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Finisce un'era: Hristo Zlatanov lascia il volley. VIDEO

Si ammaina la bandiera biancorossa: dopo 14 anni a fine stagione il capitano biancorosso saluta la pallavolo. E' il miglior bomber di sempre in Italia

Hristo Zlatanov, capitano biancorosso e miglior bomber di sempre in Italia

Si ammaina la bandiera di Piacenza. Dopo 14 anni e centinaia di battaglie con la maglia numero 11 sulla schiena Hristo Zlatanov annuncia l’addio al volley: «A fine stagione smetto». Lo dice con il sorriso sulle labbra ma gli occhi lucidi, sa già che sarà durissima per un combattente come lui non essere protagonista in campo. Ma la decisione è stata presa, maturata nel corso dei mesi e infine annunciata pubblicamente.

«Smetto perché penso sia giunto il momento - spiega il capitano biancorosso, da 25 stagioni in campo in A1 - ormai ci siamo, è giusto così».

Quattordici anni in biancorosso, sei il bomber italiano di sempre con 9688 punti e il giocatore che ha il maggior numero di votazioni come Mvp. Il lunghissimo periodo piacentino per te è stato fondamentali, e pensare che non volevi neanche venire.

«E’ vero. Ha rappresentato il momento clou della mia carriera. Il fatto che mi sia fermato così tanti anni significa che mi sono trovato benissimo ma anche che sono stato accolto bene e per questo ringrazio tutta la città, i tifosi, i presidenti, la società. Perché alla fine quando uno sta bene rende anche molto e i risultati vengono quasi da sé».

Hai fatto il punto decisivo dell’unico scudetto di Piacenza e due anni più tardi hai messo per terra il pallone che ha significato la salvezza, un’altra pietra miliare nella storia della società. Cosa hanno rappresentato per te?

«Sono due momenti molto emozionanti e molto belli della mia permanenza in biancorosso. Uno riassume la vittoria dell’unico tricolore, spero ancora per poco, di Piacenza. E’ stato stupendo, ma se devo essere sincero mi sono emozionato molto di più il giorno della permanenza in Serie A perché è arrivata al termine di una stagione molto travagliata. Quella schiacciata è stata una sorta di liberazione, uno sfogo».

Qual è stata la squadra più forte in cui hai giocato prima al PalAnguissola e poi al PalaBanca?

«Difficile dirlo. Certo se facessimo un mix degli atleti passati nel nostro spogliatoio uscirebbe uno squadrone. Sfortunatamente tutti insieme non abbiamo mai giocato, allora se devo sceglierne una dico la formazione con De Cecco e Simon; il sestetto era veramente forte».

Qual è la persona che a Piacenza in tutti questi anni ti ha dato di più?

«In tanti mi hanno dato parecchio, dall’affetto dei tifosi fino alla società, ma una in particolare direi che non c’è stata».

Hai iniziato a giocare con il cambio palla, adesso il volley è un altro sport. Migliore o peggiore?

«Non lo so, ci si abitua a tutto. Prima le partite duravano tre ore, adesso in un’ora e 40 ce la caviamo. Probabilmente è molto più televisivo ma alcune modifiche non le avrei fatte, adesso è una disciplina molto più fisica e meno tecnica. Ma come si dice “the show must go on”, va benissimo così».

Chi sarà il tuo erede?

«I miei figli. Non so in che disciplina e nemmeno se faranno sport, ma sono loro».

Cosa farai una volta caduta a terra l’ultima palla della stagione e di conseguenza l’ultima palla della tua carriera?

«Prima mi riposerò, poi ci penso. Andrò in vacanza con la famiglia, finalmente tutti insieme, quindi mi metterò alla finestra e cercherò di capire cosa succede. Avrò anche più tempo per dedicarmi a qualche piccolo discorso che portavo avanti in parallelo alla pallavolo giocata».

Come ti piacerebbe essere ricordato fra qualche anno?

«Ti dico come non vorrei essere ricordato: come Zlatanov protagonista dell’unico scudetto di Piacenza. Questo non mi piacerebbe. Sarei contento invece se la gente riconoscesse che sono stato una persona tranquilla, pronta a parlare con tutti, disponibile, che urlava tanto in campo e faceva l’impossibile per vincere. Mi piacerebbe diventare un piacentino adottato, la persona che ha dato l’anima per una città in cui si è trovato alla grande». 

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