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Stefano Gatti a gamba tesa: «Basta dire che il Piacenza è stato salvato dalla non iscrizione. Io e mio fratello l'avevamo garantita»

L'ex presidente onorario, oggi main sponsor. «Sono stufo di sentire e leggere che il Piacenza non si sarebbe iscritto ed è stato salvato. La mia famiglia, in caso di non cessione delle quote, aveva dato la sicurezza di proseguire ma con un budget diverso»

datei_s-6«Sono ormai settimane, per non dire mesi, che mi tocca sentire o leggere in diverse interviste che il Piacenza Calcio ha rischiato di non iscriversi al termine della scorsa stagione e mi sono francamente stufato di sentire queste frasi. Vorrei precisare a tutti i tifosi del Piacenza che il club si sarebbe iscritto in qualunque caso al termine della passata stagione, certamente non con il budget degli ultimi anni, ma la mia famiglia avrebbe sicuramente portato avanti la vita della società». Firmato Stefano e Marco Gatti.
La dichiarazione arriva a caldo dall’ex presidente onorario Stefano Gatti, oggi main sponsor della società con la sua Steel Acciai ma fino a pochi mesi fa azionista di maggioranza, insieme al fratello Marco, del club di via Gorra ceduto a Roberto Pighi nel mese di giugno.
Il nocciolo della questione che ha fatto scattare la molla di Stefano Gatti è la continua dichiarazione, in trasmissioni televisive e interviste, che il Piacenza “è stato salvato dalla mancata iscrizione”. E Gatti ha voluto intervenire dopo mesi per chiarire questo punto.
«Detta così, come leggo e ascolto da mesi, sembra che io e mio fratello avessimo deciso di abbandonare la società dalla mancata iscrizione in Serie C e che qualcuno l’abbia salvata. In realtà non è assolutamente così, questa è una narrazione sbagliata dei fatti. Noi avremmo garantito l’iscrizione della squadra lo scorso luglio, tant’è che siamo ancora main sponsor al fianco della società, se non ci fosse stata la possibilità di cedere le quote. Quindi basta con questa storia che “qualcuno ha salvato il Piacenza”. Lo ha salvato da che cosa? Perché le due vie nello scorso luglio erano chiare: se la nuova proprietà avesse voluto andare avanti allora gli avremmo ceduto la maggioranza delle quote altrimenti, nel caso di un no, saremmo andati avanti come negli 8 anni precedenti, chiaramente con un impegno economico diverso. Ma non diciamo che il Piacenza è stato salvato dalla sparizione perché questo è falso, non saremmo mai e poi mai arrivati a questa soluzione e sono stufo di sentirlo dire o di leggerlo perché fino a prova contraria la nostra fideiussione era già lì».

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