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«Se parliamo di eternità e Paradiso è grazie ai racconti del Vangelo». Ciao Davide Reboli, fai buon viaggio. VIDEO

Oltre duemila persone allo stadio Garilli per il funerale dello storico capo della curva Nord Piacenza scomparso la scorsa settimana. Delegazioni di tifoserie da tutta Italia e anche dall'Europa. Tra i presenti Pippo Inzaghi

Sette giorni fa, allo stadio, la grandinata improvvisa al termine di Piacenza-Feralpì fu letta da qualcuno come un segnale di Davide dal cielo. Il suo modo di farci sorridere, con un ultimo scherzo. Sette giorni dopo, in un sabato tipicamente piovoso, un altro segnale: uno squarcio di sole sul suo funerale che si è tenuto allo stadio questa mattina, davanti alla sua curva, alla sua gente, ai suoi tifosi, amici o semplici conoscenti che hanno voluto essere presenti all’ultimo saluto prima del viaggio verso la Curva Paradiso dove ritroverà il fratello Marco, scomparso nel 2018, e i tanti cuori che hanno portato lassù i propri colori: il bianco e il rosso.

E’ stata una funzione composta, rotta solo dalle lacrime, con delegazioni di tifosi che sono arrivate da ogni angolo d’Italia e alcune perfino dall’Europa. Le persone hanno iniziato a radunarsi nel piazzale fin dal primo mattino per la liturgia cristiana. La scorsa settimana c’era stata la liturgia laica, quella tutta ultras, sempre in Curva con la tifoseria a salutarlo a colpi di cori, bandiere e fumogeni. 
Oggi non era così, oggi era il tempo del silenzio, delle lacrime, dal saluto all’uomo che spesso si spese in prima persona insieme ai ragazzi della Curva Nord per aiutare chi ne aveva bisogno: ricordiamo, tanto per citarne alcune, le raccolte fondi in favore degli alluvionati e terremotati, oppure per la Casa di Iris a cui teneva in particolar modo. E i regali ai bambini del reparto di Pediatria dell’Ospedale.

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Certo, poi c’era il suo essere un punto di riferimento per la tifoseria biancorossa per quasi 40 anni, uno degli ultimi rappresentati dei curvaioli anni 80’ e 90’, c’era il Davide goliardico che strappava risate a non finire nelle trasferte, con la sua “haka” o la “messa” ma quella era solo una parte di una persona che si spendeva volentieri per aiutare gli altri. Fin dalle 9.30 il piazzale si anima, tifoserie da ogni angolo d’Italia. Non faremo elenchi perché non vogliamo dimenticare nessuno.

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La funzione religiosa si è svolta come detto in un silenzio composto, quasi duemila e forse oltre, a occhio, le persone presenti che si sono disposte in rigoroso ordine nel settore Rettilineo mentre don Tagliaferri, di San Giuseppe Operaio e la bara erano sulla pista di atletica. Al fianco il Piacenza Calcio al gran completo, sui gradoni presente anche Pippo Inzaghi.

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Il funerale è stato veloce, bella l’omelia di Tagliaferri che ha ricordato a tutti che «se siamo qui a cantare o scrivere di eternità e Paradiso lo dobbiamo ai racconti del Vangelo». Poi il silenzio, rotto dagli applausi e dai cori. Il momento più toccante quando è stata caricata la bara sul carro funebre, un giro attorno allo stadio con sosta sotto la Curva Nord. Poi ancora sotto al Rettilineo.

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Tutti hanno gli occhi gonfi di lacrime e infine un’ultima sosta, breve, ancora sotto alla Nord per poi uscire dallo stadio e affrontare l’ultimo, vero, grande viaggio. E sui gradoni rimane lo striscione “e come ogni fine settimana... danza maori”. 

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