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Domenica, 23 Giugno 2024
Volley A1 femminile

Martina Bracchi e il sogno azzurro diventato realtà: «Velasco ha dato una svolta alla mia carriera»

La schiacciatrice oggi è in ritiro con l'Italia ma non giocherà l'amichevole con la Svezia in programma a Piacenza. «Gabi il mio idolo; in futuro spero di andare alle Olimpiadi, ma a Parigi è impossibile»

Dopo una settimana di riposo Martina Bracchi è tornata a indossare l’azzurro. Per la schiacciatrice piacentina, nell’ultima stagione a Busto Arsizio e ora a un passo da Pinerolo (che deve solo ufficializzare il suo arrivo) una nuova avventura con l’Italia di Julio Velasco. Terminata la giornata odierna al Centro Pavesi tornerà però a casa e non prenderà parte alle amichevoli con la Svezia in programma mercoledì a Novara e giovedì al PalabancaSport di Piacenza. «Non sarò in campo - spiega - ma certamente mi presenterò sugli spalti a fare un grande tifo per l’Italia».

Fino alla scorsa estate non avevi neanche debuttato in A1, nel giro di un anno sei diventata la bomber numero dodici del massimo campionato (la quarta italiana) e hai ricevuto la chiamata in azzurro. Come hai reagito quando hai saputo della convocazione?

«All’inizio ero incredula. Per me la maglia dell’Italia è un sogno, in questa stagione sono successe tantissime cose e onestamente non mi aspettavo di essere chiamata. E’ un onore davvero enorme, difficile descriverlo in un altro modo».

Quanto ha contato la presenza di Velasco, che ti ha allenato nel club a inizio stagione e ti ha anche cambiato ruolo, “trasferendoti” da opposto a schiacciatrice-ricevitrice?

«Tanto. Con questa trasformazione ha dato una svolta alla mia carriera, sia in chiave azzurra sia con il club. In nazionale avrei di fronte degli opposti di livello assoluto, obiettivamente invalicabili, di banda le opportunità sono un po’ di più, anche se comunque sono tante le giocatrici bravissime con cui devo confrontarmi. Velasco ha visto che attaccavo bene anche da posto quattro e ha intuito le mie potenzialità, mi ha insegnato tanto e non mi ha dato la possibilità di pensarci, ha preso direttamente una decisione importante e mi ha mandato in campo. Poi ho avuto la fortuna che tutto sia capitato nell’anno in cui è andato a allenare la nazionale».

Come hai vissuto il cambio di ruolo? Soprattutto in seconda linea non deve essere stato semplice.

«Da schiacciatrice-ricevitrice ho giocato nelle giovanili, poi una volta salita di livello non sono più stata impegnata in ricezione. L’ultima volta ricevevo servizi di ragazze di 17 anni, adesso mi sono trovata di fronte alle bordate di Egonu. All’inizio è stato tragico, poi Velasco mi ha detto: non devi provare, tu vai in campo e ricevi bene. Sentire la sua fiducia è stato importantissimo, ho pensato: se lo dice lui allora significa che è la mia strada».

C’è una giocatrice a cui ti ispiri?

«Da più giovane no, adesso stravedo per Gabi Guimaraes, un vero fenomeno. Anche lei, come me, non è altissima, ma è una giocatrice formidabile e so già che il prossimo anno quando la affronterò per me sarà un sogno. Lo stesso Velasco mi ha detto di prenderla come punto di riferimento».

Come ti ha accolto il gruppo azzurro?

«Molto bene. Pensavo fosse più dura all’inizio, invece mi sono integrata senza problemi, anche grazie all’aiuto delle compagne che sono state le prime a rendermi tutto più semplice».

Ti dispiace avere solo sfiorato la convocazione per l’amichevole con la Svezia che si giocherà al PalabancaSport? La prima volta dell’Italia in rosa a Piacenza con una piacentina in campo sarebbe stato il massimo.

«Certamente mi dispiace ma è giusto così. Sono una delle ultime arrivate, io spero solamente che la mia avventura azzurra possa continuare anche in futuro. Adesso Velasco deve testare la squadra per la Volleyball Nations League che potrebbe aprire le porte per le Olimpiadi. E se l’Italia andrà ai Giochi sono certa che farà benissimo».

Le Olimpiadi sono un altro dei tuoi sogni?

«Se parli di quelle di Parigi ti dico che è impossibile, in futuro spero proprio di sì».

Qual è l’obiettivo per il prossimo anno?

«Lo stesso delle ultime stagioni: giocarmela nel modo migliore possibile. Non è mai successo che andassi in una squadra con la certezza di essere titolare, il posto me lo sono sempre guadagnato sul campo».

La maglia azzurra è un punto fondamentale nella carriera di uno sportivo. A chi la dedichi?

«Alla mia famiglia, che mi è sempre stata vicina. Quando tutto va bene e giochi in A1 o ancora di più con l’Italia arrivano tutti a farti i complimenti. Ma da quando ho iniziato con il minivolley mia mamma, mio papà e i miei nonni mi hanno sempre portato in palestra e sostenuto in ogni momento».

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