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Piacenza - Nuovo stadio: ecco nei dettagli come funziona l'intervento di Invimit

Quello lanciato da Roberto Reggi non è il classico spot elettorale, ma la possibile soluzione di un problema che prima o poi andrà affrontato. Il problema è: rimane vincolata al candidato Rizzi?

Sta facendo discutere, soprattutto sui social, la proposta lanciata dal direttore del Demanio, Roberto Reggi, mercoledì sera in Piazza Cavalli nel corso dell’incontro con il candidato sindaco PD, Paolo Rizzi, e il primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori.
Reggi in sostanza ha detto che Piacenza è tra i cinque progetti accettati da Invimit (Investimenti Immobiliari Italiani, società del Ministero del Tesoro) insieme a Cagliari, Ferrara (Spal), Pescara e Ascoli per avviare un project financing con l’obiettivo di costruire nel giro di due anni lo stadio nuovo. In parole povere Invimit (insieme al Credito Sportivo) metterebbe a disposizione una cifra che si aggirerebbe attorno ai 12-15 milioni di euro (leggi qui cos’è il fondo Invimit per gli stadi) per creare la struttura nuova a Piacenza, il club biancorosso e il Comune di contro si accollerebbero un canone annuo pari al 3% dell’investimento totale per i prossimi 15-20 anni.
Una sorta di affitto in altre parole, con alcune doverose precisazioni. Tuttavia il Piacenza, per bocca del DG Marco Scianò, mercoledì sera ha tirato tutti i freni a mano a disposizione («al momento siamo solo spettatori, aspettiamo di capire meglio i contorni della proposta») perché un conto sono le parole in campagna elettorale, un altro sono i fatti (dello stadio se ne parla dal 2002 e nell’ultima tornata elettorale fu posata la prima pietra di una piscina mai realizzata). Resta comunque il fatto che questa proposta è diversa dalle altre e sotto certi aspetti potrebbe - il condizionale è d’obbligo - rappresentare una soluzione per il problema stadio.
La base di partenza è sostenuta da alcuni dati di fatto: il Piacenza non ha la forza economica per costruirsi lo stadio di proprietà, il Comune ancora meno, lo stadio cade a pezzi e, volente o nolente, l’amministrazione comunale deve spendere circa 100mila euro all’anno per la manutenzione straordinaria. Come si risolve dunque un problema che non può più essere procrastinato? Quella proposta da Reggi-Rizzi è una via percorribile che può piacere o no, ma rimane una proposta di soluzione concreta.

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