha avuto la fortuna di trovare un cammino agevole fino alla finale, ma i russi dell’Ufa, i polacchi del Bydgoszcz (primi in regular season in Polonia) e il Galatasaray sono sestetti che avrebbero fatto molta strada anche in Champions. Stesso discorso per la Rebecchi Nordmeccanica: aver affrontato due squadre di Cipro non ha aiutato lo spettacolo, ma il Krasnodar è squadra di spessore europeo.

REGOLAMENTI - Terza considerazione, questa più generale: alla gente di questi regolamenti europei non piacciono due aspetti. Il primo è il Golden set. Una soluzione ingiusta, che può premiare anche chi gioca una sola partita invece di dare il massimo all’andata e al ritorno. E’ stato detto che si fa per lo spettacolo, ma che spettacolo hanno offerto le ucraine del Lutsk quando sono arrivate al PalaBanca nel primo turno di Cev, forti del successo al tie break della prima gara? Tre set imbarazzanti, con il tecnico che telefonava in panchina. Poi cinque minuti intensi per vincere il Golden set. Se è spettacolo questo.
Non piace nemmeno la finale con la formula di andata e ritorno. Mille spettatori paganti per Rebecchi Nordmeccanica-Krasnodar ne sono la dimostrazione. D’accordo, era una sera di metà settimana e questo non aiuta, ma la realtà è che qualunque risultato non sarebbe stato decisivo. Molto meglio la Final four o una finale secca in campo neutro.

MARCHIO PIACENZA - Ultimo aspetto, di cui avevamo già parlato ma che è bene evidenziare nuovamente, per evitare di lamentarci solo quando i buoi sono scappati. Consentite un’uscita dal campo sportivo per sottolineare che la doppia finale europea ha dato a tutta Piacenza, non solo quella pallavolistica, un’incredibile esposizione mediatica. La Gazzetta dello sport ha dedicato due pagine in due giorni differenti all’avvenimento, hanno replicato il Corriere dello Sport e Il Giorno. Cercando su google, si trovano articoli su Repubblica, Sportmediaset e una valanga di siti nazionali generalisti, oltre ovviamente a quelli specializzati. Un’enorme pubblicità per tutta la città, arrivata a costo zero per enti e istituzioni. Convegni, incontri e consulenze non facciano dimenticare che lo sport è il sistema migliore, e meno costoso, per farci conoscere. Ancora una volta è bene che ne prenda atto chi decide le politiche (e gli investimenti) per pubblicizzare il marchio Piacenza.

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