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Un grande tecnico fatto fuori da una pretestuosa ingratitudine. I derby rimangono il capolavoro. L’editoriale

Arnaldo Franzini lascia il Piacenza dopo 5 stagioni. I suoi numeri sono da capogiro: 322 punti, 79% di risultati utili. Ha raccolto i biancorossi da perdenti in Serie D e li ha portati fin sulla soglia della promozione in B. Paga lo strappo con i tifosi. Il doppio derby vinto rimane il capolavoro.

Arnaldo Franzini dopo il derby vinto 3-0

PROFILO VINCENTE
C’è poco da sindacare su questo punto. Franzini ha sempre avuto un pregio: centrare gli obiettivi facendo meglio di quanto gli fosse chiesto. Ce lo ricordiamo agli albori di sportpiacenza, più di dieci anni fa, quando gli misero in mano in Promozione il BettolaPonte con la missione di portarlo in Serie D. Detto fatto nel giro di due anni. Dopodiché, una volta raggiunta la D, partì il progetto Atletico Pro Piacenza: salvezza, bel campionato e vertice gli dissero i dirigenti rossoneri. In tre anni fece molto di più: una salvezza tranquilla, lottò al vertice nel secondo, mentre al terzo centrò l’impresa di portare in Serie C una piccola squadra di quartiere. L’anno successivo partì con un -8 in classifica, senza attaccanti e una squadra costruita con due spicci. La salvò puntando tutto sul gruppo.
Dopo iniziò l’avventura al Piacenza che lo chiamò al termine di due stagioni perdenti in Serie D. Un solo obiettivo: tornare immediatamente in C. Anche qui Franzini fece di più: centrò la promozione aritmetica a metà marzo (era ancora inverno) staccando il record “all time” di punti (96) nella D a 20 squadre con una rosa interamente allestita sotto le sue indicazioni. Una volta in Lega Pro gli dissero di salvare il Piacenza al primo anno e invece chiuse sesto portandolo fino agli ottavi dei playoff al Tardini contro il Parma. La seconda stagione partì zoppicando, crebbe nel finale fino al playoff perso contro la Sambenedettese. Al terzo anno aumentarono le ambizioni: lottare al vertice nella stagione del Centenario biancorosso. Arrivò a 180 secondi dalla promozione in B e il Piacenza, per forza complessiva, era sì e no da terzo posto. L’unico rammarico è la finale playoff persa col Trapani, lì si doveva e poteva fare molto meglio, come anche a Siena a dir la verità.
E poi c’è quest’anno che, francamente, rimane valutabile solo per metà e dove si è probabilmente consumato il ciclo piacentino.

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