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Lunedì, 26 Settembre 2022
Volley A1 maschile

De Lellis: «Mi sono sentito tradito e usato. Volevano che fossi il capro espiatorio»

Il preparatore atletico coinvolto (e assolto in via definitiva) nel caso-Polo racconta l'ultimo anno e mezzo. «Sono stato vittima di un indecoroso linciaggio mediatico»

Qual è stato il suo pensiero dopo la prima condanna? E quello dopo l’assoluzione definitiva?

«Dopo la sentenza di primo grado la sensazione è stata di rabbia ed enorme frustrazione e ciò non solo perché si trattava di una decisione ingiusta nel merito, ma anche perché alla base della relativa motivazione si ponevano talune circostanze di fatto addirittura nemmeno contestate dalla Procura e palesemente smentite dai documenti di causa. A seguito del proscioglimento in appello ho provato un senso di liberazione e di rinnovata fiducia nella giustizia».  

Cosa l’ha infastidita maggiormente in questo lungo periodo di battaglie giudiziarie?

«Per riassumere la risposta in un unico concetto, direi la diffusa meschinità dell’animo umano, con ciò riferendomi all’ipocrisia di certe persone, alla spregiudicatezza di altre e al gusto per la cattiveria gratuita di altre ancora». 

Beppe Signori, coinvolto in una storia di calcioscommesse da cui dopo anni è stato ritenuto innocente, qualche giorno fa alla Gazzetta dello sport ha dichiarato: “Mi hanno assolto ma il mondo dello sport mi ignora”. È così anche per lei?

«Confido di non dover dire un giorno la stessa cosa. Voglio pensare che tra gli addetti ai lavori e, più in generale, nell’opinione pubblica di buona fede prevalga la convinzione che una persona che ha dovuto lottare per il riconoscimento della propria estraneità ad un’infamante accusa – riuscendoci – sia in un certo senso ancora più meritevole di un’opportunità rispetto a chi non ha mai dovuto imbattersi in tali situazioni».

Adesso che si è lasciato definitivamente alle spalle questo periodo buio cosa si augura per il futuro?

«Innanzitutto, tanta salute per me e per le persone che mi hanno supportato in questa dolorosa esperienza; in secondo luogo una nuova avventura professionale. Se c’è una cosa positiva che ho tratto da questa vicenda è la consapevolezza di esserne uscito ancor più arricchito sul piano umano e, pertanto, di avere ancor più da dare ai “miei” atleti».

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