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Sabato, 26 Novembre 2022
Piacenza Calcio

Piacenza - Undici anni fa ci lasciava Gian Nicola Pinotti, una delle figure più amate dai cuori biancorossi

I confronti tra lui e Gigi Cagni in macchina nei post partita, le telefonate da una stanza all'altra quando litigavano. Riproponiamo l'intervista integrale ai figli Davide ed Elia, presente nel romanzo "Ritratti di una maglia", in cui raccontano una delle figure più amate del Piacenza Calcio

C’era qualcuno in particolare nel suo cuore?

«Erano tutti nel suo cuore ma con Papais c’era un rapporto speciale, forse perché Giorgio ha abitato a San Nicolò. Con lui andava a caccia, a pesca e ci giocava a bocce. E poi Totò De Vitis, però aveva un rapporto eccezionale con tutti. Mi ricordo delle cene a casa mia in cui si scherzava e si rideva».

Acireale-Piacenza?

«Finita la partita ci furono problemi con i biglietti dell’aereo e io ero andato a vedere la partita perché facevo il militare a Catania. Li raggiunsi in albergo, era una festa unica, tutti a bordo piscina. Marchetti si arrabbiò davvero perché spesero tanto, che serata. Il Piacenza aveva già vinto il campionato ma si festeggiava la promozione lo stesso, tutti con i tovaglioli legati al collo. Ma penso anche alle trasferte sul pullman con i giocatori che si mettevano dietro a giocare a carte e lui che diceva “tranquilli al mister ci penso io”».

Inzaghi?

«Pippo aveva un rapporto particolare con mio padre. Quando tornò a Piacenza nella stagione 94-95 all’inizio giocava poco. Mio padre lo assecondava, gli spiegava, lo guidava. Pippo ha capito tutto questo e infatti, ancora oggi, se c’è qualcosa in memoria di Pinotti lui può trovarsi anche dall’altra parte del mondo ma prende l’aereo e ci raggiunge. Persona splendida lui e la famiglia. Ci sono sempre stati vicino».

Stessi pensieri per te, Elia.

«Mio padre era un uomo vero ed è per questo che è nato un gran rapporto tra lui e Gigi Cagni. Si trovavano. Pensa che una volta, alla Sampdoria, avevano litigato e si telefonavano da una stanza all’altra per dirsele. Tra loro erano schietti, sinceri e diretti».

Incredibile come tutti lo ricordino.

«Era un bravo portiere ma è stato ricordato più come uomo, sebbene come sportivo vinse anche dei campionati. Pensa che al suo funerale arrivarono tifosi fin da Foggia, aveva lasciato un bel ricordo anche laggiù».

Lui e Cagni?

«Due vasi comunicanti. A parte che mio padre stava sempre dalla parte dei calciatori, allo stesso tempo loro sapevano che potevano contare su di lui perché sapeva cosa dire e cosa non dire al mister. Alcune cose sono rimaste lì tra lui e i calciatori. Per questo tutti si fidavano di lui, sapevano che non era un ruffiano».

Un allenatore in seconda un po’ anomalo?

«Sì è vero perché preparava i portieri ma allo stesso tempo era il vice di Cagni e il raccordo tra il tecnico e lo spogliatoio. Un ruolo a tutto tondo».

Una cosa che ti ha fatto ridere?

«Ritiro a Serina, io ero piccolo. Vanno a pesca. Bobo Maccoppi cadde nel torrente gelato. Quella scena non me la posso dimenticare. Ricordo anche molto volentieri le partite che guardavo sulla pista di atletica, con mio padre, dietro alla porta. Ero piccolo, percepivo le cose diversamente, che bello».

C’è una cosa?

«Sì. Spesso capitava che quando mio padre riportava a Cagni i pensieri dello spogliatoio, quegli stessi pensieri coincidevano con quelli del mister. Questo per dirti il meccanismo perfetto che era quella squadra. Con Papais aveva un rapporto particolare ma anche con Totò, il capitano per eccellenza».

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