Piacenza Calcio

Piacenza - Undici anni fa ci lasciava Gian Nicola Pinotti, una delle figure più amate dai cuori biancorossi

I confronti tra lui e Gigi Cagni in macchina nei post partita, le telefonate da una stanza all'altra quando litigavano. Riproponiamo l'intervista integrale ai figli Davide ed Elia, presente nel romanzo "Ritratti di una maglia", in cui raccontano una delle figure più amate del Piacenza Calcio

Undici anni fa ci lasciava Gian Nicola Pinotti, uno degli artifici del grande Piacenza che conquistò la Serie A nella stagione 1992/1993, uno dei personaggi più amati nella storia del club biancorosso. Per l’occasione riproponiamo, in versione integrale, l’intervista che i figli Davide ed Elia hanno rilasciato un anno fa alla nostra testata, intervista che è presente nel romano “Ritratti di una maglia”, una serie di dialoghi con gli eroi che fecero la rivoluzione biancorossa.

Il portiere su e giù cammina come sentinella.

Il pericolo lontano è ancora.

Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora

una giovane fiera si accovaccia

e all’erta spia

dialogo con ELIA E DAVIDE PINOTTI

Nessuno ha mai descritto il portiere meglio di Umberto Saba nel Canzoniere, Volume III, Parole. Chissà se piaceva anche a Gian Nicola Pinotti - sicuramente sì, è amata da tutti i portieri - numero 1 tra Piacenza, Foggia, Torino, Pescara (tra le altre eh) ma, soprattutto, icona del Piacenza come preparatore degli estremi difensori e vice di Gigi Cagni per 15 anni. Lo ha seguito ovunque, ma c’è un particolare che ci incuriosisce e qui arriviamo al dunque: questo viaggio nel mondo di Nicola, che ci ha lasciato nel 2010, si rende necessario perché nessuno - e sottolineiamo nessuno - dei grandi ex del Piace che abbiamo intervistato si è dimenticato di ricordarlo.

Addirittura c’è chi, non avendo avuto occasione della domanda, ci ha richiamato per dirci “ehi, ricorda Pinotti. Ci tengo”. Papais lo ha messo tra le due persone che più stimava, per esempio. Ma come facciamo a fare un’istantanea di Pinotti? A raccontarci chi era e cosa ha significato per il nostro mondo è la famiglia, in testa il figlio Davide che racchiude, nelle sue parole, i pensieri della sorella Marica e mamma Loretta, insieme a lui c’è il fratello Elia. E sì, perché il miracolo Piacenza non fu costruito solo da una dirigenza sapiente ed equilibrata, da uno spogliatoio più unico che raro o da un tecnico che potremmo definire uomo giusto al posto giusto e nel momento giusto. Quella favola prese corpo grazie a tutti gli attori, tant’è che nelle nostre interviste tutti ricordano non solo Pinotti ma anche massaggiatori, magazzinieri, collaboratori e chi più ne ha più ne metta.

Significa che tra le pagine chiare e le pagine scure qualcosa è rimasto, forse, anche più di qualcosa. «Sai perché trovo tanta soddisfazione in quello che era e che ha fatto mio padre? Perché se dopo trent’anni siamo ancora qui a parlarne vuol dire che ha fatto davvero qualcosa di buono, lo ha lasciato nei ricordi». Vero. «Pensa che bella una diretta Instagram tra lui e il Moro, mamma mia li ci sarebbe da crepare dalle risate». Questo è Davide. Poi c’è Elia, più giovane di dieci anni. «Mio padre era un uomo vero ed è per questo che è nato un gran rapporto tra lui e Gigi Cagni. Si trovavano. Pensa che una volta, alla Sampdoria, avevano litigato e si telefonavano da una stanza all’altra per dirsele».

Era mio padre. Gigi Cagni per Nicola Pinotti e Nicola Pinotti per Gigi Cagni. L’uno la fortuna dell’altro inseriti in uno spogliatoio dai meccanismi perfetti.

Partiamo Davide?

«Sì dai».

Chi era tuo padre?

«Subito una domanda facile…».

E’ una figura che ci stuzzica, l’avremmo intervistato davvero molto volentieri. Raccontacelo tu.

«Ti direi che anni fa, quando morì, Gigi Cagni pubblicò sul suo blog una fotografia perfetta di mio padre. Era una persona apparentemente burbera, grande e grossa, uno di quelli che ti studiano con lo sguardo».

Il tipico piacentino, d’altronde è di Calendasco.

«Sì e no, nel senso che lui, forse perché giocò molto al sud, era uno che voleva sempre la casa piena di gente. Cene di qui, feste di là, chiacchiere da una parte e dall’altra».

Una persona molto buona da quanto ho capito.

«Sincero, onesto e buono. Se gli chiedevi una mano te ne dava due solo perché non ne aveva dieci a disposizione sennò te le avrebbe date tutte. Col suo lavoro spesso non era a casa ma non ci ha mai fatto mancare mezza virgola sebbene, magari, fosse all’altro capo d’Italia. Diciamo che aveva una grande personalità».

Portieri: gente originale e molto particolare.

«Si dice siano un po’ estroversi ed è vero ma nella sua “pazzia” ha lasciato un bel ricordo a tutti. Sai cosa?».

No.

«Ti diceva in faccia le cose positive e quelle negative».

pinotti caricatura

Lui e Gigi Cagni: ci sarebbe da scrivere un libro.

«Lui ha capito il carattere di Gigi e viceversa. Mi piace dire questa cosa: sono stati fondamentali l’uno per l’altro. Cagni ha ottenuto un grande aiuto da mio padre e mio padre ha fatto questo percorso grazie a Cagni. Si sono trovati alla perfezione».

Raro.

«Si sono incontrate due persone intelligenti. Guarda che spesso avevano da dire, i primi tempi non furono semplici però, dopo le scontro di opinioni, c’era sempre la ricerca di un punto in comune. Solo le persone intelligenti lo fanno. Mio padre è sempre stato bravo a capire il momento in cui doveva stare dalla parte dei giocatori e quando doveva appoggiare il mister».

Infatti gli è riconosciuto un ruolo fondamentale nel rapporto con lo spogliatoio.

«Se un giocatore diceva “ehi Pino voglio parlare col mister” lui gli rispondeva “ok vai pure” oppure “no lascia stare è meglio tra un paio di giorni”. Questo era».

Però?

«Serve molta intelligenza anche da parte dello spogliatoio per accettare una cosa del genere. Potevi trovare quello che ti diceva “no, io ci vado lo stesso”. Non è successo. Vuol dire che c’era grande intelligenza in quello spogliatoio, non a caso si dice fosse più unico che raro».

Che portiere era?

«Non altissimo, diverso da quelli di oggi, forte e bravo nelle uscite. Lo riportò a Piacenza Caje Cella per metterlo ad allenare la Primavera. Poi metà stagione con Rumignani e l’avventura con Cagni. Lo ha seguito per 15 anni».

Chi gli piacerebbe oggi?

«Sicuramente con Donnarumma avrebbe lavorato volentieri. Ma diciamo pure che i portieri che ha allenato erano tutti figli suoi, gli voleva davvero bene».

Lui e Cagni, 15 anni insieme. Come può succedere?

«Si sono trovati, come ho detto prima. Mio padre non ha mai pensato nemmeno per un minuto di non seguirlo. O con Cagni o con nessuno. Fino a Catanzaro. Lì però i problemi di salute iniziavano ad affacciarsi e decise di mollare. Mio padre non è mai andato contro Gigi, diceva “Fai tu, decidi tu” però dava consigli ed erano ascoltati. Pensa che quando erano alla Samp e Cagni fu esonerato gli disse “ehi Pino tu rimani qui e finisci la stagione, hai un contratto”. Addirittura a Verona mio padre venne via con Cagni e fu proprio Gigi a dirgli “ti saldo io quello che rimane”. Pensa che rapporto c’era tra i due».

Fratelli.

«Tra l’altro a Verona abitavano insieme. Secondo me erano come Raimondo Vianello e Sandra Mondaini».

E in macchina nei post partita?

«Dovresti chiedere a mia mamma Loretta. Lei davanti che guidava, loro due dietro a discutere. Ma ti immagini la scena. “Pino tu difendi troppo i giocatori” gli diceva Cagni e poi, ma qui torniamo all’inizio, trovavano sempre l’equilibrio».

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