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Piacenza - Sasà Bruno: «Siamo un gruppo eccezionale, ai playoff può succedere di tutto»

L'ex bomber (200 gol nei professionisti) oggi allena individualmente gli attaccanti biancorossi. «A Cesarini non devi insegnare nulla. Dubickas è una forza della natura, Rabbi ha grandi margini di crescita e Lamesta ha voglia di imparare»

Di gol è senz’altro un fine intenditore visto che ne ha segnati 200 in carriera tra i professionisti, in tutte le categorie dalla Serie A alla Serie C. Non è più il rappresentate sul campo di un’antica stirpe di cannonieri - i centravanti che scaraventavano in rete anche le lavatrici - e sotto sotto non gli piacciono molto i nuovi numeri 9 moderni, i bomber da salotto: «Ma chi fa caterve di gol esiste ancora, però il ruolo in effetti è cambiato».
Sasà, al secolo Salvatore Bruno, da qualche mese ha appeso gli scarpini al chiodo (aveva iniziato nell’Agazzanese) e allena l’attacco del Piacenza Calcio. Una storia curiosa questa, indice anche di come si stiano sempre più “americanizzando” gli sport europei: allenatori di attacchi e difese, o match analyst, una volta erano prerogativa esclusiva degli sport Usa, Football e Nba. Oggi sono figure importanti e rilevanti anche nel calcio. Da qui partiamo.

Bruno, qualche mese fa ci aveva detto che non “era tagliato” per fare l’allenatore mentre oggi la ritroviamo a guidare - e bene - il parco attaccanti dei biancorossi. Cos’è cambiato?
«Non è cambiato nulla - dice sorridendo Sasà - ma ho solo approfondito un lavoro sulla tecnica individuale degli attaccanti che stavo già portando avanti con Rantier nel settore giovanile del Gotico».

Bruno 1

Ottimo dribbling.
«Confermo che non sono molto tagliato per allenare anche se, a dirla tutta, quello che faccio con Piacenza ci va molto vicino, i meriti però sono tutti di mister Scazzola. Io riporto alcune impressioni e lavoro su alcuni singoli aspetti, dopodiché è lui che imposta tutto il lavoro».

Ma come è nata questa cosa?
«Portavo mio figlio al Garilli a prendere il bus per Parma e Rancati (il responsabile tecnico del settore giovanile, ndr) tutte le volte mi diceva ridendo “dai fai un salto dentro alla sede” e io gli rispondevo “non ho intenzione di allenare”. Poi da cosa nasce cosa e alle fine ho ceduto, ed eccomi qua in ruolo in cui sono agevolato perché ho giocato in attacco per decenni».

Piacenza sesto come attacco nel Girone A. Mica male.
«Abbiamo un reparto forte, c’è poco da dire. Se Dubickas riesce a segnare ancora un gol mandiamo due attaccanti, lui e Cesarini, in doppia cifra in una stagione. E’ un bel risultato e conferma la forza del nostro attacco».

Guardiamolo ai Raggi X.
«Cesarini non si commenta. E’ un giocatore con un’esperienza navigata, ha fatto 100 reti nei professionisti, c’è da insegnargli poco o nulla. Ha colpi da categoria superiore. Dubickas è un atleta a 360 gradi, con una forza esplosiva pazzesca direi quasi da Serie A. Deve smalizarsi, non ha ancora l’esperienza di un Cesarini, però in questa stagione ha fatto passi da gigante. A Lecco ha fatto un partita che mi ha mandato fuori di testa, ha aperto spazi, creato corridoi. Non ha segnato però ha fatto un lavoro incredibile. Peccato invece per Raicevic, non potersi allenare con costanza è un dramma per un giocatore e speriamo di averlo almeno per i playoff. Ovviamente il giocatore nemmeno si discute, è fortissimo».

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