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Piacenza - Piovani e Rubini ricordano l'Ingegnere - 1

Piacenza - Piovani e Rubini ricordano l'Ingegnere - 1

Piacenza - Piovani e Rubini ricordano l'Ingegnere

«Dico la verità: sono contento di essere piacentino». Una frase pronunciata da Leonardo Garilli, imprenditore e indimenticabile presidente del Piacenza Calcio, alla cui guida riuscì ad arrivare fino alla serie A partendo dalla C2. Il 30...

«Dico la verità: sono contento di essere piacentino». Una frase pronunciata da Leonardo Garilli, imprenditore e indimenticabile presidente del Piacenza Calcio, alla cui guida riuscì ad arrivare fino alla serie A partendo dalla C2. Il 30 dicembre 2016 ricorre il ventesimo anniversario della sua morte improvvisa, avvenuta a causa di un infarto mentre lavorava nei suoi uffici di Milano. Chi lo ha conosciuto ricorda un uomo burbero ma di una generosità assoluta. «Per me era un secondo papà», racconta Gianpietro Piovani, bandiera biancorossa e giocatore simbolo di quel Piacenza, «aveva i suoi modi bruschi e si vedeva poco, ma quando c’'era lasciava sempre il segno». In particolare, ricorda un episodio: «Io ero un birichino», sorride Piovani, «uno al quale piaceva divertirsi e il presidente mi ha dato anche qualche scapaccione. Quando mi sposai, telefonò e disse: ‘ora hai a che fare con una famiglia, devi mettere la testa a posto’. Quel gesto mi fece capire che ci teneva molto a me, da allora la mia vita è cambiata grazie a quella dritta». Proprio a Leonardo Garilli, insieme all’'allora ds Giampiero Marchetti e a mister Gigi Cagni, si deve una delle favole più belle del calcio piacentino: «Grazie a loro sono venuto a Piacenza. Il presidente è stata per me la figura più importante perché mi ha aiutato a crescere, tra di noi c’'era come un rapporto tra padre e figlio».

Lo conobbe da molto vicino Gianni Rubini, ex ds e allora segretario del Piacenza, «Era il presidente con la “P” maiuscola», ricorda, «un uomo che ha fatto tutto per i piacentini, senza secondi fini. Voleva portare Piacenza agli onori del mondo calcistico. E ci è riuscito. Lui e i suoi figli, Stefano e Fabrizio, hanno mantenuto il calcio piacentino ad alto livello per 30 anni». Leonardo Garilli era ed è universalmente riconosciuto come un personaggio atipico, al quale non piaceva apparire. Per il mondo del calcio quest’'ultima è una caratteristica davvero singolare. Una figura, la sua, contraddistinta da una signorilità che è emersa in più occasioni. A prova di questo Rubini cita un avvenimento che ha segnato la storia del calcio nostrano: «Tutti si ricordano quel Milan-Reggiana 0-1 che costò la serie A al Piacenza. Ci fu una sollevazione popolare, i tifosi cercarono di convincerlo a firmare un ricorso da depositare in Lega poiché i rossoneri non schierarono la migliore formazione possibile. Lui però si rifiutò. Disse che chi si era comportato male già lo sapeva. Quindi rinforzò la squadra e l’'anno dopo tornammo subito in serie A». La sua scomparsa segnò la fine di un'’epoca. Le sue imprese sono rimaste - anche a distanza di due decadi - una leggenda per tutti i piacentini, lo dimostra il fatto che il principale stadio cittadino porta ancora il suo nome.
Marcello Astorri

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