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Elisabetta Curti, presidente della Gas Sales volley

Elisabetta Curti, presidente della Gas Sales volley

Elisabetta Curti: «Il momento è difficile, ma la Gas Sales vuole fare un ulteriore passo avanti. Superlega a porte chiuse? Spero di no»

La presidente della società di volley: «Giusta la decisione di chiudere il campionato. Il prossimo anno? Ci siamo mossi in anticipo, la costruzione della squadra è già a buon punto. E vogliamo arrivare ancora più in alto»

Da una primavera all’altra, come sono cambiati i programmi della Gas Sales. E non solo per il coronavirus, che sta portando incognite su tutto il mondo della pallavolo. Dodici mesi fa i vertici biancorossi iniziavano a gettare le basi per la squadra del futuro ma avevano sul tavolo il Piano A (in caso di promozione) e il Piano B (qualora la squadra fosse rimasta in Serie A2). Logico non fosse semplice muoversi sul mercato senza avere la certezza della categoria. Adesso, a un anno di distanza, la nuova Piacenza ha già preso una forma ben definita nonostante l’emergenza dettata dal virus. Elisabetta Curti attualmente è divisa a metà fra la sua prima esperienza in Superlega, interrotta in modo brusco, e una nuova avventura che vedrà la società biancorossa ai nastri di partenza con l’obiettivo di recitare un ruolo ancora più importante nel panorama nazionale.

Iniziamo da un giudizio su quanto successo da ottobre a fine febbraio.

«La sconfitta che ho accusato maggiormente – spiega il presidente della Gas Sales – è stata quella in casa di Monza. Eravamo in un buon periodo, stavamo bene a livello fisico e ci siamo anche trovati in vantaggio prima di gettare al vento la gara. Poi se vogliamo parlare solamente di sport c’è rammarico per non aver potuto disputare le ultime cinque partite, sulla carta quasi tutte alla nostra portata come aveva dimostrato il girone di andata. Io ai play off ci credevo veramente».

Il bilancio è positivo o avreste potuto fare qualcosa in più?

«Innanzitutto è un bilancio parziale, perché la stagione non si è conclusa e dunque è difficile dare giudizi. Sicuramente abbiamo pagato nei primi mesi lo scotto dettato dall’inesperienza, per noi è stato un inizio duro. Poi da Natale qualcosa è cambiato e siamo diventati più squadra. Ma è stato un torneo pieno di interruzioni anche prima del coronavirus, noi a febbraio praticamente non abbiamo giocato».

A oggi non esistono certezze sul futuro, ma si parla di ripresa della stagione a porte chiuse. Qual è la tua opinione?

«Dobbiamo capire cosa diranno i medici e ovviamente rispetteremo le regole. Ma per quanto mi riguarda non ha molto senso giocare senza spettatori. Io sono dell’idea che lo sport, e nello specifico il volley, abbia anche una funzione sociale. Il raduno estivo al PalaBanca era diventato un appuntamento fisso per ritrovarci tutti insieme, una data che i tifosi attendevano per riabbracciarci dopo la pausa estiva; cancellare quell’aspetto vuol dire togliere parecchio. E poi non dimentichiamo anche tutto l’indotto che viene creato: aprire i palasport vuol dire assicurare lavoro e portare tifosi significa garantire opportunità a bar e ristoranti. Qui non si parla solamente di partite, ma di quanto ci ruota attorno».

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