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Dick Kooy: «Mi ispiro a Zlatanov, è sempre stato un esempio». VIDEO

Presentato il nuovo schiacciatore della Gas Sales. «Sarà un campionato difficile perché tutti i giocatori migliori vogliono venire in Italia. Ma Piacenza è una buona squadra»

Da sinistra: Zlatanov, Fei, Ermanno Pagani, Kooy, Edoardo Pagani e Boselli

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Il suo idolo? Hristo Zlatanov. «E’ sempre stato un esempio». Parte con il piede giusto Dick Kooy nella sua nuova avventura italiana con la maglia della Gas Sales. Dopo esperienze in Polonia (Zaksa), Turchia (Halkbank) e Russia (con la Dinamo Mosca) lo schiacciatore olandese naturalizzato italiano torna in Superlega. Sarà uno dei leader della formazione piacentina, quello da cui ci si attendono punti pesanti; il trentaduenne schiacciatore non rifiuta le responsabilità anche se fa un passo avanti nella direzione voluta da coach Gardini. «Spero di recitare un ruolo importante, ma per raggiungere i nostri obiettivi ci sarà bisogno di tutti, nessuno escluso».

Anche perché il campionato diventa ogni stagione sempre più tosto. «Rispetto alla mia ultima esperienza con la maglia di Macerata sono cambiate tante cose, a iniziare dai giocatori. Adesso tutti i migliori vogliono venire in Italia e non è stato facile costruire una buona squadra. Piacenza ce l’ha fatta, ora dobbiamo dimostrare sul campo quanto valiamo».

In estate Kooy, sportivamente naturalizzato italiano dopo aver sposato una ragazza del nostro Paese, aveva dato la disponibilità a difendere i colori azzurri. Un paio di collegiali poi l’avventura si è interrotta. Solo temporaneamente o per sempre? «Per regolamento può giocare un solo naturalizzato e dopo le qualificazioni olimpiche Juantorena ha deciso di prendere parte anche all’Europeo. Ma la mia disponibilità è massima e se ci fosse bisogno il tecnico sa di poter contare su di me».

Lo schiacciatore segue la parola d’ordine della Gas Sales: in questa fase della stagione è vietato sbilanciarsi. «Dove potremo arrivare? Impossibile dirlo adesso. Ma la squadra è buona e poi con campioni del calibro di Zlatanov, Gardini e Fei fra dirigenza, panchina e campo bisogna sempre guardare in alto».

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