Nuoto

La felicità di Giacomo Carini: «E' andata benissimo. Ma domani devo fare ancora meglio»

Il piacentino, soddisfatto per la qualificazione e per il primato personale ottenuto alle Olimpiadi, pensa già alla semifinale. «Sarà durissima, ma l'obiettivo è migliorarmi»

La grinta di Giacomo Carini alle Olimpiadi

Dal nostro inviato a Tokyo

La prima cosa che Giacomo Carini chiede quando deve rispondere alle domande è: «Mi posso togliere la mascherina?». Certo, le distanze lo consentono e soprattutto il piacentino può urlare tutta la propria gioia per un traguardo fantastico. E’ rimasto a lungo davanti alla televisione il nuotatore della Vittorino da Feltre e delle Fiamme Gialle, forse per controllare che davvero c’è anche lui fra i 16 migliori specialisti dei 200 farfalla al mondo. E probabilmente anche per godersi quell’1.55.33 che rappresenta il primato personale.

«E’ andata benissimo, sono davvero contentissimo» esordisce Giacomo. Diciamo la verità,  non avevamo dubbi.

«Non era facile arrivare alla mia prima Olimpiade in questo stato di forma. La soddisfazione è grande perché non era semplice entrare in semifinale: come avevo detto alla vigilia nei 200 delfino, quest’anno in tanti nuotano ad alto livello attorno all’1.55. Posso solo dire che cinque anni fa a Rio de Janeiro con questo crono sarei entrato in finale, a testimonianza della qualità dei protagonisti».

Lo ripete più volte, come se ci fossero dubbi: «Sono molto contento». Poi pensa già alla semifinale perché non c’è nemmeno il tempo per godersi un risultato storico, fra una ventina di ore si torna sui blocchi a caccia di una nuova impresa. «Le batterie alla sera e le semifinali alla mattina hanno già creato dei problemi soprattutto nelle gare lunghe che richiedono un grande recupero. Ho visto che hanno fatto fatica nei 400 misti uomini e nei 400 stile. Adesso vediamo di prepararci bene per ripeterci anche domani».

Sei partito alla grande restando in testa per metà gara, poi i tuoi avversari hanno recuperato e nell’ultima vasca sembrava ti risucchiassero. Invece hai trovato il guizzo per emergere anche nel finale.

«Probabilmente è la preparazione in altura o i lavori che sto effettuando, nuotando un po’ più intensamente a delfino. Alla fine ne avevo ancora e questo mi fa ben sperare. Magari domani imposterò la gara in modo differente, adesso decideremo. E sono contento per aver ottenuto anche il mio personale; era da tre-quattro anni che non riuscivo a farlo».

Hai dormito stanotte?

«Effettivamente no, ho dormito molto male. Ho cercato di recuperare oggi pomeriggio ma non ci sono riuscito. Comunque visto il risultato è andata bene così».

Come stai vivendo il Villaggio Olimpico?

«Non è un’esperienza nuovissima perché a livello giovanile avevo già vissuto situazioni simili. Certo che è davvero emozionante stare spalla a spalla con gli atleti di tutti gli altri sport e di tutto il mondo».

La prima telefonata a chi la farai?

«Al mio allenatore Gianni, alla mia famiglia e alla mia morosa. Tutti insieme in una chiamata».

La dedica?

«A chi mi ha accompagnato in questo percorso che non è stato semplice, perché sono stati tre anni duri; quando in allenamento continui a nuotare a certi livelli ma in gara non riesci a esprimerti come vorresti è complicato. Io sono stato fortunato, ho avuto tante persone che mi hanno sostenuto e dedico questo risultato a loro. Sia a chi mi sostiene da sempre sia a chi è subentrato dopo, tutto il gruppo di Verona che mi ha accolto come un bambino e io sono felicissimo di questo».

Domani devi fare ancora meglio.

«Esatto, quello è l’obiettivo. Assolutamente».

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