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Piacenza - Marotta: «Ci vuole tempo per sviluppare il 4-3-1-2 ma la squadra ha tanta qualità»

Intervista al centrocampista biancorosso, che torna sulla passata stagione «la promozione sarebbe stata la torta e non la ciliegina» e guarda avanti «questa squadra è più tecnica ma trovare la quadratura richiede lavoro, applicazione e tempo»

Matteo Marotta in azione

Eclipse cross-2Ripresa degli allenamenti con almeno tre obiettivi per il Piacenza: trovare brillantezza fisica rispetto allo spento esordio di domenica contro l’Arzignano, collaudare la manovra con il 4-3-1-2 e ritrovare subito la via gol. Tutto questo dovrà succedere sabato sera nell’esordio interno (ore 20.45) contro il Modena in uno stadio Garilli tirato a lucido (posati 4mila seggiolini, nelle prossime due settimane si arriverà agli 11mila previsti) e che presenterà anche un bel colpo d’occhio. La campagna abbonamenti è in aumento rispetto agli passati - conferma il trend in crescita percentuale negli ultimi 8 anni - e da Modena è atteso un numero importante di tifosi: insomma, il Girone B inizia a snocciolare partite importanti per il pubblico. Il dato è 1611 tessere staccate contro le 1633 (a ottobre) dello scorso anno, si viaggia ampiamente verso i 1700 abbonamenti e forse di più.

La 1a di campionato ha messo in mostra un Piacenza lento, imballato nelle gambe e impacciato nella manovra almeno nel primo tempo, nella ripresa i biancorossi sono cresciuti e hanno sì sfiorato la vittoria ma ci si aspettava molto di più. Contenuti su cui Franzini lavorerà in settimana.
«Senza  dubbio abbiamo interpretato male il primo tempo - spiega Matteo Marotta - nella ripresa, invece, siamo andati meglio e avremmo potuto portare a casa i tre punti. Non mi riferisco solo al rigore sbagliato ma anche a un paio di situazioni in cui meritavamo il gol».

Rewind: le sensazioni alla ripresa dopo una stagione che poteva essere e non è stata?
«Non nascondo che a giugno è stato difficile digerire il tutto e forse non ce la faremo mai definitivamente, tuttavia bisogna guardare avanti nel calcio ma più in generale in ogni ambito. Per questo motivo la testa va resettata però, ripeto, per chi crede come me nella cultura di migliorarsi sempre non è stato facile».

Tra l’altro il destino vi ha riportato a Trapani un paio di mesi dopo.
«Qui volevo arrivare - dice sorridendo - come se non bastasse due mesi dopo siamo tornati lì e a me, sinceramente, ha fatto un effetto un po’ strano. Di certo non mi ha aiutato».

Franzini alla vigilia del match contro l’Arzignano ha detto una cosa interessante e che è passata in sordina: “tra i motivi per cui abbiamo cambiato così tanto c’è stata anche la presa di coscienza che il gruppo della passata stagione era stato premuto mentalmente oltre il consentito”. Cosa ne pensi?
«Detto che non entro nelle dinamiche di mercato, posso dire che il mister ha ragione. E’ stata una stagione di 11 mesi, logoranti, sempre primi o secondi e poi in finale. In questo caso la vittoria non sarebbe stata la ciliegina, ma la torta stessa».

Insomma giusto cambiare così tanto?
«Diciamo che la monotonia uccide, nel calcio come nella vita, dunque questa può essere una scelta giusta. E’ chiaro che poi tutto va rapportato al calciomercato e alle singole situazioni dei giocatori che sono diverse».

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