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Fiorenzuola, con Piva lascia un pezzo di storia

Un altro pezzo della storia recente del Fiorenzuola lascia. Dopo 311 partite (considerando solo il campionato), due promozioni e tante altre stagioni indimenticabili per i tifosi rossoneri, Dennis Piva saluta quella che è stata per dieci anni la...

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Un altro pezzo della storia recente del Fiorenzuola lascia. Dopo 311 partite (considerando solo il campionato), due promozioni e tante altre stagioni indimenticabili per i tifosi rossoneri, Dennis Piva saluta quella che è stata per dieci anni la sua seconda casa. Sono giorni difficili per il Capitano. Giorni di lacrime sincere, diciamo pure umane, che talvolta interrompono anche l'intervista. Per la retrocessione appena incassata e per il divorzio. Un divorzio “forzato”, dovuto a un’occasione professionale che, a 32 anni, Dennis Piva non se l’è sentita di lasciare. Il presidente Pinalli e gli altri dirigenti rossoneri, che già avevano programmato l’incontro tra il Capitano e il nuovo tecnico del Fiorenzuola Salmi, hanno capito e non hanno insistito.
“Sono sincero – quando ho parlato con il presidente Pinalli e i fratelli Baldrighi – ho fatto fatica a trovare le parole giuste. Per me il Fiorenzuola è stata la squadra della vita. A Piacenza sono cresciuto, ma a Fiorenzuola ho vissuto dieci anni meravigliosi. Ho incontrato persone con le quali resterà un’amicizia profonda. In tutti questi anni il presidente Pinalli ci è sempre stato vicino, soprattutto nei momenti difficili è sempre stato presente. Luca e Daniele Baldrighi sono invece due amici veri e lo saranno per sempre. Ma voglio ricordare anche i fratelli Pighi, che ho conosciuto da un paio di anni, ma che nei miei confronti si sono sempre comportati in modo esemplare. E i magazzinieri Bongiorni e Mancini, due grandi persone”.
Solo un passo indietro e un accenno all’ultima stagione. Ad un certo punto del campionato sembravate aver trovato la quadratura del cerchio. Invece poi che cosa è successo?
“Dopo la vittoria con il Caravaggio e dopo i pareggi con Lecco e Seregno, non avrei avuto esitazioni a scommettere sulla nostra salvezza, anche senza play out. Invece la sconfitta con la Folgore Caratese, insieme all’infortunio di Sessi, ha avuto un effetto devastante. Sono riemersi i problemi di inizio stagione e non siamo più riusciti a uscirne”.
Proviamo a rivivere le tue stagioni a Fiorenzuola. Iniziamo dalla prima fase, dal 2004 al 2009.
“Della prima fase voglio prima di tutto ricordare Sandro Melotti, senza dubbio il giocatore più forte con cui abbia mai giocato. Io avevo solo 18 anni, lui 32, eppure legammo fin dall’inizio e quel legame è rimasto ancora oggi ben saldo. Della mia prima fase a Fiorenzuola voglio ricordare anche gli amici di Castel San Giovanni, Alberici e Dallagiovanna, e poi Dede Valla e Fermi: quattro giocatori davvero fenomenali. E poi Marco Orrù, un fratello, Luca Rosi e il povero Luciano Rosi, per i quali ero uno di famiglia”.
La seconda fase è quella che va dal 2012 al 2016.
“Della seconda fase ricordo prima di tutto la fantastica promozione dall’Eccellenza. Un campionato vinto da un gruppo praticamente invincibile. Un gruppo unico, probabilmente il migliore dei miei dieci anni a Fiorenzuola. Di questo gruppo voglio citare Luca Franchi, con il quale ho condiviso due promozioni, poi Daniele Pizzelli, Simone Silvestri, i guerrieri Lucci e Fogliazza, Sessi e Andrea Petrelli, io sono sempre stato il numero cinque e lui il “mio” quattro. Ma voglio anche ricordare Castagna, Molinelli e Girometta, tre amici che ho trovato nell’ultima sfortunata stagione”.
Dieci anni e tanti allenatori. Chi ti è rimasto nel cuore?
“Ho avuto un ottimo rapporto con tutti, ma con Alberto Mantelli si è creato qualcosa di unico e irripetibile. Con lui sono diventato un giocatore vero. Avrei voluto incontrarlo ben prima dei venticinque anni. Come avrei voluto incontrare prima Mariano Guarnieri, altra persona a cui sarò legato per sempre”.
Che cosa c’è nel futuro di Dennis Piva?
“Per fortuna le offerte non mi mancano, ma il lavoro avrà la priorità sul calcio. Però vorrei continuare a giocare a buoni livelli, con una società che abbia progetti seri”.
Un grazie di cuore, però, lo merita anche il Capitano. Per quella maglia sempre onorata. Per quelle (oneste) discussioni sui voti della domenica. Ma, soprattutto, per quell'umanità dimostrata ogni giorno: sul campo e fuori dal campo.
Filippo Ballerini
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