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La coppa, uno dei tre prodotti piacentini che può vantare il marchio Dop

La coppa, uno dei tre prodotti piacentini che può vantare il marchio Dop

Il "devby" Piacenza-Parma e il triplete biancorosso dop: coppa, pancetta e salame

La sfida play off è anche l'occasione per rinfacciare ai cugini qualche "appropriazione" poco corretta: dai salumi al Ponte Gobbo

Play off di Lega Pro. Una cornice insolita per l’ottantacinquesimo derby del Ducato. O forse sarebbe meglio scrivere e parlare di “devby”. No, non con la erre moscia che fa esclamare “Ma tu sei di Piacenza?” anche in un villaggio vacanza alle Bahamas, ma con quella parmigiana che profuma ancora dei fasti dell’Ottocento. Quando l’Italia era un mosaico di staterelli e Maria Luigia d’Austria, fregiata del titolo di Duchessa di Parma, si limitava soltanto a qualche comparsata a Piacenza, magari sul Facsal. “Devby” con la “evve” parmigiana. Che ancora non si è smacchiata di quella nobiltà austriaca che preferiva le rive del Parma a quelle del Po. Quando il pallone era ancora un pensiero lontano come l’unità d’Italia. Una “evve” che non nasconde un velo di superiorità: “Parma caput mundi” scrive qualcuno sui social, non senza un velo di profonda ironia per un “devby” che non si gioca soltanto nel rettangolo di gioco.

No, non è la Coppa Uefa l’ultimo trofeo europeo sbarcato nella bacheca del Parma. Quando anche un terzo portiere “andava via” per una decina di miliardi e le fideiussioni non erano un problema. L’ultima Coppa sbarcata a Parma è quella che finisce nei taglieri di nonne e nonni, quando per l’aperitivo basta un bicchiere di rosso. Coppa di Parma: così recitava un cartellone pubblicitario di Eataly finito in una delle vie principali di Piacenza. Uno smacco tremendo per un “devby” culinario dove il Parma ha segnato in fuorigioco: un po’ come se il prosciutto crudo passasse improvvisamente al Piacenza per una fetta di culatello ed una cassa di Gutturnio. No, sarebbe un’onta che non passerebbe affatto inosservata.

Guardando alla bacheca delle DOP infatti Piacenza è l’unica città d’Italia a vantare il triplete: coppa, salame e pancetta. Un trio d’attacco capace di mettere in scacco la difesa del parmigiano reggiano. Un trittico che non cede alla avances dei parmigiani che carte false farebbero per avere una DOP in più nella loro squadra dove non basta evidentemente l’estro del culatello di Zibello.

Sarà un “devby” anche sui confini, quelle terre di frontiera dove i dialetti quasi si confondono ad un orecchio poco allenato. Dove “è” aperta ed “é” chiusa sembrano improvvisamente simili. Terre di confine insolite come Bobbio recentemente passata, almeno secondo una pagina Instagram poco attenta, in provincia di Parma. La foto del Ponte Gobbo, che traversa il Parma Trebbia, e l’improvviso quando inaspettato riferimento alla provincia sbagliata. Un errore passato decisamente poco inosservato agli occhi di chi a Bobbio passa ogni estate per godersi un pezzo di spiaggia sulle rive del Trebbia, un altro tentativo di portarsi a casa in comproprietà una delle perle piacentine, magari per fare coppia a centrocampo con il castello di Bardi.

Sarà sempre “devby” con la “evve”. Anche fuori dalle mura del Garilli e del Tardini. Da dove i parmigiani arriveranno in massa. Magari per portarsi a casa un buon mezzo chilo di pisarei ed una fetta di coppa. No, non quella IGP.

Nicolò Premoli

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