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Van Der Meer: «Everest compatta e c'è un gran gruppo»

Prima dell’inizio di questa stagione i più davano per favorita la squadra dell’Olandese Van der Meer, ma in pochi forse si aspettavano che il Piacenza ammazzasse un campionato in così poco tempo e chiudendo sempre largamente anzitempo tutte le...

Van Der Meer: «Everest compatta e c'è un gran gruppo» - 1
Prima dell’inizio di questa stagione i più davano per favorita la squadra dell’Olandese Van der Meer, ma in pochi forse si aspettavano che il Piacenza ammazzasse un campionato in così poco tempo e chiudendo sempre largamente anzitempo tutte le partite. In vista della sosta pasquale abbiamo fatto il punto proprio con il tecnico piacentino su questo girone di andata.

Dunque si aspettava una cavalcata di questo genere oppure era più cauto?
«Sicuramente ero più cauto anche perché non conoscendo la categoria e le squadre che dovevamo incontrare poteva anche andare peggio. Come carattere tendo ad essere sempre più prudente e circa le partite del girone di ritorno, viste quelle dell’andata, sono comunque indirizzato a tenere il più possibile alta la concentrazione pensando anche alla nostra crescita».

Sta allenando anche l’Under 20 che bene o male assomiglia molto alla prima squadra e che anch’essa guida il campionato a punteggio pieno. Si prendono pochi gol, si realizza bene in superiorità e c’è una grande condizione atletica. Cosa accomuna le due squadre?
«Tanti ragazzi dell’Under 20 si allenano sempre con la prima squadra ed almeno quattro di loro giocano sempre e stanno diventando delle pedine importanti. Le impostazioni hanno le stesse caratteristiche. Il problema dell’Under 20 è che ci sono pochi giocatori e vuoi per infortuni o vuoi per impegni scolastici ogni tanto la panchina si accorcia e questo ci può mettere in difficoltà.
Sto per questo provando ad integrare questa giovanile con quattro Under 15 che stanno facendo il loro dovere in questa categoria».

Quanto è forte questa prima squadra e quanto sono deboli i loro avversari?
«Noi come Piacenza Pallanuoto siamo abbastanza forti perché siamo soprattutto un gruppo compatto ed unito; questo ci permette di lavorare in tranquillità e serenità che poi si trasmette in partita. Io penso che al di là della tecnica e della tattica tutto dipenda sempre da quanto sia unita una squadra, se lo è e si rispettano tra di loro allora hanno poi voglia di lavorare uno per l’altro e questo nel tempo ti porta ai risultati anche se c’è ancora da migliorare. Circa i nostri avversari io ho tutto il rispetto per quello che fanno, penso che a far la differenza sia la nostra esperienza ed anche quella che io sto trasmettendo ai miei».

Comunque se anche il girone di ritorno dovesse confermare questo andamento ci sarà la Final Four. Che ne pensa di questa formula e che problemi dà al suo settebello?
«A me la Final Four lascia qualche perplessità perché dobbiamo rigiocarci tutta la stagione in una sola giornata ed in quella circostanza, dopo una stagione simile, ti rimetti in gioco anche con gli eventuali imprevisti».

Sembra che l’Everest stia comunque vivendo momenti di gloria su tutti i fronti. C’è il suo zampino in tutto questo?
«Non dovete chiederlo a me, non sono io la persona adatta a dare questa risposta; spero di sì».

Si parla di un rinnovo di contratto addirittura per quattro anni. Quindi ci sono programmi a lunga scadenza nonostante la cronica mancanza di un impianto?
«Sì ci sono dei contatti per prolungare la mia presenza a Piacenza, sperando di poter lavorare in futuro in un impianto idoneo e con spazi adatti e continuare a far crescere tutto l’ambiente».
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