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Coppa Italia - Giuliani verso Bologna: «La mia squadra ha un dna da finale». VIDEO

Il tecnico biancorosso, che all'Unipol Arena ha vinto il suo primo scudetto: in una gara secca possiamo giocarcela contro chiunque

Alberto Giuliani a colloquio con Leo Marshall

L’Unipol Arena porta bei ricordi ad Alberto Giuliani: nell’impianto bolognese ha vinto il suo primo scudetto con Cuneo, battendo Trento (dove giocavano Juantorena e Sokolov, che sabato ritroverà da avversari) in quella che ai tempi fu la novità introdotta dalla Lega, la finale scudetto in gara unica. Era il 2010 e a 7 anni di distanza il tecnico torna nell’impianto che l’aveva visto esultare per la prima volta; Piacenza non sarà favorita nella Final four di Coppa Italia, ma è arrivata con pieno merito fra le migliori quattro e non ha alcuna intenzione di fermarsi. Se Civitanova vorrà escluderla dalla competizione dovrà cacciarla fuori dal campo a spallate e ne serviranno di belle forti per spostare Hernandez e compagnia.

«Come è il clima? Respiriamo un’aria frizzantina - racconta il tecnico biancorosso - come è giusto che sia perché ci siamo meritati di recitare da protagonisti in questa competizione. A sentire qualcuno il nostro ingresso fra le migliori quattro è stato quasi un errore, ma siamo arrivati a Bologna e vogliamo giocarcela al massimo».

Semifinale contro la Lube, per te non può essere una partita come le altre, anche se sei a Piacenza ormai da un anno e mezzo.

«Nel momento in cui fischia l’arbitro si dimentica il passato; sabato sarà una gara importante indipendentemente dal nome dell’avversario. Logico però che sia difficile dimenticare quattro anni e due scudetti meravigliosi conquistati a casa mia. Ma quando inizierà la partita sarò concentrato esclusivamente su Piacenza, come è assolutamente normale».

In campionato contro la Lube avete perso sia all’andata sia al ritorno, in modo anche piuttosto netto. Ma Blengini ha avuto parole di elogio per voi, ripetendo che l’Lpr è una bella squadra.

«Il tecnico di Civitanova ci fa i complimenti e di questo sono contento. Non posso fare altro che dargli ragione, posso contare su una bella formazione, su un gruppo che, nonostante faccia fatica come regolarità in campionato per ovvi motivi, ha il dna da finale. Nello scontro diretto ce la giochiamo alla pari con tutti».

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Rispetto ai due confronti diretti di regular season ci sarà però una grande differenza: con la maglia biancorossa giocherà Leo Marshall.

«Dovremmo riuscire a schierarlo; si sta allenando da ieri e se è in buone condizioni scenderà in campo».

Tecnicamente e tatticamente che partita ti aspetti? Quale sarà la chiave della semifinale?

«Dando uno sguardo alla loro rosa si evidenzia subito la forza al servizio, in particolare con Juantorena e Sokolov. Limitare questi due grandi campioni con la nostra ricezione potrebbe permetterci di avvicinare il loro livello. E restando attaccati ai nostri avversari sarà il gioco nella sua totalità a fare la differenza».

Diamo anche qualche numero, secondo te che percentuali ha Piacenza di arrivare in finale?

«Non mi piace dare percentuali. A sentire tutti gli altri non dovremmo nemmeno andare a Bologna, invece noi vogliamo esserci e soprattutto giocarcela».

Quanto conterà avere centinaia di tifosi piacentini che raggiungeranno l’Unipol Arena per sostenervi?

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«Tantissimo. Contro Sora nell’ultima gara al PalaBanca a un certo punto c’erano più persone in fila a prenotare il biglietto per la Final four rispetto a quelli seduti a guardare la partita. Mi fa e ci fa piacere, a me come a tutta la società. Come ci hanno scritto in uno striscione, è un sogno che abbiamo regalato ai tifosi, a una piazza che non vedeva l’ora di vivere nuovamente grandi emozioni dopo qualche anno di assenza dal vertice».

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