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Cerciello: «Pensiamo sempre più in grande»

Fin troppo scontato indovinare la risposta di Vincenzo Cerciello alla domanda sul bilancio del 2013 per la Rebecchi Nordmeccanica. E’ stato l’anno in cui la sua squadra ha vinto tutto, ma soprattutto quello in cui Piacenza è passata da formazione...

Vincenzo Cerciello applaude la sua Rebecchi Nordmeccanica (f. Rovellini)
Fin troppo scontato indovinare la risposta di Vincenzo Cerciello alla domanda sul bilancio del 2013 per la Rebecchi Nordmeccanica. E’ stato l’anno in cui la sua squadra ha vinto tutto, ma soprattutto quello in cui Piacenza è passata da formazione ambiziosa inserita nel gruppo delle favorite a squadra da battere. I mesi che hanno trasformato le biancoblù in esempio da seguire per tutte le altre realtà italiane.

«Senza dubbio - spiega il presidente - per noi è stato un anno molto positivo. Da quando abbiamo cambiato la guida tecnica, portando Gianni Caprara in panchina, la nostra è stata una cavalcata trionfale, un crescendo di successi iniziato con la Coppa Italia per arrivare fino allo scudetto e alla Supercoppa. In Europa ci siamo fermati a un solo set dalla Challenge Cup, ma abbiamo dimostrato tutta la nostra forza nei play off, dove siamo riusciti ad avere ragione in due gare di
Pesaro e Bergamo per poi superare Conegliano nell’ultima indimenticabile sfida in trasferta».

La splendida scorsa stagione non vi ha saziato. In estate sono arrivati alcuni cambiamenti ma nonostante le novità in rosa avete continuato a vincere.
«La società ha dimostrato carattere, rischiando ancora di più sostituendo giocatrici molto brave con altre di livello elevato. Abbiamo capito che per fare strada anche in Europa ci sarebbe voluta una rosa competitiva non solo nel sestetto e abbiamo dato al tecnico un gruppo in grado di mettersi in luce anche in Champions. Subito è arrivata la vittoria in Supercoppa e il passaggio del turno nella competizione continentale più prestigiosa con una giornata di anticipo. L’aspetto da sottolineare è che il cammino europeo non ci ha distratto dal campionato, dove sono arrivate otto vittorie in altrettante gare».

Nel giro di pochi mesi in Italia siete diventati la squadra da battere.
«Non è facile confermarsi, soprattutto con i cambiamenti che abbiamo effettuato in estate. Però oggi possiamo dire di avere a disposizione una formazione difficile da superare. Ma rimaniamo sempre con i piedi per terra, perché per alzare al cielo i trofei non è sufficiente fare bene tre quarti di stagione, bisogna vincere le finali. Sappiamo che basta una giornata storta nel momento sbagliato per gettare al vento tutto il lavoro di mesi. E poi quando sei favorito tutti gli avversari moltiplicano le forze per batterti».

Tutti cercano di tendervi dei tranelli, ma voi fino ad ora siete stati bravissimi a evitarli.
«Sono molto contento del gruppo. Non inteso solamente come squadra, ma che comprende anche staff e società. Stiamo crescendo tutti insieme e lo stiamo facendo bene».

Qual è stato il momento in cui vi siete resi conto di aver compiuto il salto di qualità?
«La prima gara di Caprara in panchina è stato un 3-2 su Busto e in quell’occasione si era vista la mentalità giusta. Ma è stata la Coppa Italia a farci capire quale potesse essere la nostra forza; abbiamo affrontato formazioni di spessore in gare secche avendo nettamente la meglio».

Fin qui il passato, ma adesso bisogna pensare al futuro. Quali sono gli obiettivi per il 2014?
«Innanzitutto confermarci in Italia, arrivando all’ultima partita che assegnerà scudetto e Coppa Italia. Per la Champions il discorso è diverso, più avanti arriviamo e meglio è. La speranza sarebbe qualificarci per la Final four, sarebbe stupendo alla nostra prima apparizione. Poi arrivati a quel punto vedremo cosa riusciremo a fare, anche se realisticamente sappiamo che sul nostro cammino ci sono avversari durissimi da superare».
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