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Piacenza - Mattia Corradi: «La determinazione è il segreto di questo giovane gruppo»

Torna a parlare dopo la telenovela estiva. «Sono stati mesi difficili, non è facile allenarsi a singhiozzo e non giocare. Sinceramente quando sono tornato in campo avevo un po' di timore. La mia esultanza? Ho messo un punto su molte chiacchiere false»

Foto Trongone

Potremmo chiamarlo “l’ultimo superstite” dell’era Gatti visto che di fatto è rimasto solamente lui del gruppo che negli ultimi tre anni ha provato - riuscendoci un paio di stagioni fa - a lottare al vertice della Serie C.
Mattia Corradi ha vissuto un’estate quasi da separato in casa nel Piacenza perché non rientrava nei nuovi parametri economici stabilità dal presidente Pighi, dal vice Polenghi e attuati dal dg Scianò; alla spicciolata hanno salutato tutti tranne lui che insieme a Borri, Nicco e Sylla hanno passato agosto ad allenarsi e settembre a guardare gli altri giocare. I primi tre hanno lasciato uno dopo l’altro, Corradi è arrivato fino al fotofinish del calciomercato dopodiché ha dovuto trovare giocoforza un accordo col club perché la separazione non faceva bene a nessuno: né a lui, fermo dallo scorso febbraio, né alla società che aveva parcheggiato in tribuna un valore senza poterlo utilizzare.
E così è nato il Corradi bis, prima un pezzo di partita contro la Carrarese, poi uno più corposo contro la Pistoiese, il gol splendido contro l’Olbia al 90’ e infine la gara di domenica scorsa a Lecco da falso nueve: doppietta e assist. Un crescendo di prestazioni che hanno spazzato via le prime critiche - di chi non lo riteneva adatto a questa squadra - e regalato a Manzo un prezioso jolly in grado di sintetizzare esperienza e qualità, due aspetti che per certi versi mancavano alla rosa.

Partiamo dall’esultanza dopo il gol contro l’Olbia, è apparsa come un punto finale, a zittire chi? Le critiche di una parte della stampa piacentina?
«E’ una lettura vera ma non è solo quello, è stata un’esultanza che mi è venuta per mettere finalmente un punto esclamativo su molte cose. Nel corso dei mesi estivi si sono dette, fatte e scritte molte cose che non corrispondevano alla verità, alcune addirittura inventate. Quel giorno ho messo un punto a chiudere tutto».

Riallacciamo il nastro: ci racconti la tua versione dell’estate?
«La società aveva intrapreso una politica diversa da quella degli ultimi anni e ci hanno detto che i nostri ingaggi non rientravamo nei piani del club. Per quanto mi riguarda avevo appena firmato un rinnovo importante pochi mesi prima e non avevo la fretta di rescinderlo».

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Perché?
«Perché avevo deciso di andare via solamente se avessi trovato un’offerta in grado di coniugare una certa ambizione di progetto senza doverci rimettere da un punto di vista contrattuale».

Come sono stati quei due mesi?
«Difficili perché non è bello allenarsi e non poter mai giocare, inoltre mi sedevo in tribuna pensando solamente al campionato e a come sarebbe stato rientrare. Dopodiché è arrivata la fine del mercato, non è venuto fuori nulla e con la società ci siamo seduti al tavolo per trovare una soluzione. Io ho dato la mia massima disponibilità a rimanere, come ho fatto anche durante gli altri mesi, e l’accordo l’abbiamo trovato».

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