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Mercoledì, 19 Giugno 2024

Dal muro su Petric alla finale giocata con un dito rotto: Alessandro Fei è mister Coppa Italia. VIDEO

L'attuale team manager stato grande protagonista in campo sia nella vittoria del 2014 sia in quella del 2019, vincendo il premio come Mvp. «Emozioni incredibili. E con i nostri tifosi al fianco ce la giochiamo anche contro Perugia»

Immagine REALAB-2Quando Piacenza vinceva l’ultima Coppa Italia di Superlega lui c’era. Al PalaDozza di Bologna nel 2014, 3-0 guarda caso contro Perugia, corsi e ricorsi storici, con il premio come Mvp alzato al cielo di fronte a centinaia di tifosi biancorossi. Quando la Gas Sales iniziava il suo percorso conquistando la Coppa Italia di A2 lui era ancora lì. Aveva cambiato ruolo, ma festeggiò il primo trofeo nella storia della nuova società e, ancora una volta, il riconoscimento come miglior giocatore della finale.

Alessandro Fei è mister Coppa Italia. Ne ha vinte complessivamente sei, cinque nella massima categoria, e ora ci riprova non più in campo ma da team manager.

Nel 2014 sei stato grande protagonista della vittoria al PalaDozza contro gli umbri. Cosa ti ricordi di quella gara?

«Furono emozioni particolari. Una finale strana, giocavo al centro e rammento un bellissimo muro a uno su Petric. Vincere un trofeo resta sempre scolpito nella mente, sono contentissimo di quanto abbiamo fatto».

Avevi anche attaccato con l’80 per cento.

«In effetti fu una partita particolare, non ricordo tutto perché quando vivi appuntamenti simili sei in trance soprattutto se riesci a vincere».

Hai ancora impresso l’impianto con centinaia di tifosi biancorossi arrivati a Bologna in pullman?

«I nostri sostenitori ci hanno sempre seguito. Sono sicuro che sabato si faranno sentire anche all’Unipol Arena».

Facciamo un salto in avanti di qualche anno, arriviamo al 2019, Coppa Italia di A2. La prima vera finale per la nuova Gas Sales. Tu cambi ruolo, sei in campo da opposto, metti a terra 31 punti e conquisti di nuovo il premio come Mvp.

«Una vittoria che volevamo. Giocavamo contro Bergamo, la nostra rivale per tutto l’anno in ogni competizione. Ci tenevamo a conquistare il trofeo sia per noi sia per la società e alla fine siamo riusciti a raggiungere questo traguardo».

Poche ore prima della finale ti rompi un dito del piede. Come hai vissuto la vigilia?

«Sinceramente molto bene. Avevo un po’ di fastidio ma comunque riuscivo a giocare. Ero abbastanza tranquillo perché per tutto l’anno i compagni erano stati speciali, non avevamo avuto grossi problemi a sopperire alle assenze. C’era una grande convinzione che la squadra potesse farcela e anche il mio problema era stato superato in maniera tranquilla».

Ti assicuro invece che l’ambiente era piuttosto preoccupato.

«Noi dal campo non lo notavamo».

Ricordi l’ultimo punto? Un tuo attacco su suggerimento di Paris che poi ti saltò addosso insieme a tutto il gruppo e allo staff biancorosso.

«Molto bene. C’è anche una foto bellissima in cui siamo tutti insieme. Quando giochi queste gare sei concentratissimo e non hai memoria esatta dei dettagli, però Paris mi aveva dato parecchi palloni, su quello non ho dubbi».

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