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Il calcio rock di Franzini: «Siamo una banda di pazzi»

«Quasi mai ho avuto la miglior difesa», piccola pausa e «però spesso ho avuto il miglior attacco, le mie squadre sono così». Il calcio di Arnaldo Franzini, fresco di promozione nella cara e vecchia Serie C unica (oggi Lega Pro) con il Pro Piacenza...

Arnaldo Franzini festeggiato dai suoi giocatori dopo la promozione in Lega Pro (fotoservizio Spreafico-Galli))
«Quasi mai ho avuto la miglior difesa», piccola pausa e «però spesso ho avuto il miglior attacco, le mie squadre sono così». Il calcio di Arnaldo Franzini, fresco di promozione nella cara e vecchia Serie C unica (oggi Lega Pro) con il Pro Piacenza, è rock. Lo dicono i numeri, lo suggerisce la stagione condotta. E' lui il principale artefice della vittoria dei rossoneri: «Ho fatto tanto gavetta da giocatore e da allenatore. Nessuno mi ha mai regalato una categoria». E' passata quasi una settimana dalla prima e storica promozione in Lega Pro e in casa Pro Piacenza si torna a pensare al campionato perché mancano due giornate alle fine e c'è un girone da onorare. Davanti un futuro complicato, il salto doppio nei professionisti impone delle scelte delicate e non a caso i vertici del club, appena ottenuta la vittoria aritmetica - giovedì scorso - hanno subito tentato di aprire un tavolo col Piacenza per parlare di una possibile unione.

Franzini, a distanza di sette giorni ha pensato meglio all'impresa compiuta?
«Credo che ci vorrà ancora un po' di tempo per metabolizzare davvero quel che abbiamo fatto. Di certo questa squadra ha compiuto qualcosa di straordinario».

Soprattutto nei modi.
«Direi di sì. Ripercorrendo a freddo il campionato e guardando i nomi dei nostri avversari, risulta pazzesco il fatto che siamo riusciti a vincere con due giornate di anticipo. Già sarebbe stata un'impresa farlo all'ultimo secondo dell'ultima partita, ma in questo modo risulta più incredibile».

La vittoria in trasferta col Pontisola è lo spartiacque della stagione?
«Difficile dirlo, certo quella di Ponte San Pietro è stata una partita che ha aumentato esponenzialmente l'autostima e la consapevolezza nei nostri mezzi. Vincere in casa loro, in quel modo (2 a 1, ndr) è stata una bella scarica di adrenalina perché abbiamo capito che potevamo fare qualcosa di importante; ma non è stato il solo svincolo del nostro campionato».

Gli altri momenti decisivi?
«A Gozzano alla seconda giornata. Arrivavamo dalla sconfitta all'esordio, nella seconda partita eravamo sotto di due reti a un quarto d'ora dalla fine e abbiamo ribaltato il risultato vincendo 3 a 2. Se lì avessimo nuovamente perso il nostro campionato avrebbe preso una strada diversa, forse. E poi gli altri due momenti decisivi sono stati il derby di ritorno vinto contro il Piacenza e la trasferta da tre punti in casa del Seregno. Due momenti chiavi in cui siamo stati aiutati da un pizzico di fortuna, ma veramente decisivi».

Se Arnaldo Franzini si volta vede un campionato di Promozione vinto, poi l'Eccellenza, la Serie D e ora lo sbarco in Lega Pro. L'avrebbe mai detto?
«Ho fatto tanta gavetta da giocatore e anche lì sono dovuto ripartire dal basso. Da allenatore ho fatto una "mega" gavetta e quindi la soddisfazione è enorme. Nessuno mi ha mai regalato nulla in nessuna categoria».

Quanto c'è del giocatore Franzini nel tecnico di oggi?
«La visione che hai da giocatore puoi averla anche da tecnico, tuttavia preferisco parlare degli allenatori che mi hanno influenzato come Giancarlo D'Astoli. L'ho avuto quando ero al Brescello e per me è stato un tecnico che, nonostante l'importante carriera che ha avuto, avrebbe meritato altri palcoscenici. Nel mio modo di intendere il gioco ci sono molti suoi insegnamenti».

Come definirebbe la sua squadra? Rock può andare?
«La definirei una squadra di pazzi, ma come piace a me. Non posso togliermi dalla testa la partita in casa dell'Inveruno: noi sotto per due volte, agguantiamo finalmente il 2 a 2 e la mia squadra cosa fa? Non gestisce il risultato, dopo la rete i miei corrono a centrocampo con la palla sotto il braccio per riprendere subito la partita e cercare il vantaggio. Poi è arrivata una sconfitta, ma la mentalità che voglio è quella».

Lo dicono i numeri di questa stagione.
«Quasi mai ho avuto la miglior difesa, spesso ho avuto il miglior attacco. Il mio calcio è così».

Però non c'è solo Franzini e la banda di "pazzi" in questa promozione, anche la società si merita un bel voto.
«Assolutamente sì, senza di loro non sarebbe successo nulla. E' fondamentale che un tecnico senta la fiducia della dirigenza. A me è stato concesso di sbagliare quattro partite di fila e non mi hanno mai fatto sentire in discussione anche se, questo aspetto, farebbe parte del gioco. Con il direttore sportivo Francani c'è un feeling indissolubile e lo stesso con Pietro Tacchini, che anni fa mi volle alla guida di questa avventura, discorso uguale per il presidente Scorsetti».

Ha già parlato del futuro?
«No. Prima onoriamo il campionato in queste ultime due partite poi ci possiamo sedere a un tavolo».

Cosa ne pensa della fusione tra Piacenza e Pro Piacenza?
«Se guardo la cosa da esterno e addetto ai lavori dico che è illogico non unirsi e andare ognuno per la propria strada».
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