Giovedì, 18 Luglio 2024
Ciclismo

E' davvero una "Coppa d'Oro". Bugno e Nibali non hanno dubbi: «Pogacar favorito». Chiappucci: «Al Tour c'è tanta pretattica»

La 16esima edizione, dedicata tutta al Vento del Tour de France, ha ospitato le grandi firme del passato. Bugno: «Il movimento italiano deve crescere ancore se vuole creare un leader». El Diablo: «La vera sfida in una corsa così non è arrivare in alto, ma mantenersi lì». Nibali l'ultimo italiano a trionfare 10 anni fa

Doppia annata straordinaria: 1991 e 1992. La scena del ciclismo internazionale è dominata da Miguel Indurain capace di vincere cinque volte consecutivamente - dal 1991 al 1995 - il Tour de France. In quelle due edizioni, dietro di lui, si alternano una coppia di campioni italiani che si scambiano il ruolo: nel 1991 il due volte Campione del Mondo Gianni Bugno chiude secondo e nel ’92 arriva terzo, Claudio “El Diablo” Chiappucci fa il contrario: terzo nel ’91 e secondo nel ’92. L’Italia si divide: finisseur, passista e versatile Bugno, scalatore purissimo Chiappucci. Nel mezzo, nel salone di Palazzo Gotico - entrambi premiati con la Coppa d’Oro - c’è il nostro Giancarlo Perini grande amico del Diablo e colui che pilotò proprio Bugno alla seconda maglia iridata nel 1992 a Benindorm.
L’occasione come detto è la consegna della 16esima Coppa d’Oro appunto a Chiappucci, Bugno, Vincenzo Nibali, il direttore sportivo Martinelli, il costruttore Ernesto Colnago e il giornalista Beppe Conti (leggi qui le interviste a Conti e Colnago), in questo caso il premio era una razdura rappresentata come una Nike alata, simbolo del vento del Tour de France, occasione di promozione imperdibile appunto per i nostri tre salumi Dop: Coppa, Salame e Pancetta.

Foto di gruppo per i premiati alla Coppa d'Oro 2016

Ma torniamo al ciclismo. Bugno si presenta puntualissimo e si aggira nel salone di Palazzo Gotico a firmare autografi, selfie e fare due chiacchiere con i fan. Ne approfittiamo anche noi. Arriva un po’ tardi in Italia questo Tour de France ma finalmente arriva con la Grand Depart. «Arriva dopo 120 anni perché non l’abbiamo voluto - ci dice il due volte Iridato - ora che l’abbiamo cercato è arrivato. E’ una bellissima occasione per tutto il territorio italiano, una mastodontica macchina di promozione per i territori che l’ospiteranno: Toscana, Emilia Romagna e Piemonte. Brave queste Regioni ad essersi aggiudicate una cosa così importante».
«Per quanto riguarda la corse - prosegue - vedremo delle belle sfide, viviamo un momento di grande passione ma quella per il ciclismo devo dire non si è mai sopita, tuttavia vedo la corsa già scontata nel suo finale: direi che battere questo Pogacar è abbastanza dura».
Milan, Ganna, Ciccone: all’Italia però manca un uomo in grado di competere sulle tre settimane. Perché? «Ci vuole una crescita costante del movimento intero per arrivare ad avere prima un campione in grado di lottare sui due grandi Giri e di conseguenza verrà fuori la squadra World Tour. Ritengo comunque che il tutto debba partire dalla crescita del movimento ciclismo nella sua interezza. Ti faccio un esempio: guarda quanto spazio stanno dando i giornali a questo Tour che parte in Italia tra una settimana. Direi poco, questo è un segnale che non aiuta la crescita del movimento».
Uno sguardo fugace ed ecco spuntare dal fondo del salone Perini, il ciclista piacentino che scortò proprio Bugno al suo secondo Mondiale. «Scusami ma è arrivato Giancarlo, non lo vedo da un po’ di tempo, corro a salutarlo, è una grande persona».

Premiati Coppa d'Oro

E in attesa che parta la cerimonia arriva anche El Diablo, al secolo Claudio Chiappucci. E subito attacca: «Vi renderete conto solamente nel fine settimana e con la partenza di lunedì che macchina enorme sia il Tour de France, devi averlo vissuto per capirlo. Quando presi la maglia Gialla credo fu uno dei momenti più stressanti, belli e particolari che ho mai vissuto in sella a una bicicletta. Il favorito? Ovviamente Pogacar, ma attenzione, al Tour c’è tantissima pretattica anche se aggiungo che Poga ha una squadra, la UAE, che è fortissima e completa».
Ma perché l’Italia, dopo Nibali, fatica così tanto a trovare un uomo da classifica sulle tre settimana. Abbiamo uno di migliori velocisti come Milan, Ganna è forse il miglior cronomen, Ciccone ha rivinto la maglia Pois, però ci manca il leader. «E’ un problema complesso da affrontare ma la base di partenza del ragionamento è svilupparsi e crescere non tanto per arrivare a correre il Tour, ma soprattutto per mantenerlo. Non è facile essere il leader in una corsa del genere, la maglia Gialla è molto pesante e questa è una gara Mondiale».

Ed spunta infine anche Vincenzo Nibali, uno dei sette italiani ad aver vinto la corsa francese e ultimo in ordine di tempo. «Tra l’altre cade proprio nel 2024 l’anniversario dei 10 anni dalla mia vittoria - spiega sorridendo - e le emozioni sono belle e ancora fortissime. E’ un evento travolgente per me lo sarà per l’Italia per questo grande omaggio che ci fa, partendo da qui. Ci sono dei ciclisti italiani che crescono con grande interesse ma non bisogna avere fretta, intanto iniziamo a prendere qualche tappa e primeggiare in alcune classifiche. Il favorito? Vingegaard quest’anno l’abbiamo visto pochissimo causa la brutta caduta in primavera, però negli ultimi due anni ha vinto dimostrando il suo valore e senza dubbio sarà lì a lottare. Dall’altra parte c’è un Pogacar che obiettivamente sta andando molto forte quest’anno, ha fatto vedere cose importanti e punta a tutto, rimane lui il mio favorito».
Un ultimissima battuta sulla nostra città. «Vedrete, il Tour vi lascerà un ricordo indelebile negli anni».

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