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Piacenza - Zanardo: «Bello l'entusiasmo dei tifosi»

È una squadra con tanti volti nuovi il Piacenza di Francesco Monaco. All'ombra del "Garilli" sono arrivati parecchi giocatori e, tra questi, uno dei più attesi è senza dubbio il fantasista Paolo Zanardo. Reduce da una stagione trionfale con la...

L'attaccante Paolo Zanardo (foto messaggeroveneto)-3
È una squadra con tanti volti nuovi il Piacenza di Francesco Monaco. All'ombra del "Garilli" sono arrivati parecchi giocatori e, tra questi, uno dei più attesi è senza dubbio il fantasista Paolo Zanardo. Reduce da una stagione trionfale con la maglia del Pordenone (vittoria di girone e poule scudetto) nella quale è sceso in campo 27 volte segnando 9 reti, il giocatore nato 32 anni fa a Conegliano Veneto è, per sua stessa ammissione, «molto carico e voglioso di arrivare al top per la prima giornata di campionato». Come vocazione è una seconda punta, ed ha una certa confidenza con il gol, come dimostrano i numeri della sua lunga carriera: 117 gol fatti tra serie D e C. Ora, all'apice di una carriera che gli ha riservato diverse soddisfazioni, ha l'occasione di essere uno degli artefici della rinascita del Piacenza Calcio. «I miei primi giorni in biancorosso mi hanno dato sensazioni molto positive - ci ha confidato - ho percepito un grande entusiasmo dai tifosi fin dal primo giorno di allenamento».

Che giocatore è Paolo Zanardo?
«La mia posizione in campo preferita è la seconda punta, un ruolo che mi permette d'inserirmi con continuità, anche se là davanti mi è capitato di giocare in tutti i ruoli. Sono destro di piede e nell'ultima stagione sono stato più assist man che goleador, anche se in passato ho segnato molto. Purtroppo non sono molto forte di testa».

Vieni dal Pordenone, dove hai vissuto una stagione gloriosa. Cosa aveva di speciale quella squadra?
«Era una squadra dove c'erano giocatori molto bravi, ma la vera arma in più è stata la forza del gruppo. Fin dal primo giorno ci siamo trovati a meraviglia: in campo ci divertivamo e stavamo bene insieme anche fuori, quando uscivamo alla sera. Credo che il gruppo sia una componente molto importante, specialmente nei momenti difficili».

Che impressione ti ha fatto mister Monaco?
«Mi è sembrato un grande professionista e una persona molto rispettosa delle regole. So che ha sempre allenato nei professionisti, ma questo non è problema, anzi, è un vantaggio. Non conosce la categoria? Il mister può contare sull'esperienza di tanti giocatori che hanno sempre fatto questo campionato e su quella del direttore Bottazzi, anche se credo non ne avrà alcun bisogno. Capirà lui stesso come calarsi nella realtà della serie D».

Come si stanno svolgendo gli allenamenti?
«Abbiamo da subito iniziato a lavorare molto duramente sul piano atletico. Ma si sa, in preparazione è sempre così. In vista della prossima amichevole avremo le gambe un po' imballate, ma l'importante è arrivare al top per il 7 di settembre».

Pensi che la squadra sia competitiva?
«Personalmente, a parte Nichele che era con me a Pordenone, non ho mai giocato con nessuno dei miei nuovi compagni. Ad ogni modo, comunque, tanti giocatori che sono qui hanno vinto il campionato l'anno scorso e sono nomi molto quotati per la serie D, quindi saremo sicuramente competitivi. Poi, chiaramente, è necessaria la prova del campo e in questo senso avremo le prime risposte dalle amichevoli».

Obiettivi personali?
«Fare tre punti ogni domenica. Non sono uno che guarda molto a quanti gol fa uno e quanti gol fa l'altro, l'importante è che la squadra vinca».

In che gironi preferiresti giocare?
«Ho sentito da un mio ex compagno, giocatore del Bogliasco, che nel girone piemontese-ligure ci sono diverse squadre che si stanno attrezzando. Degli altri gironi, però, non so nulla. Io ho giocato sempre nel girone veneto, tranne un anno in quello emiliano. Sicuramente, con i tanti giocatori che arriveranno dalla serie C, assisteremo ad un campionato molto livellato».

Tu hai fatto sia la serie C che la D, che differenze ci sono?
«Ovviamente ci sono differenze sia a livello tecnico che a livello fisico, oltre a ritmi di gioco diversi. In serie D, inoltre, hai a che fare con molti giocatori giovani e devi essere bravo a dar sempre loro una mano guidandoli nelle difficoltà».
Marcello Astorri

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