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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Serie C

Guglieri: «Il 2021 un anno fantastico. E questo Fiorenzuola si salverà»

Il capitano dei rossoneri: «Ricordo come fosse oggi il mio primo giorno al Pavesi. Il tecnico mi disse: io non ti volevo. La Serie C è durissima. Spero di restare nel mondo del calcio anche dopo avere smesso»

Vittoria del campionato, promozione in Serie C e prima parte di stagione fra i professionisti in linea con le aspettative. Probabilmente a Fiorenzuola si auguravano che questo 2021 non finisse mai per i risultati e le soddisfazioni che ha regalato alla società e a tutto l’ambiente. Ma in casa valdardese sono già pronti a nuove sfide, sempre più importanti ma anche stimolanti. A farsene portavoce è capitan Ettore Guglieri, uno che ha tatuato i colori rossoneri sulla pelle visto che si presenta al Pavesi senza sosta dal 2014.

«Il bilancio di questo anno solare – attacca il piacentino di Farini - è molto positivo. La scorsa stagione è stata fantastica, culminata con un risultato strepitoso; abbiamo approcciato alla Serie C da inesperti, in un campionato difficile e duro, imparando sulla nostra pelle quanto sia complicato giocare nei professionisti. Il lavoro da fare è ancora tanto ma i risultati stanno arrivando».

Il momento più bello del 2021 è stata la promozione o ci sono altre istantanee da mettere in evidenza nell’album dei ricordi?

«Tutti ricordano la partita decisiva, ma la nostra impresa l’abbiamo costruita con quattro-cinque giornate di anticipo, quando ci siamo guadagnati la vetta della classifica perché fino a quel momento eravamo costretti a rincorrere l’Aglianese. Anche quest’anno arriverà il periodo in cui ci troveremo di fronte a un bivio, alle gare da dentro o fuori. In quella fase abbiamo imparato che conterà il gruppo, la voglia di vincere e il fuoco che avremo dentro».

Nell’anno che si sta concludendo hai festeggiato anche le 500 partite con la maglia del Fiorenzuola. Ti ricordi il tuo primo giorno in rossonero?

«Come fosse oggi. Entro nello spogliatoio e mi comunicano che il mister vuole parlarmi. Mantelli si siede su una panca, io su un’altra e mi dice: io non ti volevo, adesso spetta a te farmi cambiare idea. E’ stato un inizio shock, poi ho capito che era il suo modo di ritenermi un giocatore importante. Era un allenatore buono e simpatico, ma molto deciso e aveva bisogno di un punto di riferimento anche in campo. Con quella frase voleva testare la mia reazione, ma non posso negare che fu un approccio molto particolare».

Ti sei mai chiesto cosa avresti fatto se non fossi diventato un calciatore?

«No. Però adesso mi chiedo cosa farò una volta smesso, anche se spero di rimanere nell’ambiente. Prima però non mi sono mai posto il problema, il mio obiettivo principale era diventare un professionista e ci sono riuscito».

Mi ci saranno stati momenti difficili.

«Altroché. Ultimo anno nelle giovanili del Piacenza, cambia il responsabile del settore giovanile e da Luporini si passa a Bini. Mi convoca e mi fa capire che non puntano su di me. Torno a casa e ne parlo con mio padre, mi volevano il Voghera, dove c’erano anche Franzini e Rastelli, e il Pizzighettone. Lui mi disse: se vuoi davvero diventare un calciatore non importa in che squadra andrai, se resti al Piacenza o cambi casacca. L’importante è essere convinto. Andai al Voghera e da quel momento mi sono tolto le mie soddisfazioni».

In questi anni sei mai stato vicino a lasciare il Fiorenzuola?

«Una volta ci sono andato molto vicino. Franzini era allenatore del Piacenza, Massimo Cerri il direttore sportivo e si infortunò il loro centrocampista Gaetano Porcino. Mi chiamarono e quella era una squadra di un altro pianeta, tanto che alla fine vinse il campionato mentre noi retrocedemmo. Ma dissi di no perché mi sarei sentito un traditore. Cosa posso farci, forse sono montato al contrario, ma sono uno più di cuore che di portafogli. Ho guadagnato il rispetto della società e loro si sono guadagnati il mio. Adesso a Fiorenzuola sono legato a triplo filo per tanti motivi».

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