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Piacenza - Spegnere le polemiche e tornare a vincere

In casa Piacenza l'unica medicina possibile per ritrovare un filo di serenità e di armonia è affidata alla squadra, che domenica affronterà la trasferta di Sambonifacio e, più in generale, nelle prossime quattro partite giocherà contro formazioni...

Da sinistra Marco e Stefano Gatti
In casa Piacenza l'unica medicina possibile per ritrovare un filo di serenità e di armonia è affidata alla squadra, che domenica affronterà la trasferta di Sambonifacio e, più in generale, nelle prossime quattro partite giocherà contro formazioni di bassa classifica. In altre parole, alla squadra di Viali è affidata una buona fetta del futuro biancorosso: servono punti per tornare in sella e mettere nel mirino i playoff. Lunedì è stato il giorno del silenzio, martedì quello della dichiarazione dei fratelli Gatti affidata al dimissionario direttore sportivo Gianni Rubini: «A fine stagione i presidenti mollano il Piacenza». E si arriva a mercoledì, alla notizia che per l'arbitro il post partita di domenica non è stato un granché e, nel referto del Giudice Sportivo, non c'è traccia né di multe né di squalifica del campo. Insomma, tanto rumore per nulla. Qui però è necessario fermarsi un attimo, perché lo stesso presidente Marco Gatti ha chiarito: «Non mollo per quello che è successo domenica, cioè l'ingresso negli spogliatoi di alcuni tifosi, mollo perché una parte della tifoseria non mi vuole più e quindi io e mio fratello ci facciamo da parte».

Ovvio che detta in questi termini la dichiarazione ha scatenato un fiume di polemiche, di considerazioni - spesso inutili alla causa - che nuotano nella retorica e addirittura qualcuno ha già rimesso in moto la macchina del Salva Piace che detiene la proprietà del marchio del Piacenza e che lo ha affittato ai Gatti per quattro anni. Si potrebbe scrivere un capitolo di dimensioni bibliche sulla scelta di affittare un marchio che in realtà era (ed è) destinato a diventare un asset del nuovo Piacenza, ma non è il caso di aprire altre polemiche. Quello che più interessa è leggere tra le righe di quanto accaduto negli ultimi tre giorni, cercando di dare una motivazione di questo abbandono dopo che, meno di un mese fa, lo stesso Piacenza Calcio aveva indetto una riunione per pianificare la prossima stagione stanziando un budget di tutto rispetto volto ad allestire una squadra importante. E in questa direzione stava lavorando proprio Gianni Rubini, che ci ha confermato l'importanza della cifra stanziata per l'annata 2014-2015.

La sensazione infatti è che Marco e Stefano Gatti possano (e vogliano) tornare sui loro passi, archiviando il martedì nero come un piccolo incidente di percorso; una "sbuffata" dettata dalle continue accuse di aver sbagliato la stagione. E' difficile, infatti, pensare di mollare tutto quanto a questo punto. Ci sono 1500 abbonati che sono stati rimessi al centro del villaggio e coinvolti in decine e decine di iniziative. C'è un azionariato popolare che ha chiuso i primi due step e ora non aspetta altro che diventare realtà costituendo una Spa una volta arrivati nei campionati professionistici. C'è un settore giovanile che sta andando oltre ogni aspettativa (eccellente il lavoro della Juniores Nazionale). Ci sono decine di piccoli sponsor. Ci sono sponsor molto più grandi che si sono impegnati, come l'Lpr di Luciano Arici, in prima persona acquisendo il campo di allenamento. C'è la sede di via Gorra che si vuole riaprire e c'è tutto un micromondo che è tornato a vivere attorno alle iniziative dei dirigenti biancorossi. C'è infine il lato sportivo, ma tutto si può dire tranne che i Gatti non ci abbiamo provato. La squadra allestita in estate aveva nomi di primo piano, poi il calcio non è una scienza perfetta e il campo ha detto che non era da primo posto. Si è intervenuti in modo pesante nel mercato invernale ma forse questo non era l'anno giusto. D'altronde non era nemmeno nei piani, il famoso progetto presentato a inizio luglio al Torneo Libertas parlava di ritorno in Serie C in tre anni, ma ne sono passati uno e mezzo.

E qui si torna alla tifoseria, che ha aiutato i fratelli Gatti appoggiandoli fin dal primo momento a partire dalla votazione del Salva Piace per l'affidamento del marchio e proseguendo con numeri importanti sia in trasferta sia in casa: è ovvio che quando si ha a che fare con centinaia di persone possono sorgere dei problemi. Tutto questo per dire che la sensazione, oggi, è che i fratelli Gatti abbiano più che altro voluto fare un sondaggio con la loro dichiarazione, capire se l'ambiente è ancora dalla loro parte e di attestati di stima ne hanno ricevuti parecchi e anche chi è entrato negli spogliatoi domenica pomeriggio ha voluto fare un atto dimostrativo nei confronti dei giocatori, nessuno ha protestato contro i fratelli Gatti. C'è tutto il tempo per risanare l'equivoco e tornare a viaggiare in questo progetto di rinascita e la squadra può giocare un ruolo fondamentale in tutto ciò. Uscire dal momento buio, cercare di centrare i playoff, giocarli al massimo delle prossime possibilità e se poi sarà ripescaggio in Lega Pro bene, altrimenti ci si presenterà pronti ai nastri di partenza della prossima serie D. D'altronde il bello del calcio è che "c'è sempre un'altra stagione".
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