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L'intervista - Ironi il pararigori, un portiere da record

Si dice che l’ultimo è sempre il più importante. Ma Tommaso Ironi fa davvero fatica a scegliere qual è stato il rigore più complicato da parare: negli ultimi quattro anni per 20 volte si è trovato da solo di fronte agli avversari...

Tommaso Ironi, portiere della Spes Borgotrebbia

Si dice che l’ultimo è sempre il più importante. Ma Tommaso Ironi fa davvero fatica a scegliere qual è stato il rigore più complicato da parare: negli ultimi quattro anni per 20 volte si è trovato da solo di fronte agli avversari pronti a calciare dal dischetto e in 16 occasioni è riuscito a respingere il tiro. Domenica scorsa è toccato al Vigolzone arrendersi alla legge del pararigori: minuto 4, fallo di un difensore della Spes Borgotrebbia, espulsione e penalty contro la formazione del presidente Russo. Le solite proteste, poi Ironi mette tutti d’accordo respingendo il tiro e permettendo alla sua squadra di vincere lo scontro salvezza 2-0. Bisogna festeggiare a dovere, così negli spogliatoi il numero uno si fa prestare un rasoio per tagliarsi la barba, fatta crescere per una scommessa e da rasare al primo successo. «Il problema - scherza - è che non vincevamo più» e Tommaso stava diventando la controfigura di Tom Hanks in Cast Away. Adesso bisogna pensare alla prossima impresa, però i capelli quelli no, non si toccano.

A questo punto è probabile che conoscendo la tua fama gli attaccanti avversari si augurino di non avere rigori a favore.
«Speriamo innanzitutto - spiega Ironi - di non subire più penalty. Ho avuto la fortuna di pararne un po’ in questi anni, adesso mi auguro che gli arbitri non indichino più il dischetto, così stiamo tutti più tranquilli».

Sedici parati su venti tentativi sono numeri importanti. Qual è il segreto di Ironi il pararigori?
«Sono sempre dell’idea che per prima cosa sbagli l’attaccante, perché se calcia bene è molto difficile respingere il tiro. Poi ci sono teorie sulle rincorse e io ho avuto la fortuna di avere preparatori che mi hanno aiutato a capire qualcosa. Certo, non è matematica, ma qualche vantaggio ce l’ho».

Quali sono queste teorie ovviamente non le vuoi dire.
«Assolutamente no, altrimenti dopo prendo sempre gol».

Non è che i tuoi difensori quando gli avversari arrivano in area commettono fallo apposta, tanto sono tranquilli della tua parata?
«Penso proprio di no. Abbiamo una gran bella difesa, salendo di categoria l’impatto non è stato semplice e oltretutto abbiamo cambiato anche metà reparto. Sono degli ottimi giocatori, ma prima o poi può capitare di commettere un’irregolarità. E succederà anche che atterri io un avversario».

Il rigore più bello che hai respinto?
«Ho parecchi ricordi. I quattro consecutivi nelle dieci gare in cui non ho preso gol a San Filippo quattro stagioni fa; danno ancora più gusto al mio piccolo record personale. Poi domenica scorsa con il Vigolzone; con un uomo in meno dopo 4 minuti pari un rigore, vuol dire che hai dato una mano molto importante alla tua squadra».

In effetti il penalty di qualche giorno fa ha un sapore particolare anche per la vostra situazione di classifica non tranquillizzante.
«Assolutamente sì. E poi siamo riusciti a portare a casa un risultato meritatissimo pur giocando con un uomo in meno».

Il tuo idolo come portiere?
«In Serie A senza dubbio Gigi Buffon. Nel mio piccolo ho avuto la fortuna di giocare con Davide Bertaccini che è stato un grande numero uno. Adesso è preparatore a Imola e nazionale di beach soccer, quando ero piccolo era il mio preferito e gli facevo da raccattapalle».

Allargando il discorso, come vedi la Spes Borgotrebbia che da neopromossa sta affrontando il campionato di Prima?
«E’ una bella squadra che ha compiuto un salto di categoria importante, una formazione giovane visto che io a 32 anni sono il più vecchio. Tecnicamente abbiamo le caratteristiche giuste per restare in Prima e il successo di domenica può rappresentare la svolta della stagione».

Avete pagato dazio all’inizio, probabilmente accusando più del previsto la nuova esperienza in un campionato superiore.
«Sì, quando non hai giocatori espertissimi lo senti, soprattutto se dall’altra parte ti trovi calciatori che conoscono bene la categoria. L’impatto è differente, ma nelle ultime gare siamo andati molto meglio; secondo me ci salveremo e potremo anche toglierci qualche soddisfazione».

Quale potrà essere l’arma in più della Spes Borgotrebbia?
«Da due anni a questa parte è il gruppo, che sopperisce a tutto. Se sbaglia il portiere ci pensa l’attaccante a segnare, se commette un errore il centravanti è il portiere che para, il centrocampista recupera un pallone e il difensore salva sulla linea. Tutti ci diamo una mano, non ci sono individualità di spicco, ma ognuno ci mette il cuore».

Se dovessi indicare una favorita? Chi vincerà il campionato e salirà in Promozione?
«Parlano molto bene della Valtidone che è composta da miei amici come Manstretta e Alberici, ma fra quelle già viste io dico il Noceto».

Sempre che non gli diano un rigore contro di voi.
«Già parato. Abbiamo perso 1-0, ma l’ho respinto anche a loro».
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