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Piacenza - Le rimonte sono costate quindici punti

I dispiaceri nei cuori biancorossi non sembrano mai avere fine. Il generale inverno è calato pesantemente, dopo il rovescio subito nella “pazza” trasferta di Mapello, sulla classifica di Volpe e compagni e il morale non è mai stato così basso...

Piacenza - Le rimonte sono costate quindici punti - 1
I dispiaceri nei cuori biancorossi non sembrano mai avere fine. Il generale inverno è calato pesantemente, dopo il rovescio subito nella “pazza” trasferta di Mapello, sulla classifica di Volpe e compagni e il morale non è mai stato così basso nell’ambiente. Tuttavia, come già detto in altre occasioni, c’è ancora la possibilità di salvare un’annata e concluderla da signori. Sarebbe utile a tal fine capire dove il Piacenza può migliorare per risalire dal fondo del pozzo.

MAPELLO – Quanto successo a Mapello è lo specchio fedele di quella che è, di fatto, una stagione orrendamente sfortunata. Cambiano gli allenatori, i moduli e i giocatori ma il dato che rimane assodato è che questa squadra non riesce ad avere la continuità di rendimento necessaria per riemergere dall’anonimato. Alla base di tutto, probabilmente, c’è un pizzico di sfortuna e un po’ d’inesperienza di quella che è una società nuova, che affrontava una categoria a lei sconosciuta in tutto e per tutto. Errori che sono costati caro ma che è giusto, in fin dei conti, perdonare per l’enorme passione profusa da tutta la compagine dirigenziale a partire dai fratelli Marco e Stefano Gatti. D’altronde, il progetto iniziale prevedeva il Piacenza in serie C nel giro di tre stagioni e questa avrebbe dovuto essere un’annata di assestamento. Poi ci si è fatti un po’ prendere la mano per la voglia di tornare da subito ad essere “il Piacenza” e da qui sono nate diverse problematiche che poi si sono ripercosse su ambiente e, quindi, risultati sportivi. Lasciando stare però discorsi di contorno e addentrandoci in meri fatti “di campo”, è corretto ripercorrere le prestazioni della squadra e provare ad individuare un filo conduttore, un qualcosa su cui lavorare per crescere.

REMUNTADE - Mapellobonate (due volte), Lecco, Seregno, Inveruno, Legnago. Queste squadre hanno tutte qualcosa in comune tra loro: una rimonta ai danni del Piacenza. Fanno, in tutto, sei partite in cui i biancorossi avevano il risultato saldamente nelle loro mani e invece, a causa di errori individuali e ingenuità varie, sono riusciti a pareggiare o addirittura perdere mettendo così una pietra tombale sopra le proprie ambizioni. Senza poi contare tutte le altre gare - su due piedi vengono in mente Borgomanero, Caravaggio e Darfo Boario - dove la rimonta c’è stata ma, per fortuna, il Piacenza è riuscito poi a riportarsi in vantaggio per il rotto della cuffia. Facendo quindi un rapido calcolo, ci risulta che i biancorossi abbiano perso per strada, a causa delle “remuntade”, la bellezza di 15 punti. Di primo acchito viene da fare il confronto con il distacco dalla capolista Pro (14 punti) e si capisce come questo difetto di fabbrica sia costato carissimo. E’ giusto anche sottolineare che subire qualche rimonta è normale e fisiologico nell’arco di una stagione, tuttavia il Piacenza ha esagerato alla grande essendo stato rimontato – in tutto – 9 volte su 22: quasi una gara ogni due. Alla luce di questo risulta meno complicato individuare la causa primaria di una stagione al di sotto delle attese: i cali di concentrazione. Se poi a questi dati ci si aggiunge che il Piacenza è tra le difese peggiori di tutto il campionato (leggi qui le statistiche), soprattutto in trasferta dove è la più perforata dopo il MapelloBonate, si può concludere che il reparto più afflitto da questi cali di concentrazione sia proprio il reparto arretrato – pur non escludendo amnesie anche in altre zone del campo. Nota positiva è invece l’attacco, terzo per numero di reti dietro a Pro Piacenza e Inveruno.
Marcello Astorri

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