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«Stroppa il migliore per distacco. Piacenza-Foggia 5-4? Inno al calcio». Roberto Gregori ci racconta il suo biancorosso.

Giornalista classe 1954. E’ un personaggio che ha scritto e descritto parte della nostra storia. «Iachini lo metto a livello del “primo Cagni”. Inzaghi? Deve molto a De Vitis, è Totò che gli ha insegnato ad aggredire sempre il primo palo nell’anno di B».

Roberto Gregori

datei_s-6Tra foto e oggetti sacri, tra campioni e talenti che hanno iniziato a giocare in strada, affrontiamo un nuovo tema nella nostra rubrica dei “Migliori anni” del Piace. Questa volta abbiamo fatto uno strappo alla regola - ne facciamo molti, ma la situazione lo richiede, ci perdonerete - e abbiamo per un attimo accantonato i giocatori per dare spazio a chi, questi calciatori, li ha raccontati e vissuti da una prospettiva diversa, quella della stampa.
Il giornalista Roberto Gregori ha fatto il salto della staccionata passando nell’altra metacampo, è capo ufficio stampa del Piacenza Calcio e Team Manager. Oggi “sgrida” - simpaticamente parlando - ma ieri era quello che piantava “mazzuolate” da capogiro. Quella di Roby è stata una delle firme più prestigiose e seguite nei ruggenti anni 90’ (anche un po’ prima e un po’ dopo), graffiante e brillante come piace a noi, risponde al detto “prendere o lasciare”. «Oh, una volta ho detto a Somma che secondo me era un tecnico naif - ci dice ridendo a crepapelle - e me ne ha dette di tutti i colori. Pensava che “naif” fosse un’offesa. Alla sera mi ha telefonato per chiedermi scusa. La figlia aveva controllato sul vocabolario. Quel fatto però non riesco a levarmelo dalla mente, cioè che ignorasse completamente il significato di quella parola».
Istrionico, simpatico, spigoloso. Cantore di battaglie, diverso, penna raffinata. E’ un personaggio che ha scritto e descritto parte della nostra storia quindi rientra a pieno titolo nello spirito della rubrica che punta a strappare un sorriso e un momento di leggerezza in questi giorni tristi.

Roberto Gregori, classe 1954, giornalista da sempre. La prima partita del Piacenza che hai raccontato?
«Assolutamente non la ricordo».

Scherzi?
«No no».

Partiamo male. Grosso modo il periodo? Cioè, noi lo sappiamo ma l’intervistato sei tu.
«Un paio d’anni prima dell’arrivo di Gigi Cagni, credo fosse il 1988 ora che ci penso bene. Poi sono stato quasi 25 anni al seguito della squadra e mi sono fermato poco prima del fallimento».

Beh, hai attraversato gli anni migliori.
«Fu una grande gioia poter assistere da una postazione di osservatore privilegiato a quel magico periodo. Quei campionati portarono anche a un cambiamento radicale del piacentino».

Migliori Anni Hubner-2

Siamo già fuori tema dopo quattro domande ma spiegaci meglio, il “cambiamento radicale” ci interessa.
«Prima della Serie A a Piacenza era tacitamente lecito tifare per due squadre. Avere la solita big e poi il Piace. Dopodiché, una volta in A, gli scenari sono cambiati. Io ad esempio sono juventino e quando il Piacenza affrontò per la prima volta la Juventus capii di tifare biancorosso e non bianconero».

Domandone: momento più importante?
«La regola mi impone di rispondere Cosenza, la prima promozione in A. Giornata memorabile. Tutti abbiamo un ricordo molto molto nitido di quel pomeriggio».

Già, ma a noi interessa sapere cosa pensi se non ci fosse la “regola”.
«A me rimane impressa la giornata negativa di San Siro. Milan-Reggiana: col pareggio ci giocavamo lo spareggio, scusate il gioco di parole. Sono lì a far la cronaca della partita per la radio e man mano che passano i minuti avevo delle sensazioni strane, percepivo che ci stavano defraudando di qualcosa. Non lo dimenticherò mai».

Poi ci arriviamo, ora proseguiamo in ordine sparso. Il miglior giocatore che hai visto?
«Detto che Maradona è inarrivabile, dico Laudrup».

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