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Piacenza - Pergreffi: «I derby sono battaglie»

C’è più di un momento che rimarrà scolpito nei ricordi dei tifosi, ogni singola giocata, minuto, azione del derby può contenere differenti significati a seconda di chi osserva, vive, si emoziona. La firma in calce alla vittoria del Piacenza a...

Antonio Pergreffi-2
C’è più di un momento che rimarrà scolpito nei ricordi dei tifosi, ogni singola giocata, minuto, azione del derby può contenere differenti significati a seconda di chi osserva, vive, si emoziona. La firma in calce alla vittoria del Piacenza a Cremona l’ha messa Taugourdeau - e non ci sono dubbi - con la doppietta; a molti però non è sfuggito il volo d’angelo con cui il roccioso difensore bergamasco Antonio Pergreffi ha respinto in fallo laterale una conclusione avversaria al 95’.
Lì c’è l’essenza di un derby - «a un certo punto ho pensato: la palla non deve passare, costi quel che costi» -, le doppiette fanno esultare ma i duelli rusticani o le giocate disperate catalizzano le emozioni del pubblico.

Cosa rimane, a mente fredda, della vittoria allo Zini?
«Capisci ancora di più quanto vale quella partita per i nostri tifosi e il regalo che siamo riusciti a fargli. Sui social è una pioggia di commenti e poi la festa allo stadio quando siamo tornati: che bello».

La festa allo stadio è stata una piacevole sorpresa.
«Sì perché sono cose che capitano solamente quando vinci determinate gare, come il derby contro la Cremonese. Lì si chiude il cerchio su quanto conta questa partita: che fosse sentita l’avevamo capito lungo tutta la settimana precedente e proprio l’atmosfera che ci ha circondato ha dato quella benzina in più che poi abbiamo messo sul campo alla domenica».

E il tuo volo d’angelo al 95’?
«Ho pensato: la palla non deve passare, costi quel che costi. Non era un tiro pericoloso ma eravamo agli sgoccioli, con gli avversari che premevano: ogni pallone anche sporcato può potenzialmente diventare pericoloso e non deve passare. Non esiste, la palla deve essere respinta e rimanere il più lontano possibile dall’area. Sì, in effetti è una giocata che incarna perfettamente lo spirito di un derby».



In estate c’erano dei dubbi sul tuo confronto con la Lega Pro, oggi possiamo dire che nella categoria ci puoi tranquillamente stare?
«Per me è il primo anno in Lega Pro e mi devo confrontare con un campionato nuovo. Devo dire che non pensavo di trovarmi così bene, fin da subito, qui al Piacenza e questo mi ha notevolmente aiutato. La squadra è un grande gruppo, forse la definirei più una famiglia, e tutto ciò incide positivamente sui risultati, sull’ambiente e sulle prestazioni individuali».

Con Silva l’intesa è già a ottimi livelli: qual è il segreto?
«Tra difensori è raro trovare l’intesa così velocemente come abbiamo fatto noi, ma il segreto sta tutto in Jacopo che mi ha accolto benissimo fin dal primo minuto».

Vi compensate anche a vicenda come qualità.
«Lui ha origini da centrocampista e si vede, ha un piede pulito nell’impostare ed è molto tecnico, io invece devo marcare e menare. Direi di sì, ci completiamo a vicenda».



Taugourdeau è il valore aggiunto della squadra?
«Ne ho visti tanti di centrocampisti forti a fare il vertice basso di un centrocampo a tre, ma Taugourdeau ha delle doti incredibili. Onestamente penso sia addirittura sprecato in Lega Pro e per fortuna ce l’abbiamo noi».

E con Franzini com’è il rapporto?
«Il mister mi piace perché non dice mai parole fuori posto e, allo stesso tempo, è capace di essere il leader della squadra e tutto il gruppo lo segue con dedizione. Sono qualità importanti in un tecnico».

Solo salvezza o alziamo l’asticella delle ambizioni?
«L’obiettivo rimane salvarsi il prima possibile, ciò vuol dire che una volta raggiunta la soglia salvezza possiamo toglierci altre soddisfazioni. Tutto quello che verrà in più sarà solo di guadagnato».
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