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Piacenza - Marco Gatti: «Ripartiamo più forti di prima»

E' un fiume in piena il presidente Marco Gatti che, dopo un mese abbondante di silenzio, torna a parlare per fissare alcuni punti importanti del progetto Piacenza Calcio. «Ho percepito scoramento nei tifosi biancorossi per questo giro di boa a -10...

Il presidente Marco Gatti (foto Andrea Trongone)
E' un fiume in piena il presidente Marco Gatti che, dopo un mese abbondante di silenzio, torna a parlare per fissare alcuni punti importanti del progetto Piacenza Calcio. «Ho percepito scoramento nei tifosi biancorossi per questo giro di boa a -10 dalla vetta - spiega il numero uno di via Gorra - e perciò ho deciso di esternare i nostri propositi per il 2014: occorre remare tutti insieme e a giugno faremo i conti». Lo stesso Gatti, all'indomani della sconfitta contro l'Inveruno, aveva sarcasticamente commentato con un «lotteremo per la salvezza», parole frutto della frustrazione del momento. «Direi che il mercato invernale ha dimostrato tutta la nostra buona volontà; abbiamo commesso degli errori e da questi è necessario imparare per ripartire più forti di prima». Insomma alla vigilia dell'inizio del girone di ritorno - il 5 gennaio al Garilli contro il Seregno - Marco Gatti chiama a raccolta l'ambiente piacentino perché «io ci credo, ragioniamo in ottica playoff e comunque di partita in partita, poi a giugno valuteremo il lavoro».

Emiliano in difesa, Tacchinardi a centrocampo, Amodeo in attacco e due giovani, Benedetti e Pignat, che promettono davvero bene: la sensazione è che i remi del Piacenza siano ancora in acqua.
«Rinunciare o smobilitare non è mai stato nelle nostre intenzioni anzi, l'arrivo di cinque giocatori, a fronte delle partenze di Cortesi, Pani e Arena, hanno aumentato il monte stipendi dunque non c'è alcuna volontà di abbandonare il progetto. Pignat lo volevano tre squadre di Lega Pro, alla fine l'abbiamo spuntata noi e questo la dice lunga su quanto ci crediamo».

Perciò si rilancia?
«Il nostro mercato invernale è la dimostrazione che nessuno vuole tirarsi indietro. Seguivamo gli acquisti da novembre e abbiamo portato a termine tutti gli obiettivi. Ritengo la squadra altamente competitiva per il girone di ritorno e a metà giugno, al termine dei playoff, tireremo le somme. Ricordo a tutti che per un discorso economico il prossimo anno sarà difficile, per molti club, iscriversi in Lega Pro e i playoff potrebbero risultare determinanti nei ripescaggi».

L'obiettivo ora sono i playoff?
«L'obiettivo è fare il massimo, certo che se il Pro Piacenza tiene questo ritmo (39 punti nel girone di andata) diventa difficile recuperare la vetta. Viviamo partita dopo partita cercando di arrivare il più in alto possibile. Se sarà promozione bene, altrimenti proveremo a guadagnarci la miglior posizione possibile per i playoff. Il nostro programma prevedeva la promozione in tre anni, chiaro che la volontà è di riuscirci in due, ma se così non sarà vorrà dire che ci riproveremo».

Quindi il concetto da sottolineare è: fiducia.
«Sì perché ho percepito una sfiducia generale verso me e mio fratello. A volte forse si è esagerato nel parlare, tuttavia a me piacciono i fatti e gli interventi sulla rosa dicono che non lasciamo nulla al caso anzi, le possibilità ci sono e di ridimensionamento non voglio nemmeno sentir parlare. Stiamo inoltre lavorando sotto il profilo del rafforzamento dei nostri sponsor».

Un messaggio ai tifosi?
«Il calcio come tutti sanno non è una scienza esatta e noi stiamo cercando di imparare dai nostri errori. Siamo una società giovane, alla fine lavoriamo con i colori biancorossi dal giugno 2012 e sinceramente non ci aspettavamo un campionato così equilibrato, ma i correttivi fatti sulla squadra ci hanno rafforzato e nel girone di ritorno la musica sarà diversa».

Cos'è mancato nel girone d'andata?
«Secondo la tabella che mi ero fatto in estate a noi mancano sette punti: due vittorie e un pareggio. Ripeto che non pensavamo a un campionato così equilibrato, ogni squadra ha almeno due giocatori di altissimo livello, inoltre alcuni acquisti (Pani e Cortesi, ndr) che dovevano fare la differenza alla fine non hanno mantenuto le aspettative».

Concorda nel dire che la squadra avrebbe bisogno di maggior serenità a partire proprio dall'ambiente?
«Non sono d'accordo. Stampa e tifosi fanno parte del gioco quando ti chiami Piacenza Calcio e molti giocatori sono venuti qui proprio perché abbiamo un seguito quasi unico sia in casa sia in trasferta. I giocatori cercano tutto questo e credo che l'errore principale di Viali sia stato proprio menzionare la famosa "troppa pressione". Logico che non bisogna esagerare».

Come ha vissuto la chiusura dello stadio Garilli nell'ultima partita?
«In Italia ci sono leggi assurde che hanno causato un vero e proprio spopolamento degli stadi. Per andare a vedere una partita di Serie A bisogna mettersi in moto tre ore prima e poi tra tessere varie e altre regole il risultato, sotto gli occhi di tutti, è che il 30 per cento dei tifosi ha abbandonato lo stadio. Inoltre ritengo assurde le regole che impongono divieti ai tifosi di portare striscioni, tamburi e tutto quello che ha sempre caratterizzato il tifo all'italiana».

Ma?
«Purtroppo queste regole ci sono e vanno rispettate. Non seguirle causa danni alla società e anche ai tifosi stessi, quindi bisogna prenderne atto».

Cosa chiede al 2014 che è alle porte?
«Faccio gli auguri a tutti i tifosi del Piacenza e gli chiedo di stare vicini alla società e alla squadra. Capisco la voglia di tutti di centrare immediatamente la promozione, i conti li faremo però o il 5 maggio oppure al termine dei playoff, gli dico di fidarsi di noi che da giugno 2012 a dicembre 2013 abbiamo dimostrato con i fatti la serietà con cui abbiamo assunto questo impegno. Dal 5 gennaio ci sono diciassette partite da vivere tutte d'un fiato: facciamolo. Le critiche lasciamole a chi ci vuole male».
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