Mercoledì, 22 Settembre 2021
Piacenza Calcio

Piacenza - Pighi ironico: «Più probabile l'arrivo di un fondo americano che l'aiuto degli imprenditori piacentini»

Il presidente a tutto campo. «Chi ci ha cercato è stato solo per far diventare il Piacenza un club satellite, sul fronte degli aiuti o degli ingressi direi zero. Con questi presupposti non possiamo pianificare granché». Rigolli su Scianò: «Lui ds? Ci incontreremo e deciderà»

Il presidente Roberto Pighi (foto Trongone)

Tra i più felici al Silvio Piola di Vercelli c’era il presidente Roberto Pighi, che ha raccolto il timone del Piacenza la scorsa estate - dopo il saluto dei fratelli Gatti, che sono rimasti come main sponsor - con davanti la stagione più difficile degli ultimi anni, senz’altro la più incerta.
Difficile perché è stato il presidente che comunque ha dovuto ridimensionare abbassando l’asticella degli obiettivi dopo due anni, incerta perché a causa della pandemia molti aspetti della stagione potevano andare fuori controllo: e lo sono andati. Cluster Covid (tutti ricordiamo la drammatica giornata di Carrara con i tamponi a mezzanotte, la partenza in mattinata e il pranzo al sacco), budget ipotetici (l’incertezza degli spettatori e il protocollo sanitario), poi la positività al Coronavirus di Manzo e Di Battista che li ha costretti a un mese di lontananza dalla squadra. E ancora la squadra che stava sprofondano e lo strappo col progetto estivo per tornare a qualcosa di più concreto, dentro un tecnico pragmatico come Scazzola e interventi mirati sul mercato per dare muscoli ed esperienza a una squadra molto (troppo) giovane e inesperta.
Insomma, una stagione non facile per la prima da presidente, terminata con la soddisfazione della rimontona salvezza. E ora? A parlare è lui stesso, in compagnia dei soci di minoranza Polenghi e Rigolli.

«Scazzola ha giocato in sostanza con otto undicesimi della stessa squadra che aveva Manzo, la differenza l’hanno fatta i due difensori arrivati a gennaio, Marchi e Tafa. Questo vuol dire che Di Battista ha fatto un buon lavoro, mentre Manzo è andato male per diversi motivi difficili da analizzare. La scorsa estate io e i due soci, Polenghi e Rigolli, abbiamo accettato il progetto che ci è stato presentato dal dg Scianò. Siamo passati da un budget di 2.1 milioni di euro e abbiamo chiuso a 3 milioni. Ora molto dipende da cosa ci risponderà il comune sulla questione del Garilli, chiediamo che almeno ci venga riconfermato il canone degli anni scorsi, inoltre c’è tutta la questione della logistica per le giovanili che continua a non trovare pace. Dipenderà anche da cosa ci risponderanno da Roma per la questione dei contributi sul minutaggio dei giovani, se sarà ridotto faremo le nostre valutazioni. Cessioni? Non siamo con le pezze in fondo alle braghe (il termine utilizzato è ben più colorito, ndr) quindi aspettiamo delle offerte per Corbari, Lamesta, Gonzi e altri. Se arrivano offerte le valuteremo, altrimenti saranno tenuti qui».

Interviene anche Rigolli: «Non abbiamo commesso errori, se proprio vogliamo possiamo aver sbagliato possiamo dire che abbiamo commesso una leggerezza “di giovinezza”. A gennaio ci siamo chiusi, con poche parole e molto coraggio abbiamo lasciato a casa Manzo e Di Battista ma abbiamo rilanciato per cercare di raggiungere, andando oltre al progetto del bel gioco, il nostro primo obiettivo: cioè la salvezza».

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