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«Avevo già sottolineato la pericolosità del circuito tedesco»

“Quest’anno ha vinto due titoli mondiali, ma si accorgono di Massimo solo adesso che non c’è più”. Queste le parole di Alessandro Cremona, il pilota piacentino di provata esperienza, incontrato presso il palazzo delle Federazioni a Milano, che...

Alessandro Cremona in azione-2
“Quest’anno ha vinto due titoli mondiali, ma si accorgono di Massimo solo adesso che non c’è più”. Queste le parole di Alessandro Cremona, il pilota piacentino di provata esperienza, incontrato presso il palazzo delle Federazioni a Milano, che commenta con un nodo alla gola l’incidente mortale che è costato la vita al collega Massimo Rossi in Germania sul circuito di Traben-Trarbach. Dopo il successo mondiale del 7 agosto a Kriebstein (Ger), il giovanissimo pilota veneto di San Bellino (Rovigo) si era infatti riconfermato campione mondiale a Jedovnice (Repubblica Ceca), conquistando anche il titolo Mondiale nella categoria O.350, titolo fino a quel momento detenuto appunto da Alex. Sono trascorsi ben ventisei anni da quando tutto il mondo si interessò improvvisamente alla motonautica: era il 3 ottobre del 1990 dove, a seguito di un incidente avvenuto nel corso dei Campionati del Mondo offshore a Montecarlo, perse la vita Stefano Casiraghi, alla guida del catamarano “Pinot di Pinot”. Tante anche allora, le polemiche circa le misure di sicurezza adottate durante le gare sino a quel momento, dopodiché il silenzio. E poi ancora tre anni fa con l’incidente all’idroscalo di Milano, dove perse la vita il campione italiano di Formula 2 Paolo Zantelli. Ma, come detto, è trascorso oltre un ventennio e decine di piloti italiani e non solo, hanno fatto la storia di questa amata e odiata disciplina: Guido Cappellini, Scott Gilman, Giuseppe Rossi, Tiziano Trombetta e poi ancora Alessandro Cremona, Fabio Bertolacci sino ad arrivare a Massimo.

“Giovane, di poche parole e con grande talento, non ci conoscevamo molto nel privato, ma in gara eravamo rivali di altissimo livello”, prosegue Alessandro nel ricordare il suo avversario che, per motivi di lavoro si era trasferito in Germania, e per questo aveva chiesto alla FIM (Federazione Italiana Motonautica) di poter gareggiare con licenza tedesca.Tanto dolore, tanta l’amarezza nel settore degli addetti ai lavori, che si vedono “scaraventati” sulle prime pagine di tutte le principali testate nazionali, solo perché collegati ad un incidente mortale, ad uno sport pericoloso. Ed ecco che improvvisamente tutti parlano di motonautica, tutti ne diventano esperti conoscitori, consulenti e tecnici. Che fosse uno sport pericoloso, lo sapeva bene Massimo, così come lo sanno Alessandro, Max, Giuseppe, Peter, Mario, che solo per passione, non certo per denaro, scendono in acqua sfidandosi secondo quelle che sono le regole fisiche e adrenaliniche della velocità. Tanti i piloti italiani che ogni anno portano sul podio il nostro amato tricolore, poche e rare le volte in cui si parla di loro… “Si parla tanto di sicurezza, solo adesso che è accaduto l’irreparabile, solo adesso che Massimo non c’è più; ma io stesso l’anno scorso durante la commissione piloti, in occasione dei mondiali, avevo sottolineato la pericolosità di quel circuito e nessuno mi diede ascolto”, con l’amaro in bocca Alessandro ripercorre con la memoria quel maledetto circuito, dove, probabilmente grazie anche a un po’ di esperienza in più, riuscì a gestirne le difficoltà strutturali, aggiudicandosi il titolo.

Il prossimo weekend 8/9 ottobre si svolgerà a Boretto Po l’ultima tappa del Campionato Europeo F.250 (leader della classifica, lo stesso Massimo); un finale di stagione dunque dai toni bassi e velato di tristezza: la motonautica mondiale ha perso un grande campione, una famiglia ha perso il suo giovane pupillo di quasi 24 anni.
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