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Serie C - E' scontro totale sulla ripartenza. Insorge il fronte dello stop. Scianò: «Calcio come la politica, tengono tutto in un limbo»

Il dg dei biancorossi risponde ad alcuni tifosi su Facebook. I medici di Lega Pro parlano all'Ansa: «Pronti ad azioni clamorose», Tuttoc rilancia la notizia di un possibile sciopero. La sensazione però è che sia tutto un gioco politico per ammorbidire il protocollo medico, la Serie C se tornerà in campo lo farà solo per giocare i playoff

Guelfi (molti), Ghibellini (pochi). Si sta delineando questo tipo di scontro in Serie C e il presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, non potrà non tenerne conto quando il 28 maggio incontrerà il ministro Spadafora nel vertice tra Figc e Governo. Già nella convulsa giornata di ieri Gravina ha dato un colpo di spugna importante alla richiesta dell’Assemblea di Lega Pro (di inizio maggio) in cui 53 club su 60 votarono per lo stop (un solo astenuto e 6 favorevoli a giocare). Il giorno dopo è quello del veleno, che arriva dal fronte dello «stop».
Il direttore generale del Piacenza, Marco Scianò, con un lungo intervento sulla pagina Facebook della nostra testata sportpiacenza.it ha parlato di uno «sport, il calcio, che è come nella politica, ci tengono in un limbo, in uno status di non decisione prolungato, come le decisioni di ieri che sono un palese rimandare ad altra data in cui è priorità far ripartire la A. La ripartenza è evidente che è inapplicabile in C di fronte a medici che si dimettono in blocco, costi di riattivazione della stagione (per quali obiettivi?) insostenibili per almeno il 90% dei club che oggi si interrogano non su oggi, ma se riescono ad esserci nella stagione 2020/21, con ricavi più che dimezzati. E’ un discorso politico che si intreccia a ragioni sportive ma, ripeto, va fatta una distinzione tra le diverse Serie».
E il medico sportivo del Piacenza, da quanto raccolto, ha già fatto sapere che non si prenderebbe una responsabilità del genere.

Tuttoc.com rilancia la notizia di una chat whatapp in cui i presidenti si starebbero organizzando per uno sciopero. I medici della Serie C (che si stanno dimettendo in blocco perché per loro c’è il rischio del penale), si sono affidati all’Ansa dichiarando: «La ripresa della Serie C, con questo protocollo, è un'ipotesi irricevibile, ci potrebbero essere delle iniziative clamorose». E ancora il tecnico Pochesci non gira attorno a quello che molti individuano come il vero problema: «Si va in campo solo per il Bari, la Serie C rischia di morire».

Il fronte di chi protesta è notevolmente ampio, d’altronde in 53 si erano detti contrati alla ripresa della Serie C lasciando via alle promozioni di Monza (che sta in silenzio stampa), Vicenza (idem) e Reggina (si è detta sicura della promozione). Simone Bernardini (Dg del Fano) ha detto «ci sentiamo presi in giro e sul futuro siamo ancora più scettici», lo stesso vale Lo Monaco «impossibile ripartire» mentre Marinelli, presidente della Pergolettese ha rotto subito gli indugi: «Noi in campo non ci andremo e non capisco perché Gravina sia andato contro a quanto avevamo proposto». Fusco (ds della Samb): «Decisione che ci lascia di stucco», il collega Urbano (ds Novara): «Tornati al punto di partenza, siamo impossibilitati a programmare» e così potremmo continuare. Insomma la Lega Pro è spezzata, da una parte in molti che vogliono lo stop capitanati dal presidente Ghirelli, dall’altra pochissimi club che hanno fatto evidentemente presa su Gravina. Una cosa è certa, la Serie C non può essere equiparata a Serie A e Serie B, quindi una soluzione intermedia andrà trovata.

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Facciamo un esempio: l’Olbia come arriva sulla terraferma? Affittando un jet privato a ogni trasferta? Impensabile. Si dice, nei corridoi che contano, che la scelta di Gravina di trainare dentro la Serie C sia stata dettata solo dalla volontà di far sì che sia alleggerito il protocollo medico per la Serie A. La Lega Pro, per chiudere i campionati, non andrà in campo. Possibile la scelta di un playoff con partecipazione “volontaria”.

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