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Volpe: «Vincere perché rappresentiamo la città»

Da quando è arrivato, nell'agosto del 2011, Francesco Volpe ha collezionato 81 presenze in campionato nel Piacenza e nel suo quarto anno in biancorosso potrà puntare ad entrare nel club "dei 100" di cui fanno parte, tanto per citarne alcuni...

Francesco Volpe in azione (foto Cravedi per piacenzasera.it)-2
Da quando è arrivato, nell'agosto del 2011, Francesco Volpe ha collezionato 81 presenze in campionato nel Piacenza e nel suo quarto anno in biancorosso potrà puntare ad entrare nel club "dei 100" di cui fanno parte, tanto per citarne alcuni, calciatori come Caccia, De Vitis, Maccoppi e Papais. «Non vedo l'ora di tagliare questo traguardo - dice l'attaccante napoletano - perché significherebbe entrare nella storia del club». Riparte la stagione e Francesco Volpe è ancora lì, a guidare un gruppo totalmente cambiato, ma dove ha ritrovato quel Monaco con cui aveva condiviso un'annata rimasta nei cuori di tutti i tifosi; l'ultima prima del fallimento. Prosegue senza sosta il suo matrimonio con la società di via Gorra: «Adoro questa città e la sua gente» ma non nasconde l'ambizione «dopo tre anni nei dilettanti ho voglia di tornare nei mondo dei professionisti e lo voglio fare con la maglia biancorossa».

Sensazioni dopo cinque giorni di preparazione?
«Molto positive. Ovviamente è tutto diverso rispetto la passata stagione, Baggi ci sta facendo lavorare davvero tanto ma siccome sono già passato nel 2011 sotto i suoi ordini, posso tranquillamente dire che gli effetti positivi della sua preparazione si vedranno nell'arco del campionato».

Annata che non si prospetta più facile delle altre: l'obiettivo è sempre uno.
«Puntiamo al ritorno in Lega Pro ed è un'arma a doppio taglio. Da un lato siamo più esperti, conosciamo meglio la categoria noi giocatori, la dirigenza e anche i tifosi. Il lato negativo è che siamo favoriti, ci chiamano Piacenza Calcio e quindi contro di noi tutti giocheranno alla morte».

Solita questione?
«Noi rappresentiamo la città di Piacenza, la sua gente e i suoi tifosi. E' normale che attorno a noi ci siano sempre delle aspettative».

E Volpe ritrova quel Francesco Monaco con cui, per poco, non riesce il miracolo salvezza tre anni fa.
«E' stato bello tornare dalle vacanza e rivedere il mister qui al campo. Da lui non mi aspetto alcun trattamento speciale, è un professionista a trecentosessanta gradi, ed è un tecnico di altra categoria. Il nostro vero valore aggiunto».

E' una squadra più fisica rispetto a prima?
«Sicuramente sì, ci sono centimetri, muscoli e qualità. Soprattutto c'è tanta esperienza grazie a giocatori come Mei, Colicchio, Mauri e Nichele che è davvero forte».

Quarta stagione qui, ormai sei il veterano della squadra.
«Non mi sono mai fermato più di una campionato in una città, a Piacenza inizio il quarto anno. E' una scelta mia, fatta molto tempo fa, insieme alla società che ringrazierò sempre. Questa estate avevo delle richieste ma la priorità è sempre andata a questo club».

Come sta Francesco Volpe?
«Bene, sono motivato e carico. Sinceramente tre anni nei dilettanti si fanno sentire, sebbene qui sia tutto di un altro livello. Il mondo dei professionisti mi manca e voglio tornare in Lega Pro con questa maglia».

Errori da non ripetere?
«L'anno scorso abbiamo commesso diversi errori dettati più che altro dall'inesperienza figlia di un campionato che molti di noi, società compresa, non avevano mai fatto e purtroppo ci siamo sistemati quando la frittata era fatta. Dobbiamo semplicemente far tesoro di questi sbagli, consapevoli che troveremo sempre almeno due o tre squadre che se la giocheranno con noi fino alla fine a prescindere dal nome o dal girone».

E' la stagione in cui puoi raggiungere le 100 presenze in campionato, ci pensi?
«Non vedo l'ora. La gente di Piacenza mi vuole bene, lo sento, e io ne voglio a loro perché se sono qui, oggi, è grazie ai tifosi e alla persone di questa città. Sono felice di poter entrare a far parte della storia di un club così glorioso».

Come ti sei trovato con il direttore sportivo Bottazzi?
«Ci voleva una persona così perché è sopra alle parti e ragiona solo per il bene della società, inoltre ha fatto un ottimo mercato».
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